Il 40enne impiegato comunale, una vita dedicata allo sport per disabili, entra nella Nazionale di handbike Già primo al torneo di tennis Alghero 2000, ha vinto anche gare di canoa

Meriti, campione a forza di braccia

19/06/2004 in Sport
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Di Luca Delpozzo
Roberta Goffi

Le acque azzurre del si sono rif­lesse nel­la maglia por­ta­col­ori di un desen­zanese che può vantare con orgoglio la con­vo­cazione nel­la squadra nazionale di hand­bike. Gian­car­lo Mer­i­ti è il nome del­l’atle­ta bres­ciano, volto noto al paese lacus­tre pro­prio per il suo lavoro come imp­ie­ga­to all’in­ter­no del Comune, anche se lui stes­so, di fat­to, la noto­ri­età tende a sfug­girla. Pochi era­no, infat­ti, a conoscen­za dei suoi risul­tati e pochi sape­vano di avere un rap­p­re­sen­tante del­l’I­talia in casa. Gian­car­lo, 40 anni, una vita ded­i­ca­ta allo sport per dis­abili, ha conosci­u­to solo da pochi anni la dis­ci­plina del­l’handibike. Pri­ma si era cimen­ta­to nel bas­ket, poi si è accosta­to al kajak e alla canoa vin­cen­do diver­si cam­pi­onati; prat­i­ca tut­t’o­ra ten­nis in car­rozzi­na, di cui detiene il pri­ma­to nel cam­pi­ona­to inter­nazionale di Alghero 2000. «Forse nel ten­nis — con­fes­sa Gian­car­lo — è piu’ dif­fi­cile emerg­ere per­ché c’è piu’ com­pet­i­tiv­ità, vis­to il buon numero di ten­nisti esisten­ti. Con l’hand­bike siamo anco­ra in pochi in Italia e prob­a­bil­mente sono agevola­to anche dal fat­to che sono por­ta­to fisi­ca­mente per questo tipo di sport». Ma che cos’è innanzi tut­to un hand­bike? Come dice la paro­la stes­sa è una bici­clet­ta mes­sa in moto con la forza delle brac­cia; costru­i­ta su tre ruote viene prog­et­ta­ta su misura, è abbas­tan­za cos­tosa e possiede le stesse com­po­nen­ti mec­ca­niche di una bici da cor­sa nor­male. «Fino a due anni fa — rac­con­ta il desen­zanese — non sape­vo nep­pure che esistesse una bici di questo genere. L’ho scop­er­ta per caso da alcu­ni conoscen­ti. Quan­do l’ho prova­ta, la sen­sazione di lib­ertà e di veloc­ità è sta­ta imme­di­a­ta che non ne ho piu’ potu­to fare a meno». L’idea di parte­ci­pare a delle gare è venu­ta sec­on­dari­a­mente, lo scopo prin­ci­pale per Gian­car­lo era lo sva­go e i per­cor­si su lunghe dis­tanze in com­pag­nia di ami­ci. «Mi iscrissi alla mia pri­ma mara­tona, quel­la di Venezia del 2002, — con­tin­ua l’atle­ta — spin­to da alcu­ni ragazzi che vi parte­ci­pa­vano come podisti. Arrivai sor­pren­den­te­mente quin­to, con un tem­po di 1 h e 46 min. La car­i­ca emo­ti­va del tagliare altri tra­guar­di mi ha sprona­to a pren­dere parte ad alcune mara­tone e mezze mara­tone nel cor­so del 2003». Poi sono arrivati i buoni risul­tati con la mara­tona di Pado­va di quest’an­no in cui Gian­car­lo ha abbas­sato di 20 minu­ti il suo tem­po iniziale: «Fu allo­ra che si avvicinò il tec­ni­co selezion­a­tore del­l’I­talia paraolimpi­ca — pros­egue l’az­zur­ro — annun­cian­do­mi il pos­to in nazionale di hand­bike e la con­vo­cazione alla «Preparaolimpiade Umbria 2004» insieme a Roland Ruep, Mar­co Re Cal­le­gari, Pao­lo Cec­chet­to, Domeni­co Vin­ci, Giuseppe Carusil­lo». La «Preparaolimpiade Umbria 2004» è sta­ta una man­i­fes­tazione svoltasi di recente a cui han­no pre­so parte diverse nazioni per con­frontar­si ed incon­trar­si su un ter­reno non com­pet­i­ti­vo, e dar­si l’ar­rived­er­ci ad Atene. Purtrop­po, tra le dis­ci­pline sportive pre­sen­ti a Folig­no, l’u­ni­ca a non pre­sen­tar­si alle Paraolimpia­di 2004 sarà pro­prio l’hand­bike. «Di fronte alle ristret­tezze eco­nomiche — ammette ama­ra­mente Gian­car­lo — il Comi­ta­to Paraolimpi­co ha fat­to delle scelte. Essendo per­tan­to l’hand­bike anco­ra poco con­sol­i­da­ta in Italia, per quest’an­no la rap­p­re­sen­tan­za ital­iana dovrà rin­un­cia­re a gareg­gia­re». Per il desen­zanese rimane tut­tavia la sod­dis­fazione immen­sa di essere sta­to scel­to a anche quel­la di vedere che la Fed­er­azione Sport Dis­abili ha fat­to pas­si notevoli: ha com­in­ci­a­to infat­ti a riconoscere questo tipo di sport che già all’es­tero gode di noto­ri­età ed ha un vero pro­prio cir­cuito di com­pe­tizioni. «Non pos­so che dir­mi feli­cis­si­mo di aver por­ta­to i col­ori del­l’I­talia a Folig­no. Atene per quest’an­no rimane un sog­no, ma mi dà anche la gius­ta car­i­ca per allen­ar­mi e diventare ancor piu’ com­pet­i­ti­vo per le prossime Paraolimpia­di» dice. Lo sport, insom­ma, è per Mer­i­ti una vera e pro­pria con­quista quo­tid­i­ana che spinge l’atle­ta a mis­urar­si con se stes­so e a cer­care di super­are i pro­pri lim­i­ti, cosa ancor piu’ vera per un atle­ta dis­abile: «Il mio impeg­no deve ess­er d’e­sem­pio anche per tan­ti altri ragazzi che pen­sano che il loro essere diver­sa­mente abili li sac­ri­fichi ad una vita seden­taria. Per ques­ta ragione ho fonda­to insieme a tre ami­ci l’as­so­ci­azione Icaro». «Icaro» nasce infat­ti dal­l’e­si­gen­za di pro­muo­vere e divul­gare lo sport per dis­abili; l’es­pe­rien­za ha infat­ti dimostra­to che lo sport è un mez­zo impor­tante per il recu­pero e l’in­te­grazione psi­cofisi­ca delle per­sone diver­sa­mente abili ed anche di social­iz­zazione. «Icaro» orga­niz­za anche con­veg­ni, dibat­ti­ti o momen­ti d’in­con­tro il cui tema prin­ci­pale sia l’hand­i­cap nei suoi aspet­ti e prob­le­mi; la col­lab­o­razione fin’o­ra è sta­ta stret­ta in par­ti­co­lar modo con le scuole pre­sen­ti sul ter­ri­to­rio bres­ciano in modo tale da offrire ad even­tu­ali stu­den­ti dis­abili piu’ spun­ti ed occa­sioni con­crete di prati­care sport nel­l’o­ra di edu­cazione fisica.

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