Milanesi, bresciane, bergamasche: cosa sapere sulle carte da gioco lombarde

14/06/2022 in Attualità
A Italia
Di Redazione

Le carte da gio­co van­no di moda anco­ra oggi, soprat­tut­to in Italia dove con­tin­u­ano a cir­co­lare mazzi region­ali dal­la forte con­no­tazione folk­loris­ti­ca. Forse non tut­ti san­no che le carte sareb­bero state inven­tate dai cine­si, pre­sum­i­bil­mente nel X sec­o­lo, e che all’epoca veni­vano uti­liz­zate anche come stru­men­ti di paga­men­to. Oggi, invece, si pre­sen­tano per­lop­iù come mezzi di for­tu­na per improvvis­are un pas­satem­po. Con lo stes­so maz­zo è infat­ti pos­si­bile dar vita a più giochi. Dal pun­to di vista pret­ta­mente con­cettuale, non inter­cor­rono infat­ti dif­feren­ze tra i mazzi, che si dis­tin­guono per raf­fig­u­razioni e dimen­sioni. Rispet­to alle più comu­ni carte france­si, quelle region­ali con­tano però meno unità: 40 anziché 52, in quan­to non esistono le carte numeriche degli 8, dei 9 e dei 10.

In Italia non c’è un sin­go­lo maz­zo nazionale, pro­prio per­ché ogni regione ha il suo. Le carte con­ser­vano la loro for­ma ret­tan­go­lare e la pre­sen­za di 4 semi, nel­la mag­gior parte dei casi denari, coppe, bas­toni e spade. Tra i mazzi region­ali, prob­a­bil­mente i più conosciu­ti sono quel­li napo­le­tani, ma piut­tosto dif­fusi sono anche i sicil­iani (che han­no ispi­ra­to il Taroc­co) e i piemon­te­si, con le carte più pic­cole di tutte. In Lom­bar­dia è pos­si­bile indi­vid­uare addirit­tura 3 tipolo­gie di carte: milane­si, bres­ciane e berga­m­asche, che non seguono gli stes­si canoni degli altri mazzi italiani.

Le carte milane­si sono con­trasseg­nate infat­ti dai semi france­si, vale a dire cuori, quadri, fiori e pic­che. Di con­seguen­za sono tran­quil­la­mente uti­liz­z­abili per giochi come il pok­er et sim­il­ia, anche se in un’epoca in cui è tut­to omologa­to a liv­el­lo dig­i­tale è prati­ca­mente impos­si­bile imbat­ter­si in questo tipo di maz­zo nel black­jack in modal­ità online. Le carte milane­si sono di dimen­sioni alquan­to esigue, mis­uran­do 50×94 mm. A dis­pet­to del­la grandez­za e del­la divi­sione oriz­zon­tale, che ne riduce l’estensione, le fig­ure risul­tano curate al det­taglio e non man­cano rifer­i­men­ti a sim­boli del­la cit­tà di Milano, come il bis­cione vis­con­teo che si può apprez­zare sul fante di fiori. Anco­ra più carat­ter­is­ti­ci sono i mazzi bres­ciani, gli uni­ci in Italia a con­tenere 52 carte come quel­li france­si, adot­tan­do però i semi regionali.

Le carte bres­ciane ven­gono imp­ie­gate soprat­tut­to per le par­tite a cicera bigia, un prover­biale gio­co locale. Queste carte sem­bra­no poco elab­o­rate nelle raf­fig­u­razioni, che non rispet­tano sem­pre le pro­porzioni anatomiche. Inoltre, appaiono più lunghe che larghe e quin­di meno maneggevoli rispet­to ad altre. Alcune carte speci­fiche van­tano persi­no dei sopran­no­mi: ad esem­pio il fante di coppe è noto come “Fant cagnì” o “Fant Gop”, men­tre l’asso di coppe è conosci­u­to come “Angiuli­na”.

Ultime ma non ultime, le carte berga­m­asche. Qui il 4 di spade viene chiam­a­to “margì” in rifer­i­men­to alla don­ni­na rap­p­re­sen­ta­ta al cen­tro e i denari sono meglio conosciu­ti come “ori”. Il maz­zo berga­m­as­co si com­pone di 40 carte dai semi lati­ni, con fig­ure a due teste. Da notare che sul­l’as­so di bas­toni si può leg­gere la scrit­ta “VINCERAI”. L’as­so di coppe si dis­tingue invece per un aspet­to molto sim­i­le a quel­lo di una fontana, come a vol­er omag­gia­re gli emble­mi del­la dinas­tia degli Sforza, la famiglia di nobili che resero grande tra il XV e il XVI sec­o­lo. In alcune ver­sioni spe­ciali dei mazzi berga­m­aschi sono pre­sen­ti 4 carte in più: 2 con i numeri che van­no dall’1 all’8 e altret­tante con i numeri che van­no dall’1 al 10.

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