Dopo tre anni di lavori il taglio del nastro: a disposizione degli anziani anche nuove stanze e sala comune.
Spesi più di 2 milioni per ristrutturare l’ala storica dell’istituto di riposo

Miniabitazioni a casa Gandini

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Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Taglio del nas­tro, ieri mat­ti­na, per la nuo­va ala del­la Casa d’accoglienza (casa di riposo comu­nale) Fran­co Gan­di­ni. L’inaugurazione, con la benedi­zione impar­ti­ta da padre Pio Pran­d­i­na del San­tu­ario del Frassi­no, ha in realtà cel­e­bra­to la con­clu­sione dei lavori di ristrut­turazione del­la parte stor­i­ca dell’edificio nonché la mes­sa a nor­ma dell’impiantistica dell’intera strut­tura. L’intervento è costa­to com­p­lessi­va­mente oltre due mil­ioni di euro, finanziati parte dal Comune, parte (cir­ca il 50 per cen­to) da Regione e Fon­dazione Cas­sa di Risparmio di Verona, e da una soci­età immo­bil­iare a fronte del cam­bio di des­ti­nazione d’uso con­ces­so per l’ex pisci­na di viale degli .«Abbi­amo inizia­to a lavo­rare a questo prog­et­to tre anni fa», ha det­to Rena­to Sig­norel­li, con­sigliere del­e­ga­to alla terza età che ha segui­to in pri­ma per­sona tut­to l’iter del prog­et­to, dal­la sua ideazione alla real­iz­zazione. Con­tin­ua: «All’epoca parte di ques­ta strut­tura non era uti­liz­za­ta; noi abbi­amo colto l’occasione di dover comunque inter­venire pen­san­do di fare non solo quan­to nec­es­sario per la ristrut­turazione e la mes­sa a nor­ma degli impianti, ma pun­tan­do a fare qual­cosa di nuo­vo e fun­zionale alle esi­gen­ze degli ospi­ti di questo edificio».«Così», pros­egue Sig­norel­li, «sono nati i sei mini appar­ta­men­ti, tut­ti arredati, rica­vati all’ultimo piano, l’ampio salone da cui si vede il lago, alcune stanze più pic­cole per offrire mag­giore pri­va­cy a chi la desidera. Tra i prob­le­mi di ques­ta soci­età c’è sicu­ra­mente quel­lo degli anziani: ma l’anzianità, così come la dis­abil­ità, é un prob­le­ma che riguar­da tut­ti ed è com­pi­to degli ammin­is­tra­tori offrire alle per­sone più in dif­fi­coltà le migliori soluzioni di vita. Cre­do che noi, oggi, abbi­amo fat­to qual­cosa di vera­mente impor­tante per i nos­tri concittadini».A Sig­norel­li sono andati i ringrazi­a­men­ti del sin­da­co «per non aver mai smes­so di credere in questo prog­et­to». Chin­car­i­ni ha ringrazi­a­to anche il vice sin­da­co Wal­ter Mon­tre­sor, il seg­re­tario comu­nale Gio­van­ni Peruzzi, il per­son­ale dell’Ufficio tec­ni­co edilizia pri­va­ta, i prog­et­tisti, l’impresa edile e il per­son­ale del­la Coop­er­a­ti­va Oasi che gestisce la Casa di accoglienza.«Voglio dire gra­zie agli ospi­ti», ha più volte sot­to­lin­eato Chin­car­i­ni, «e alle loro famiglie, a Pao­lo Ceri­oni che da con­sigliere regionale ha segui­to con pas­sione la nos­tra richi­es­ta di aiu­to finanziario. Qual­cuno com­menterà che sono sta­ti spe­si tan­ti sol­di… inve­stire nel sociale è un dovere pri­mario di ogni buon ammin­is­tra­tore. La dig­nità del­la per­sona umana è un val­ore cris­tiano fon­da­men­tale», ha sot­to­lin­eato il sin­da­co, «e sono più che mai con­vin­to che dob­bi­amo ripar­tire dal nos­tro sen­tir­ci comu­nità per dire forte e chiaro che il con­cet­to di per­sona non ha un sig­ni­fi­ca­to col­let­ti­vo ma riguar­da ogni essere umano nel­la sua unic­ità e irripetibil­ità. Così, ques­ta opera ci vede tut­ti più sereni per­ché dimostra che Peschiera ha la capac­ità di non voltar­si altrove fin­gen­do che situ­azioni di emer­gen­za sociale non esistano».«Un mio sog­no», ha con­clu­so Chin­car­i­ni, «è quel­lo che ques­ta casa un giorno resti vuo­ta, sen­za ospi­ti per­ché in gra­do tut­ti di essere accolti nelle pro­prie case, nelle nos­tre famiglie. Fino ad allo­ra, la Casa è aper­ta a tut­ti».

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