I due speleologi hanno all’attivo una importante serie di esplorazioni, rilevamenti di cavità e scoperte paleontologiche. Venerdì una serata dedicata alle cavità altogardesane

Merigo & Zordan, storie di grotte e misteri

27/02/2007 in Attualità
A Affi
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Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

La loro è una pas­sione piut­tosto rara, che trae spun­to dal fas­ci­no di un mon­do mis­te­rioso che viene fre­quen­ta­to sola­mente da chi ama vera­mente l’avventura, e non teme par­ti­co­lar­mente il ris­chio. Sti­amo par­lan­do di Pier­gior­gio Meri­go e di Beppe Zor­dan, entram­bi garde­sani con­ta­giati da un grande inter­esse, che li por­ta a pas­sare parte del loro tem­po nelle grotte. Soprat­tut­to nelle cav­ità che, in dis­cre­to numero, anche l’alto Gar­da nasconde nelle pen­di­ci delle mon­tagne dell’entroterra.Merigo e Zor­dan porter­an­no ques­ta loro pas­sione allo scop­er­to durante una con­feren­za a ingres­so libero che si ter­rà ven­erdì a Gargnano, nel Cen­tro mul­ti­fun­zionale «Castel­lani» a par­tire dalle 20,30.Si trat­ta di una tap­pa del­la for­tu­na­ta serie di incon­tri orga­niz­za­ti dall’acsessorato comu­nale alla Cul­tura, con il sosteg­no del­la civica.Merigo vive nel­la frazione gargnanese di Musaga (Gargnano), e di pro­fes­sione fa il fab­bro. Zor­dan, com­mer­ciante, abi­ta a Fasano. La loro è una lun­ga espe­rien­za, mat­u­ra­ta assieme ad altri ami­ci e appas­sion­ati che, sull’alto lago, han­no fat­to più di una scop­er­ta interessante.Entrambi sono spele­olo­gi tesserati (alla Soci­età spele­o­log­i­ca ital­iana e all’Associazione spele­o­log­i­ca bres­ciana) e qualche suc­ces­so lo han­no già mes­so in bacheca, cus­todi­to con mod­es­tia. Il pri­mo bot­to venne mes­so a seg­no da Meri­go (con altri esploratori) oltre una deci­na di anni fa quan­do, alle pen­di­ci del Piz­zo­co­lo, indi­vid­uarono una nuo­va cav­ità che provvidero a ril­e­vare e cat­a­log­a­re sot­to il nome di «Grot­ta Orso Spino». In quel­la occa­sione trovarono anche i resti di un orso, il cui tes­chio fa ora bel­la mostra di sé nel del , a Pra­bione di Tignale.Poi c’è sta­ta l’individuazione, sem­pre da parte dei due e di qualche ami­co, nel ter­ri­to­rio di Tig­nale, di un vero e pro­prio «cimitero» di orsi. Ma anche di iene e di altri ani­mali che decine o centi­na­ia di migli­a­ia di anni fa popola­vano questi territori.In quel­la occa­sione è sta­ta avan­za­ta una ipote­si che ha sco­moda­to, oltre a geolo­gi e pale­on­tolo­gi, anche qualche rap­p­re­sen­tante del­la Sovrin­ten­den­za: uno degli orsi ritrovati apparter­rebbe alle specie «deningeri», il prog­en­i­tore dell’orso speleo.Comunque sia, dopo aver seg­nala­to alle autorità (inclu­so il Comune) la scop­er­ta avvenu­ta, gli spele­olo­gi han­no provve­du­to a sbar­rare l’entrata del­la cav­ità. Infat­ti, ques­ta è l’esperienza che rac­con­tano, sovente gli ambi­en­ti ipogei ven­gono saccheggiati.Un altro episo­dio impor­tante, che Meri­go e Zor­dan non mancher­an­no di appro­fondire ven­erdì, è sta­to rap­p­re­sen­ta­to dall’individuazione e dal recu­pero di alcune decine di paia di calza­ture d’epoca: zoc­coli rin­venu­ti in una cav­ità tra i comu­ni di Gargnano e Valvesti­no. La zona è prospiciente la diga di Ponte Cola. E quegli zoc­coli han­no cer­ta­mente una lun­ga sto­ria, scrit­ta dal­la fat­i­ca di qualche car­bonaio che non perde­va nep­pure un atti­mo di tempo.Ammucchiati, sono sta­ti cus­todi­ti dall’antro nel quale era­no sta­ti nascosti per chissà quale moti­vo all’inizio del Nove­cen­to, quan­do quel­la ter­ra non era anco­ra italiana.Intanto, l’attività dei due spele­olo­gi e del grup­po che col­lab­o­ra con loro pros­egue. Nel ter­ri­to­rio di Gargnano, di cui par­ler­an­no, alcune grotte destano anco­ra molto inter­esse e cos­ti­tu­is­cono tut­to­ra la meta di indagi­ni esplo­rative. Se il «Cuel Sant Grande» è di facile acces­so, così non è per la Grot­ta Orso Spino. E nep­pure per l’impegnativo «Pro­fond de Tampilina».Da seg­nalare che la cop­pia Meri­go-Zor­dan ha al suo atti­vo anche la pub­bli­cazione di due lib­ri: «Le grotte di Tig­nale», per con­to di quel Comune, e «Grotte e forre del Par­co Alto Gar­da bres­ciano», scrit­to con Rug­gero Bon­tem­pi e com­mis­sion­a­to dal­la Comu­nità montana.

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