A Brescia, Palazzo Martinengo, dal 1 marzo al 1 giugno 2014

Moretto, Savoldo, Romanino, Ceruti: 100 capolavori dalle collezioni private bresciane

05/02/2014 in Attualità, Mostre
Parole chiave: - -
Di Luigi Del Pozzo

L’e­s­po­sizione offrirà al pub­bli­co l’op­por­tu­nità, uni­ca e irripetibile, di entrare in con­tat­to con il mon­do seg­re­to e inac­ces­si­bile delle dimore bres­ciane, scrig­ni di tesori d’arte di ines­tima­bile val­ore, com­pi­en­do un viag­gio emozio­nante dal Rinasci­men­to al Manieris­mo, dal Baroc­co al Rococò.

Pre­visti per­cor­si monotem­ati­ci in cit­tà e nel­la provin­cia di Bres­cia quali, tra gli altri, “Alla scop­er­ta di in cit­tà”, “ in Val­ca­mon­i­ca”, “Andrea Celesti sul lago di Gar­da”, “Romani­no nelle chiese di Bres­cia”, “La collezione Lechi a Mon­tichiari”, “Tiepo­lo e Pit­toni nel­la bas­sa bres­ciana”.

Nel­la pri­mav­era del prossi­mo anno, Bres­cia sarà teatro di uno degli appun­ta­men­ti d’arte ital­iani più inter­es­san­ti e atte­si.

Dal 1° mar­zo al 1° giug­no 2014, Palaz­zo Mar­ti­nen­go a Bres­cia ospiterà la grande mostra “MORETTO, SAVOLDO, ROMANINO, CERUTI. 100 cap­ola­vori dalle collezioni pri­vate bres­ciane”.

L’esposizione van­ta un comi­ta­to sci­en­tifi­co inter­nazionale riu­ni­to dal cura­tore Davide Dot­ti, che annovera tra gli altri Pierre Rosen­berg (Acca­d­e­mi­co di Fran­cia, già diret­tore del Lou­vre di Pari­gi), Mina Gre­gori (Prof.ssa emeri­ta Uni­ver­sità di Firen­ze), Clau­dio Stri­nati (già Soprint­en­dente del Polo Muse­ale Romano), Andres Ube­da (con­ser­va­tore del­la pit­tura ital­iana del Museo del Pra­do, Madrid), Zsu­san­na Dobos (con­ser­va­tore del­la pit­tura ital­iana Museo di Belle Arti, Budapest) e John Spike (Col­lege of William and Mary, USA).

La rasseg­na, pro­mossa dal­la Provin­cia di Bres­cia, orga­niz­za­ta da Fon­dazione Provin­cia di Bres­cia Even­ti, riu­nirà per la pri­ma vol­ta una selezione di 100 dip­in­ti antichi di altissi­ma qual­ità prove­ni­en­ti dalle più impor­tan­ti rac­colte pri­vate del­la cit­tà e del­la provin­cia di Bres­cia, per offrire al pub­bli­co l’opportunità, pres­soché irripetibile, di entrare in con­tat­to con il mon­do seg­re­to e inac­ces­si­bile delle dimore bres­ciane, scrig­ni di tesori d’arte di ines­tima­bile val­ore.

Con ques­ta mostra ded­i­ca­ta al nos­tro ter­ri­to­rio vogliamo dimostrare come, cre­den­do nel­la nos­tra ter­ra, pos­si­amo trovare l’oc­ca­sione per uscire dal labir­in­to del­la crisi – sot­to­lin­ea il Pres­i­dente del­la Provin­cia di Bres­cia . Una mostra cre­a­ta par­tendo dal­la col­lab­o­razione dei bres­ciani che han­no mes­so a dis­po­sizione opere in parte inedite e, soprat­tut­to, di grande val­ore. Un seg­no di vital­ità del­la nos­tra Provin­cia, che prob­a­bil­mente, non ha eguali. Pen­si­amo soltan­to al fat­to che il peri­o­do tem­po­rale cui si riferiscono i cap­ola­vori, cor­risponde a quel­lo in cui Bres­cia era il mag­giore pro­dut­tore indus­tri­ale (soprat­tut­to fer­ro e armi) di una delle allo­ra gran­di poten­ze mon­di­ali come la Repub­bli­ca di Venezia”.

Lo splen­dore com­mer­ciale di quei sec­oli, cui face­va da con­traltare una dif­fusa povertà nel popo­lo — con­tin­ua Daniele Mol­go­ra — si è espli­ca­to in più sta­gioni artis­tiche asso­lu­ta­mente irripetibili, che noi, bres­ciani di oggi, vogliamo riportare alla luce. Un modo spe­ciale per riaf­fer­mare l’im­por­tan­za di un ter­ri­to­rio asso­lu­ta­mente uni­co e tut­to da vivere, attra­ver­so i per­cor­si tur­is­ti­co-cul­tur­ali dis­sem­i­nati in tut­ta la provin­cia ed anche attra­ver­so la scop­er­ta delle sue pecu­liar­ità pro­dut­tive.”

Bres­cia è sta­ta — e lo è anco­ra oggi — patria di un colto e raf­fi­na­to collezion­is­mo, silen­zioso e ris­er­va­to, che può essere sud­di­vi­so in due dis­tinte cat­e­gorie: quel­lo di estrazione nobil­iare e quel­lo frut­to dell’intuito e del­la pas­sione per l’arte di gran­di indus­tri­ali, sti­mati pro­fes­sion­isti e nota­bili che, quadro dopo quadro, han­no for­ma­to collezioni in alcu­ni casi uniche nel loro genere per vari­età e qual­ità.

Nel­la scelta dei dip­in­ti, l’attenzione si è focal­iz­za­ta sui maestri che han­no rap­p­re­sen­ta­to la glo­ria del­la scuo­la pit­tor­i­ca bres­ciana dal ‘400 al ‘700: da Fop­pa al Moret­to, da Savol­do al Romani­no, da Fausti­no Boc­chi a Pietro Bel­lot­ti, da Andrea Celesti, ad Anto­nio Cifron­di, a Gia­co­mo Ceruti, di cui ver­ran­no esposte per la pri­ma vol­ta opere inedite, affi­an­cate ad altre già note alla crit­i­ca tra cui alcune tele del famoso “ciclo di Pader­nel­lo”.

La mostra, che pre­sen­terà in antepri­ma i più sig­ni­fica­tivi ritrova­men­ti com­piu­ti negli ulti­mi anni di ricerche che, in talu­ni casi, han­no con­sen­ti­to di riportare alla luce cap­ola­vori di cui si era­no perse le trac­ce, con­sen­tirà anche di effet­tuare un viag­gio attra­ver­so sec­oli di sto­ria dell’arte esplo­ran­do le dif­fer­en­ti cor­ren­ti pit­toriche suc­ce­dute­si nel cor­so del tem­po – dal Rinasci­men­to al Manieris­mo, dal Baroc­co al Rococò – di apprez­zare le varie icono­grafie affrontate con estro e orig­i­nal­ità dagli artisti, di isti­tuire in cit­tà e in provin­cia dei per­cor­si monotem­ati­ci quali “Romani­no in Val­ca­mon­i­ca”, “Alla scop­er­ta di Moret­to in cit­tà”, “Romani­no nelle chiese di Bres­cia”, “Andrea Celesti sul lago di Gar­da”, “Tiepo­lo e Pit­toni nel­la bas­sa bres­ciana”, nonché di creare lega­mi con le Pina­coteche dif­fuse sul ter­ri­to­rio bres­ciano, come il Museo Lechi di Mon­tichiari.

Tra il XV e il XVI sec­o­lo, si è vis­su­ta in Italia una stra­or­di­nar­ia sta­gione artis­ti­ca; pro­tag­o­nisti di questo momen­to furono tre sogget­ti — gli artisti, i com­mit­ten­ti e i collezion­isti — legati tra di loro dal comune denom­i­na­tore del “gus­to per il bel­lo”.

Da un lato, gli artisti, con estro cre­ati­vo e per­izia tec­ni­ca, diedero alla luce opere che ancor oggi san­no emozionare chi le ammi­ra; dall’altro, i com­mit­ten­ti, apparte­nen­ti alle ger­ar­chie eccle­si­as­tiche, alla nobiltà o alle clas­si medie arric­chite­si col fiorire dei com­mer­ci, inve­stirono parte dei loro cap­i­tali com­mis­sio­n­an­do dip­in­ti, scul­ture e arre­di des­ti­nati ad abbel­lire chiese e palazzi, ville e castel­li; infine i collezion­isti, raf­fi­nati esteti dotati di una par­ti­co­lare sen­si­bil­ità per il bel­lo, cos­ti­tuirono durante la loro vita dei veri e pro­pri “musei pri­vati” che tal­vol­ta, spin­ti da un nobile inten­to educa­ti­vo e da un forte sen­so civi­co, donarono alla pro­pria cit­tà.

Parole chiave: - -