I giardini gardesani del Cinquecento al centro dello studio di Piercarlo Belotti

Miscellanea di studi

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Di Luca Delpozzo
b.f.

E’ sta­to pre­sen­ta­to pri­ma di a Gar­da il 17esimo numero del­la riv­ista «Il Gar­da, l’am­bi­ente, l’uo­mo». La mis­cel­lanea di stu­di esce a dicem­bre, con caden­za annuale, e com­prende stu­di di carat­tere stori­co, botan­i­co, sci­en­tifi­co rel­a­tivi all’area garde­sana. Tra i col­lab­o­ra­tori fig­u­ra­no anche stu­diosi bres­ciani: al numero han­no col­lab­o­ra­to Pier­car­lo Belot­ti e Domeni­co Fava. Risul­ta ric­co come sem­pre l’e­len­co degli inter­ven­ti al lavoro, orga­niz­za­to dal Cen­tro Stu­di per il Ter­ri­to­rio Bena­cense di Tor­ri del Bena­co. Daniele Zani­ni trat­ta del , men­tre «Le stazioni preis­toriche di Peschiera del Gar­da» sono illus­trate da Clau­dia Fre­del­la e Can­di­da Sidoli. Giu­liano Sala par­la dei dip­in­ti di Gior­gio da Riva, men­tre Mari­na Repet­to Mon­tal­to si sof­fer­ma sul­la famiglia Zuliani di Tor­ri. Domeni­co Fava cura, come sem­pre, le pagine del­la Bib­li­ografia garde­sana. Ricor­diamo che lo stes­so Fava ha pub­bli­ca­to pochi mesi fa il sec­on­do cat­a­l­o­go di tale bib­li­ografia, che si riferisce agli anni dal 1991 al 1999. Di par­ti­co­lare inter­esse la rasseg­na di Pier­car­lo Belot­ti attorno agli «orti garde­sani del Cinque­cen­to nel­l’­opera di Giuseppe Milio Voltoli­na». Scrive Belot­ti: «Gia­rdi­no e orto da mil­len­ni si sono mis­urati nel rap­p­re­sentare il pen­siero e le pro­fonde relazioni che legano l’uo­mo alla natu­ra: luoghi di incon­tro, cro­ce­via dove si dan­no appun­ta­men­to la filosofia, la reli­gione, l’arte, l’ar­chitet­tura, nel ten­ta­ti­vo mai fini­to di trovare, arbi­tri l’a­grono­mia e la cor­ret­ta cura dei campi, varie risposte ai per­ché del­la vita…». La curiosità, però, è sulle colti­vazioni in atto mez­zo mil­len­nio fa attorno al Gar­da. «Non man­ca nul­la: bul­bi, fiori, foglie, frut­ti, ger­mogli, semi, erbe da con­sumare crude o cotte, fres­che o con­ser­vate, da condire o con­fettare, per la men­sa gior­naliera e per le feste, per gli uomi­ni e per le api». In parte, però, le abi­tu­di­ni sono cam­bi­ate e così suc­cede «che i fiori e i frut­ti di un tem­po abbiano rad­i­cal­mente muta­to fun­zione e si siano trasfor­mati in ornamenti».

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