Lo scultore e poeta scomparso nel 1995 era molto legato al Benaco, dove passava i momenti di tranquillità e meditazione

Messinae il suo rifugiodi Gardone

Di Luca Delpozzo
Attilio Mazza

Lo scul­tore Francesco Messi­na (Lin­gua­glos­sa 1900 — 1995), artista ital­iano fra i più impor­tan­ti e noti a liv­el­lo inter­nazionale, ebbe una grande predilezione per Gar­done Riv­iera. Fu anche poeta e fre­quen­tò costan­te­mente, dal­l’inizio degli anni Ses­san­ta, la dimo­ra esti­va e lo stu­dio nel Res­i­dence La Pine­ta in Via Roma 38. Rac­con­tò alcu­ni episo­di del­la vita in alcu­ni incon­tri alla fine degli anni Ottanta.Messina ricordò anche l’am­i­cizia con Schei­willer padre: fu lui a sco­prir­lo poeta e a pub­bli­care il suo pri­mo libro di poe­sie. Ebbe assai caro un altro legame: l’amicizia con mons. Cesare Angeli­ni con­sol­i­da­ta anche attra­ver­so le innu­merevoli colazioni domeni­cali a Pavia, sem­pre raf­fi­natis­sime. Evocò anche un altro poeta-sac­er­dote, Clemente Reb­o­ra, da lui molto stimato.ERA MOLTO LEGATO al Gar­da: la moglie morì all’ospedale di Salò, una perdi­ta che seg­nò dolorosa­mente la sua vita. Gar­done, infat­ti, era diven­ta­to dal 1962 il luo­go del riposo. Fu a lun­go ospite del Grand Hotel pri­ma di acquistare l’appartamento lumi­noso alla res­i­den­za La Pine­ta. In paese ave­va stret­to anche alcune ami­cizie, fra le prime quel­la con Nino De San­ti, fab­bro di par­ti­co­lare sen­si­bil­ità artis­ti­ca al quale ricor­re­va per le arma­ture in fer­ro delle scul­ture che modella­va nel­la cre­ta. In seg­no di grat­i­tu­dine, nel luglio 1972, gli scrisse una calorosa ded­i­ca: «A Nino De San­ti arti­giano principe e ami­co affet­tu­oso, Francesco Messi­na». Poi, quan­do il 23 gen­naio 1983 De San­ti cessò pre­mat­u­ra­mente di vivere a soli 57 anni, fu vici­no alla famiglia e ai funer­ali inviò una coro­na di fiori con la scrit­ta «Il caro ami­co Francesco Messina».NONOSTANTE gli acciac­chi dell’età e il tor­men­to dei dolori alle mani con­tin­uò a lavo­rare cre­an­do pure alcu­ni bozzetti (era un otti­mo dis­eg­na­tore). Due anni pri­ma di morire real­iz­zò pro­prio nel­lo stu­dio di Gar­done Riv­iera i suoi ulti­mi tre cap­ola­vori: la «Fan­ci­ul­la di Bres­sanone», una dan­za­trice e un cav­al­lo. La sua «offic­i­na» si trova­va nell’ampio inter­ra­to del­la res­i­den­za. L’enorme stan­za era impreziosi­ta da alcu­ni mobili antichi; vici­no all’al­ta fines­tra, dal­la quale piove­va un po’ di cielo azzur­ro, vi era un tavo­lo e alcu­ni tre­spoli .ALLA FINE DEGLI ANNI Ottan­ta Francesco Messi­na accolse con entu­si­as­mo l’idea di un mon­u­men­to a Gabriele d’An­nun­zio. Il cinquan­te­nario del­la nasci­ta del poeta del Vit­to­ri­ale era sta­to cel­e­bra­to in tono minore; Gar­done gli ave­va ded­i­ca­to una man­i­fes­tazione tan­to roboante quan­to effimera. Chi meglio di lui avrebbe potu­to prog­ettare un mon­u­men­to al poeta da col­lo­care nel­la piazzetta del lun­go­la­go? Il mae­stro si dimostrò inter­es­sato, anche se l’età non gli avrebbe con­sen­ti­to di real­iz­zar­lo. Lo avrebbe però prog­et­ta­to, affi­dan­do­lo poi a uno dei suoi migliori allievi: Flo­ri­ano Bod­i­ni; e sarebbe sta­ta un’opera d’arte sin­go­lare e di grande rilie­vo cre­a­ta da due impor­tan­ti scul­tori: Messi­na e Bod­i­ni. Il prog­et­to naufragò nel­l’im­pos­si­bil­ità di reperire alcune centi­na­ia di mil­ioni che tut­tavia non man­car­ono suc­ces­si­va­mente agli enti pub­bli­ci gar­done­si per finanziare mostre e labili manifestazioni.POCHI ANNI DOPO la scom­parsa fu ven­du­to anche il suo stu­dio. E gli ere­di dis­at­te­sero l’im­peg­no ver­bale del mae­stro di donare a Gar­done alcune sue opere a con­fer­ma dell’amore per il lumi­noso mon­do garde­sano che gli ave­va ispi­ra­to alcune poe­sie pub­bli­cate in vol­ume nel 1973 da Mon­dadori. E Gar­done? Nes­suna tar­ga ricor­da la sua trenten­nale pre­sen­za; nes­suna stra­da gli è sta­ta dedicata.