L’11 settembre il museo civico di Riva del Garda inaugura la mostra temporanea dedicata a Luigi Baroldi

Mostra su Baroldi il prete naturalista

02/09/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo

L’11 set­tem­bre il civi­co di Riva del Gar­da inau­gu­ra la mostra tem­po­ranea ded­i­ca­ta a Lui­gi Barol­di, nat­u­ral­ista, ricer­ca­tore, collezion­ista di min­er­ali e fos­sili, gior­nal­ista, nonché dep­u­ta­to alla Dieta aus­tri­a­ca. Per cel­e­brare il cen­te­nario del­la morte del­lo stu­dioso nati­vo di Fiavè, Comune, museo civi­co e si sono fat­ti pro­mo­tori di un ciclo di even­ti in col­lab­o­razione con le asso­ci­azioni Ric­car­do Pin­ter, Grup­po Monte Tombio, San Mar­ti­no, Grup­po cul­tur­ale Fiavé-Loma­so-Bleg­gio, i Comu­ni di Ten­no, Fiavè, Canazei, le bib­lioteche di Ponte Arche e Canazei e patro­ci­na­to dal museo tri­denti­no di scien­ze nat­u­rali di Tren­to e dall’Istituto cul­tur­ale ladi­no di Fas­sa. Lui­gi Barol­di nasce nelle Giu­di­carie, a Fiavé, il 15 mar­zo 1853. Fre­quen­ta a par­tire dal 1865 la pri­ma classe di retor­i­ca al sem­i­nario vescov­ile di Tren­to, inseguen­do la sua pre­coce vocazione sac­er­do­tale. Viene ordi­na­to sac­er­dote il 18 luglio 1875, a soli 22 anni, tan­to che deve chiedere la dis­pen­sa papale per pot­er dire mes­sa pri­ma del ven­ticinques­i­mo anno. Invi­a­to in cure d’anime nel­la Valle di Fas­sa, che lui definisce «l’Eden dei geolo­gi e l’Eldorado dei min­er­al­isti», vi pas­sa buona parte del­la sua matu­rità. Nel 1876 viene nom­i­na­to cap­pel­lano espos­to a Penìa di Fas­sa, dove rimane fino al 1880. Don Barol­di rico­pre l’incarico di cap­pel­lano espos­to, ovvero di aiu­tante del par­ro­co con pos­si­bil­ità di risiedere al di fuori del­la par­roc­chia, per tut­ta la vita. Men­tre rico­pre l’incarico di cap­pel­lano di Penìa, Don Barol­di col­lab­o­ra con «Riva Fedele. Gior­nale illus­tra­to reli­gioso morale», quindic­i­nale del par­ti­to cat­toli­co che esce a Riva tra il 1883 e il 1885. I suoi stu­di nat­u­ral­is­ti­ci iniziano molto presto: don Barol­di si ded­i­ca alla ricer­ca di min­er­ali e di fos­sili oltre che ad appro­fondire la conoscen­za delle carat­ter­is­tiche nat­u­rali del­la valle: il lavoro forse più impor­tante è «Fra le rupi di Fas­sa», del 1890, nel quale sono descritte le local­ità in cui si trova­vano i più rari min­er­ali del­la zona. Nel 1880 viene nom­i­na­to vic­ario curaziale di Balli­no, vici­no a Fiavè, e quat­tro anni dopo diviene cura­to di Campi, frazione di Riva. Scrive le «Mem­o­rie di Fiavé e delle Giu­di­carie», dove per la pri­ma vol­ta l’esistenza delle Palafitte è doc­u­men­ta­ta, anal­iz­za­ta e inter­pre­ta­ta gius­ta­mente, come resti di vil­lag­gi bronzei sulle sponde dell’antico lago del­la Tor­biera. Nom­i­na­to cap­pel­lano espos­to di Pran­zo, nel 1896, vi rimar­rà per otto anni, fino alla morte avvenu­ta il 12 aprile 1904. Don Barol­di diven­ta anche rap­p­re­sen­tante del dis­tret­to di Riva alla Dieta di Innsbruck.

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