Neppure i 12 collegamenti postali notturni raddrizzano il bilancio.
L'unico decollo alle 15, prima e dopo è solo il deserto.
La capacità teorica di Montichiari è di 3 milioni di passeggeri l'anno, oggi se ne contano meno di duecentomila

Montichiari, volano gli sprechi Un aereo al giorno, 200 addetti

23/10/2008 in Attualità
Di Luca Delpozzo

Dal mar­zo del 2009 il traf­fi­co passeg­geri del­l’aero­por­to «D’An­nun­zio» aumenterà di bot­to del 100%: i voli quo­tid­i­ani passer­an­no infat­ti da 1 a 2. A oggi infat­ti, lo sca­lo nato per servire una delle zone ital­iane con più fer­men­to eco­nom­i­co e sociale offre uno spet­ta­co­lo des­olante: l’u­ni­co aereo a muover­si in pista è quel­lo del­la Ryanair che atter­ra da Lon­dra alle 14.40 e riparte mez­z’o­ra dopo sem­pre per la cap­i­tale inglese. La low cost irlan­dese — bon­tà sua — ha annun­ci­a­to che tra cinque mesi aggiungerà un col­lega­men­to con Cagliari.Il rad­doppio del traf­fi­co ren­derà almeno meno noiosa la gior­na­ta ai cir­ca 200 addet­ti che oggi lavo­ra­no al D’An­nun­zio: nel con­to occorre infat­ti met­tere cir­ca 100 dipen­den­ti del­la soci­età di ges­tione, 34 poliziot­ti, 20 vig­ili del fuo­co, una dozzi­na di finanzieri, una man­ci­a­ta di con­trol­lori di volo, più il per­son­ale dei negozi, del­lo sportel­lo ban­car­io (des­ti­na­to alla chiusura), dell’edicola-tabaccheria.Per dirla tut­ta, al volo del­la Ryanair fan­no com­pag­nia 12 col­lega­men­ti not­turni di Poste Ital­iane che trasportano la cor­rispon­den­za e qualche car­go o volo char­ter di quan­do in quan­do: poca cosa, comunque rispet­to alle poten­zial­ità del­l’impianto, la cui soci­età di ges­tione, in sei anni, ha accu­mu­la­to perdite supe­ri­ori ai 20 mil­ioni di euro.Montichiari, sca­lo forte­mente volu­to dagli oper­a­tori eco­nomi­ci e politi­ci locali, era nato addirit­tura con l’am­bizione di far con­cor­ren­za a Malpen­sa; in effet­ti ha una pista di 3,5 chilometri, che con­sente l’at­ter­rag­gio ai colos­si del­l’aria, una nuo­va area di parcheg­gio di 40 mila metri qua­drati appe­na inau­gu­ra­ta (e des­o­lata­mente vuo­ta) nonché un sis­tema radar che assi­cu­ra decol­li e atter­rag­gi anche con una vis­i­bil­ità di appe­na 70 metri. Ma il «D’An­nun­zio» non deve avere le stelle dal­la sua parte. Il vet­tore di rifer­i­men­to per l’at­tiv­ità car­go (Ocean Air­lines) ha alza­to bandiera bian­ca e due mesi fa anche la Air Bee che dove­va garan­tire un mini­no di traf­fi­co passeg­geri ha pianta­to in asso la compagnia.Sui mar­gi­ni di cresci­ta di Mon­tichiari le idee appaiono a dir poco diver­gen­ti: il piano d’area del­la Provin­cia di Bres­cia ipo­tiz­za­va entro il 2025 ben 20 mil­ioni di passeg­geri l’an­no; la soci­età «Cat­ul­lo» (che gestisce il vici­no aero­por­to di Verona e che con­trol­la l’85% di Bres­cia) non si spinge oltre il mil­ione e 800 mila passeg­geri; la , per la serie «la ver­ità sta nel mez­zo», con­fi­da su 11 milioni.Qualcuno che ha sbaglia­to i c o n t i evi­den­te­mente c’è, ma intan­to sul des­ti­no di Mon­tichiari s’è acce­sa una baruf­fa in cui entra­no cam­panil­is­mo, voglia di rival­sa ma soprat­tut­to urgen­za di riem­pire in qualche modo la voragine.«La crisi del nos­tro aero­por­to ha una ragione ben pre­cisa — scan­disce , pres­i­dente del­la Cam­era di Com­mer­cio bres­ciana e come tale azion­ista del “D’An­nun­zio” — e cioè il fat­to che su di esso coman­da Verona; che non ha inter­esse a far crescere lo sca­lo. Verona si è provvi­so­ri­a­mente aggiu­di­ca­ta la ges­tione delle piste, ma su ques­ta asseg­nazione abbi­amo già avan­za­to due ricor­si al Tar e ci appres­ti­amo a fare altret­tan­to davan­ti all’U­nione Europea».Fino a quan­do i «vici­ni» veneti non avran­no esauri­to gli spazi a loro dis­po­sizione — ques­ta è la rimostran­za di Bres­cia — non avran­no alcun inter­esse a far decol­lare Mon­tichiari. La ques­tione è tal­mente urgente che nel giro di pochi giorni è tran­si­ta­ta nelle prin­ci­pali isti­tuzioni del­la cit­tà: con­siglio comu­nale e provin­ciale. «Se Bres­cia saprà far valere il suo peso politi­co a Roma — è l’opin­ione di Emilio Del Bono, capogrup­po del Pd a Palaz­zo Log­gia — la trat­ta­ti­va con Verona si riaprirà; in caso con­trario la situ­azione rischia di non cam­biare per un bel po’».Di ricom­pattare la situ­azione si è incar­i­ca­to invece Alber­to Cav­al­li (Pdl) pres­i­dente del­la provin­cia di Bres­cia: «Abbi­amo vota­to una mozione unanime; nonos­tante siano ormai immi­nen­ti le elezioni nes­suno ha volu­to cav­al­care la ques­tione per tor­na­con­to di parte. Mi sem­bra la dimostrazione di quan­to la crisi di Mon­tichiari sia sen­ti­ta dal ter­ri­to­rio ».«Dum Romae con­suli­tur» , negli uffi­ci del­la soci­età aero­por­tuale si pro­va ad arginare la crisi. «Il nos­tro obi­et­ti­vo — spie­ga Rober­to Gilar­doni, diret­tore a Mon­tichiari — è trovare una com­pag­nia di rifer­i­men­to, sia per i car­go che per i passeg­geri. Le respon­s­abil­ità di Verona? Sono un tec­ni­co, non mi occupo di ques­tioni politiche. Fac­cio solo notare che questo cam­po di volo esiste dal 1909, per decen­ni è rimas­to inuti­liz­za­to. I pri­mi inves­ti­men­ti per rilan­cia­r­lo sono arrivati da Verona…».