Centocinquanta persone alla festa della «Campagnola» di Salò. La famiglia Dal Bon, una storia da raccontare

Mezzo secolo in cucina

11/05/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Salò

A Salò sono sta­ti fes­teggiati i cinquan­t’an­ni del­la «Cam­pag­no­la», il locale di via Brunati por­ta­to dal­la famiglia Dal Bon nelle guide enogas­tro­nomiche più impor­tan­ti. 150 gli ospi­ti (un paio giun­ti addirit­tura dagli Sta­ti Uni­ti), accom­pa­g­nati da piat­ti gus­tosi e dal­la voce di Brunet­to, il garde­sano diven­ta­to cele­bre per avere vin­to a Roma la pri­ma edi­zione del karaoke di Fiorel­lo. A dire il vero la sto­ria è com­in­ci­a­ta nel ’22, quan­do Ange­lo e Costan­ti­na Dal Bon, orig­i­nari di Castel­let­to di Bren­zone, cari­carono su una bar­ca i loro cinque bam­bi­ni (Rina, Pri­mo, Tina, Ezio, Lina) e si trasferirono dal­la spon­da veronese a quel­la bres­ciana. A Bren­zone non c’er­a­no scuole, e i gen­i­tori (anal­fa­beti) vol­e­vano che i loro bam­bi­ni impara­ssero a leg­gere e scri­vere. A dire il vero nel 1909 Ange­lo era sta­to in Amer­i­ca a guidare una Fiat per la famiglia Roo­sevelt ma, tor­na­to in Italia a far revi­sion­are l’au­to, non era più ripar­ti­to. A Salò i Dal Bon si sis­temarono in local­ità Roc­chet­ta, un pos­to ide­ale per l’or­to, gli ani­mali, la stan­za, il granaio. Nel ’52 ril­e­varono la licen­za di un’os­te­ria di Ren­zano, per la som­ma di 300 lire, e la chia­marono «Cam­pag­no­la». Ben presto divenne il luo­go di ritro­vo di chi, a fine ser­a­ta, vol­e­va bere un fias­co di e trovare qual­cuno con cui gio­care a carte o alla mor­ra. La domeni­ca arriva­vano intere famiglie per man­gia­re aole fritte e uova sode, ossa di maiale, fagi­oli, cicorie, lar­do e polen­ta. E poi mine­stroni, trippe, pol­li ai fer­ri. Con gli anni del boom edilizio, arriva­vano mura­tori, car­pen­tieri, operai. Per­sone ric­che di uman­ità: il Glo­ria, fab­bro, Bene­di­ni, imbianchi­no, Ange­lo Muchet­ti e Delai, pit­tori, il Fai­ni, il Madona, che gira­va sem­pre in bici con un cap­pel­lo da alpino e un sac­chet­to unto di aole di mura, il Pana­da, il con­te Luci­do. E poi gli imp­ie­gati delle banche, delle imposte, i rap­p­re­sen­tan­ti. Col tem­po la «Cam­pag­no­la» ha cam­bi­a­to clien­tela e lan­ci­a­to piat­ti diven­tati cele­bri: i cap­poni rip­i­eni, gli aspara­gi all’or­tolana, la tin­ca coi fagi­oli, la trip­pa alla bres­ciana, la tro­ta col pane grat­tugia­to, il parmi­giano e il basil­i­co, le cotenne coi fagi­oli, la roso­ma­da. Il toc­co di classe (di oggi) nasconde sem­pre un’an­i­ma popo­lare. s.z.

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