In Romagna e Marche succede già nel Bresciano prevale lo scetticismo

Mettere in bottiglia l’acqua potabile?

Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
g.c.c.

Tan­to buona l’acqua da far venire a qualche Comune l’idea di imbot­tigliar­la. Siamo agli albori, e forse non è des­ti­na­ta nem­meno a diventare un’attività di suc­ces­so, ma inno­va­tori e pre­cur­sori non man­cano. Nelle Marche fa scuo­la l’esperienza dell’Azienda spe­cil­i­az­za­ta set­tore mul­ti­servizi Spa di Tolenti­no (Mac­er­a­ta) che insieme ad uno sta­bil­i­men­to ter­male gestisce un impianto di imbot­tiglia­men­to che pro­duce oltre due mil­ioni di litri, in bot­tiglie di vetro. Non sono gran­di cifre, ammet­tono i respon­s­abili del­la soci­età vis­to che riescono a sod­dis­fare soprat­tut­to il mer­ca­to locale. Gli «avver­sari» sono, man­co a dir­lo, le gran­di marche che monop­o­liz­zano le ven­dite. Di nic­chia può invece essere defini­ta l’esperienza avvi­a­ta dal­la Romagna Acque Spa, una soci­età che rap­p­re­sen­ta una ses­san­ti­na di Comu­ni e Province del­la Romagna; la quo­ta più con­sis­tente la detiene il Comune di Raven­na. Romagna Acque e Cul­li­gan, una multi­nazionale amer­i­cana, han­no dato vita alla Cul­li­gan-Rydra Srl (51 Cul­li­gan, 49 Romagna Acque) che dopo un trat­ta­men­to par­ti­co­lare dell’acqua dei rubi­net­ti riem­pie quei gran­di boc­cioni da 19 litri che si vedono negli uffi­ci, negli enti pub­bli­ci, nelle strut­ture san­i­tarie, ecc. L’impianto è in fun­zione a Cese­n­ati­co dal 1 luglio dell’anno scor­so. Romagna Acque Spa ha come fat­tura­to prin­ci­pale la com­mer­cial­iz­zazione all’ingrosso dell’acqua con­tenu­ta nell’invaso di Ridra­coli (For­lì), 33 mil­ioni di metri cubi. L’azienda prel­e­va l’acqua, la «affi­na» e poi la vende ai Comu­ni che a loro vol­ta la immet­tono nel­la rete di dis­tribuzione. Che l’acqua pota­bile stia riguadag­nan­do la sti­ma di chi ogni giorno vig­i­la sul­la sua qual­ità lo con­fer­mano Ser­gio Carasi, diret­tore del dipar­ti­men­to di pre­ven­zione dell’Asl di Bres­cia e Lui­gi Fil­i­ni, diret­tore dell’Unità oper­a­ti­va di chim­i­ca dell’Arpa. L’inquinamento micro­bi­o­logi­co seg­na decisa­mente il pas­so, gra­zie al miglio­ra­men­to delle cap­tazioni e del­la dis­tribuzione. Altra cosa è invece l’inquinamento chim­i­co: in gen­erale il quadro dei pre­lievi ai rubi­net­ti (3000 i cam­pi­ona­men­ti effet­tuati sul ter­ri­to­rio provin­ciale) con­fer­mano il rispet­to dei para­metri di legge. La carti­na delle zone più vul­ner­a­bili invi­ta comunque a man­tenere alta la guardia. L’Ovest (Palaz­zo­lo-Chiari, Rova­to, Ura­go d’Oglio) e sul Gar­da (Lona­to e Desen­zano) lamen­ta la pre­sen­za di nitrati, legati alle attiv­ità agri­cole; tra la cit­tà e la Val­trompia si seg­nala la pre­sen­za di sol­ven­ti e cro­mo, con­trasta­ti con i fil­tri ai car­boni attivi; nel­la Bas­sa bres­ciana seg­nalate trac­ce di arseni­co, fer­ro e man­ganese. La pro­fon­dità dei pozzi va ormai dalle poche decine di metri ad oltre cen­to. C’è anche chi è sce­so oltre, fino a 250 metri, come a Capri­ano dove han­no trova­to sì l’acqua, ma pure le conchiglie di chissà quale era geo­log­i­ca. Gli acque­dot­ti . Nel Bres­ciano Asm e Cogeme fan­no la parte del leone nel­la ges­tione degli impianti. La Spa di via Lamarmo­ra, con­trol­la­ta dal Comune di Bres­cia, serve più di quar­an­ta Comu­ni per un totale di oltre 132mila uten­ze (400mila abi­tan­ti) che con­sumano (dato ’99) 46 mil­ioni di metri cubi di acqua. Lo svilup­po delle tubazioni rag­giunge i 2275 chilometri; 127 i pozzi e 37 le fonti uti­liz­zate. I costi per l’utente oscil­lano in media intorno alle mille lire al metro cubo. «La qual­ità? Buona, ma se lo dici­amo noi e come chiedere all’oste del suo …», scherzano all’Asm e aggiun­gono. «La gente ha in gen­erale una scarsa conoscen­za dell’acqua. C’è molto scetti­cis­mo e igno­ran­za sul­la mate­ria; infor­mare un po’ di più sarebbe un gran bene. Pos­si­amo comunque assi­cu­rare che l’acqua che esce dai rubi­net­ti è più che dig­ni­tosa». Cogeme è la più impor­tante dis­trib­utrice di acqua del­l’area che aspi­ra a gestire il baci­no imbrif­ero del­l’Oglio, indi­vid­u­a­to dal­la Regione come Ambito 10. I 34 acque­dot­ti gesti­ti han­no eroga­to oltre 15,3 mil­ioni di metri cubi d’ac­qua nel 99 e oltre 16 mil­ioni nel 2000. Con una rete di dis­tribuzione di 1207 chilometri for­nisce acqua a 79 mila rubi­net­ti che ser­vono 180mila abitanti.Il cos­to min­i­mo del­l’ac­qua è pari a 200 lire per metro cubo, il mas­si­mo arri­va a 1800 lire: la diver­sità si spie­ga con la con­sue­tu­dine di tutte le ammin­is­trazioni di prevedere prezzi del servizio in fun­zione del con­sumo, con costi cres­cen­ti in fun­zione del­la quan­tità con­suma­ta. A queste vari­abili va aggiun­to il cos­to di manuten­zione del­la rete di dis­tribuzione, la facil­ità di reper­i­men­to del­l’ac­qua e ovvi­a­mente il cos­to di . Il cos­to medio di un metro cubo nel­la fas­cia di con­sumo più dif­fusa è com­pre­so tra le 300 e le 500 lire al litro. La qual­ità del­l’ac­qua varia come da zona a zona: Cogeme pub­bli­ca rego­lar­mente i risul­tati delle anal­isi effet­tuate sot­to il con­trol­lo delle Asl di Bres­cia e di Berg­amo. La felice situ­azione del­la zona di Palaz­zo­lo, Cologne, Adro, Erbus­co e Capri­o­lo, dovu­ta alla par­ti­co­lare con­for­mazione geo­log­i­ca locale, non si ripete sul­la spon­da berga­m­as­ca le cui acque pota­bili, in genere più dure denun­ciano pre­sen­ze mag­giori di nitri­ti, nitrati e cloruri con­seguen­ze del­l’at­tiv­ità umana e indus­tri­ale. Solo le acque di Ango­lo Terme pre­sen­tano durez­za e alcalin­ità minori, ma la neces­sità di pro­tegger­la nel lun­go per­cor­so che com­pie dalle sor­gen­ti ai rubi­net­ti obbli­ga ad usare un san­i­f­i­cante che ne diminuisce la grade­v­olez­za. Con­frontan­do i dati rel­a­tivi alle acque dei vari comu­ni con le etichette di molte min­er­ali non si riv­ela comunque un scosta­men­to tale da gius­ti­fi­care la sos­ti­tuzione del­l’ac­qua di rubi­net­to con una min­erale che arri­va a costare come min­i­mo cen­to volte di più. L’ag­giun­ta di anidride car­bon­i­ca ha la fon­da­men­tale fun­zione di man­tenere l’ac­qua micro­bi­o­logi­ca­mente pura, ma per avere acqua dal rubi­net­to sen­za bat­teri bas­ta far­la scor­rere due o tre minu­ti svuotan­do la con­dut­tura dal­l’ac­qua fer­ma: se ne andreb­bero cir­ca una deci­na di litri il cui cos­to res­ta decisa­mente infe­ri­ore alla più eco­nom­i­ca delle bottiglie.

Parole chiave: