«Mostri smisurati» al Museo Alto Garda

07/08/2013 in Arte, Cultura, Libri, Mostre
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Di Luigi Del Pozzo

Dopo la mostra «Pietro Ric­chi a lume di can­dela. L’Inviolata e i suoi art­efi­ci», il MAG ded­i­ca un sec­on­do appro­fondi­men­to nell’àmbito del ciclo di espo­sizioni inti­to­la­to «In Pina­cote­ca. Ricerche di Sto­ria dell’arte», per­cor­so che intende puntare l’attenzione su sin­gole opere o temi pre­sen­ti nel­la collezione per­ma­nente del museo: la mostra «Mostri smisurati e crea­ture fan­tas­tiche tra i flut­ti. Piero Cosi­mo a Riva del Gar­da», allesti­ta nel­la Pina­cote­ca del museo di Riva del Gar­da dal 10 agos­to al 3 novem­bre, s’in­au­gu­ra ven­erdì 9 agos­to.

La ser­a­ta inau­gu­rale pro­pone a par­tire dalle ore 21 e fino alle 23 un pro­gram­ma di momen­ti di intrat­ten­i­men­to sul ponte del museo, a cura del­la com­pag­nia Teatro per Caso: tram­polieri e gio­col­ieri evocher­an­no il cli­ma «fan­tas­ti­co» che il prog­et­to espos­i­ti­vo porterà a Riva del Gar­da. La nuo­va mostra, a cura di Mari­na Bot­teri, è inseri­ta nel prog­et­to espos­i­ti­vo del Castel­lo del Buon­con­siglio «Sangue di dra­go squame di ser­pente. Ani­mali fan­tas­ti­ci al Castel­lo del Buon­con­siglio», e rin­no­va quin­di la col­lab­o­razione tra i due musei garde­sano e trenti­no.

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La sezione di Riva del Gar­da del­la mostra «Sangue di dra­go, squame di ser­pente. Ani­mali fan­tas­ti­ci al Castel­lo del Buon­con­siglio» (Tren­to, Castel­lo del­Buon­con­siglio, dal 10 agos­to 2013 al 6 gen­naio 2014) pre­sen­ta un ristret­to ma impor­tante nucleo di opere preva­len­te­mente cinque­cen­tesche aven­ti per tema crea­ture fan­tas­tiche e ani­mali miti­ci che, nell’immaginario anti­co, abita­vano le acque dei laghi e dei mari.

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Il pre­cipuo taglio dato all’esposizione rivana, rispet­to a quel­la ospi­ta­ta nelle sale del castel­lo di Tren­to, deri­va non solo dal­la pecu­liar­ità del­la sede espos­i­ti­va – la Roc­ca di Riva – cir­con­da­ta dalle acque del Gar­da, ma anche dal­la pre­sen­za nel­la pri­ma sala del­la Pina­cote­ca (che ospiterà la mostra) di un affres­co che risale agli anni trenta del Cinque­cen­to, raf­fig­u­rante Ercole inten­to ad uccidere l’Idra, un mostru­oso essere che vive­va nelle palu­di di Ler­na, sulle rive del gol­fo di Argo.

Nelle descrizioni immag­ini­fiche di pit­tori e scrit­tori, numerosi mostri han­no trova­to rifu­gio nelle acque dei laghi e dei mari; lo stes­so lago di Gar­da, stan­do al cro­nista salo­di­ano Bon­gian­ni Grat­taro­lo (1519 cir­ca – 1596/1599), era abi­ta­to nel­la sua parte più merid­ionale da «cer­ti pesci, o più tosto cer­ti mostri smisurati, e deformis­si­mi» che ter­ror­iz­za­vano i frati frances­cani, un tem­po res­i­den­ti sul­la cosid­det­ta iso­la di Gar­da, non lon­tano da San Felice sul Bena­co.

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Tra le crea­ture mostru­ose pre­sen­ti nell’esposizione spic­ca la «biz[z]arra orca mari­na» (pro­tag­o­nista del­l’­opera Perseo lib­era Androm­e­da, prezioso presti­to del­la Gal­le­ria degli Uffizi di Firen­ze), come la definì Gior­gio Vasari, invi­a­ta da Net­tuno per punire, con il sac­ri­fi­cio del­la figlia Androm­e­da, la pre­sun­zione di Cas­sio­pea che si era van­ta­ta di essere la più bel­la delle Nerei­di, dip­in­ta da Piero di Cosi­mo, pit­tore «capric­cioso e di strav­a­gante inven­zione», per uti­liz­zare anco­ra le parole dell’aretino. Il tema del Thìa­sos di itti­o­cen­tau­ri, tri­toni e nerei­di, esseri mito­logi­ci che vive­vano in ambi­ente mari­no, è esem­pli­fi­ca­to in mostra da una tem­pera su tavola, anco­ra di Piero di Cosi­mo (Pesaro-Milano, Altomani&Sons) e da un affres­co strap­pa­to, dip­in­to da un artista sconosci­u­to, prove­niente dal Palaz­zo Del Bene di Rovere­to. Inter­es­san­ti appaiono a tal propos­i­to anche le tes­ti­mo­ni­anze ad affres­co in loco, come il fre­gio del salone di palaz­zo Mar­che­t­ti ad Arco con il Cor­teo di Net­tuno che prende pos­ses­so del mare, accom­pa­g­na­to da un fes­toso cor­teo di nerei­di cav­al­can­ti delfi­ni, tri­toni e itti­o­cen­tau­ri.

Assai spaven­tose era­no invece le crea­ture che popola­vano gli oceani trat­teggiati negli atlanti pub­bli­cati nel cor­so del Cinque­cen­to: se i pro­fili delle nuove terre scop­erte dagli esploratori anda­vano via via delin­e­an­dosi con sem­pre mag­gior pre­ci­sione, non si può dire lo stes­so degli esseri che popola­vano gli oceani, avvolti anco­ra nelle neb­bie del­la super­stizione popo­lare che vol­e­va i mari abi­tati da mostru­osi ceta­cei, ser­pen­ti mari­ni e crosta­cei divo­ra­tori di uomi­ni.

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Ad esem­pio, sec­on­do il rac­con­to del geografo e uman­ista Olao Mag­no nell’Historia delle gen­ti et del­la natu­ra delle cose set­ten­tri­on­ali (Venezia 1565), i ter­ri­bili e peri­colosi mari set­ten­tri­on­ali era­no abi­tati da gigan­teschi ani­mali mari­ni in gra­do di som­merg­ere un’intera nave e di lunghissi­mi ser­pen­ti che emer­gono dal mare per sbranare gli sven­tu­rati mari­nai.

Anche il più famil­iare delfi­no, ani­male sacro a Net­tuno e Apol­lo, veni­va carat­ter­iz­za­to nell’iconografia cinque­cen­tesca come un ibri­do con con­no­tazioni strav­a­gan­ti e uti­liz­za­to qua­si esclu­si­va­mente in chi­ave dec­o­ra­ti­va: ne è un esem­pio il ver­satoio in maioli­ca poli­cro­ma di un cele­bre corre­do far­ma­ceu­ti­co prodot­to da Giro­lamo e Gia­co­mo Lan­fran­co delle Gabic­ce (1579), raf­fig­u­rante una don­na in equi­lib­rio sul dor­so di un delfi­no con la coda capric­ciosa­mente ritor­ta e gli occhi spi­ral­i­for­mi.

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