I roghi votivi, ritrovati sui due versanti delle Alpi ed interessanti Veneto, Tirolo, Engadina, Baviera, Salisburghese, offrono una specie di «koinè» cultuale alpina

Mostra protostorica in Rocca

27/06/2000 in Cultura
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Di Luca Delpozzo

I roghi votivi, ritrovati sui due ver­san­ti delle Alpi ed inter­es­san­ti Vene­to, Tiro­lo, Engad­i­na, Baviera, Sal­is­burgh­ese, offrono una specie di «koinè» cul­tuale alpina che il Fer­di­nan­deum di Inns­bruck sta pro­po­nen­do da un paio di anni all’at­ten­zione degli stu­diosi e degli appas­sion­ati di arche­olo­gia attra­ver­so una mostra che, dopo aver viag­gia­to nei pae­si di lin­gua tedesca, è ora appro­da­ta, per il Trenti­no, nelle sale del­la Roc­ca. Dal­la tar­da età del bron­zo fino all’età romana, questi luoghi di cul­to offrono un gran numero di reper­ti, car­boni, ceneri, ossa (anche umane), armi, bronzetti: si ritiene che la dis­truzione di beni pri­mari (come il cibo, l’of­fer­ta voti­va di ani­mali) o di pres­ti­gio (come una spa­da o un vaso) potreb­bero rap­p­re­sentare in tribù pro­to­storiche uno degli stru­men­ti uti­liz­za­ti da sin­goli indi­vidui o da elites emer­gen­ti per riaf­fer­mare un pro­prio ruo­lo, in assen­za di una ger­ar­chia sociale rigi­da­mente cos­ti­tui­ta. A questo tipo di mate­ri­ale, per quel che riguar­da la mostra in Roc­ca, risal­go­no la spa­da trova­ta ad Arco ed un grup­po di spilloni venu­ti fuori a san Gia­co­mo, men­tre alcu­ni agri­coltori cer­ca­vano di piantare una vite. All’o­rig­i­nario pac­chet­to di tes­ti­mo­ni­anze, la ver­sione «rivana» del­la mostra aggiunge alcune altre tes­ti­mo­ni­anze legate e gius­tifi­cate con l’ap­parte­nen­za al ter­ri­to­rio: e sono le stat­ue stele di Arco ed il mate­ri­ale prove­niente dagli scavi del sito di San Mar­ti­no, a Campi. Nel pri­mo caso è più prob­a­bile che si trat­ti di eroi piut­tosto che di divinità; nel sec­on­do l’e­poca inter­es­sa­ta è più tar­da rispet­to al nucleo cen­trale del­la mostra. Res­ta egual­mente inter­es­sante la tes­ti­mo­ni­an­za del per­du­rare lun­go i sec­oli del luo­go di cul­to, dal­l’età romana fino al 1600, quan­do i doc­u­men­ti tes­ti­mo­ni­ano delle pre­carie con­dizioni del­la chieset­ta che nel 1758 il vesco­vo di Tren­to ordi­na di radere al suo­lo (e dagli scavi saltan fuori transen­na­ture di bal­aus­trate che risal­go­no al IX secolo).Durante ques­ta estate il Civi­co di Riva, in col­lab­o­razione con il Servizio beni cul­tur­ali del­la provin­cia, pro­por­rà una serie di al cen­tro di doc­u­men­tazione allesti­to nel­la frazione ten­nese di Pran­zo e alla stes­sa area arche­o­log­i­ca di San Mar­ti­no. Dal­la pri­ma decade di luglio fino a Fer­ragos­to è pre­vista la ripresa di una cam­pagna di sca­vo a San Mar­ti­no: in autun­no, invece, fino a novem­bre, sarà svol­ta attiv­ità didat­ti­ca nelle scuole.

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