Domattina, al Vittoriale di Gardone Riviera, sarà inaugurato il Museo della guerra, allestito nell'area dello Schifamondo, completamente restaurata

Musealizzato il materiale bellico di Gabriele D’Annunzio

02/06/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo

Domat­ti­na, al Vit­to­ri­ale di Gar­done Riv­iera, sarà inau­gu­ra­to il Museo del­la guer­ra, allesti­to nel­l’area del­lo Schi­fa­mon­do, com­ple­ta­mente restau­ra­ta (rifaci­men­to delle lac­che, di tut­ti i leg­ni e delle vetrate). Un’­op­er­azione con­dot­ta da Anto­nio Spa­da, il finanziere di Bag­no­lo Mel­la, che abi­ta nel castel­lo Avo­gadro. E assi­cu­ra: “Ho fat­to come avrebbe volu­to Lui”. Vale a dire Gabriele D’An­nun­zio, il poeta-solda­to del volo su Vien­na, di Fiume e del­la Bef­fa di Buccari.“Il mate­ri­ale era dis­per­so un po’ ovunque — aggiunge Spa­da-. Dopo avere setac­cia­to le can­tine, i solai, i guardaro­ba, gli arma­di, accat­a­stan­do provvi­so­ri­a­mente la roba sot­to il teatro, abbi­amo puli­to, sti­ra­to, cat­a­loga­to. Alla fine, l’alles­ti­men­to. Di armi ce ne sono poche: qualche pis­to­la, dei pug­nali. Molte, invece, le divise (da colon­nel­lo dei bersaglieri, da Ardi­to, da Lanciere di Novara, da gen­erale del­l’avi­azione.), le bandiere, le medaglie, le pergamene, i diplomi”.“Nell’allestire questo museo — riv­ela Spa­da — mi han­no aiu­ta­to il pro­fes­sor Luciano Faverzani e il cav­a­liere Vin­cen­zo Rug­geri. Uni­ci inter­locu­tori: la pres­i­dente Anna­maria Andreoli e Gio­van­na Cic-carel­li, asses­sore alla cul­tura del munici­pio. Ringrazio il con­siglio del­la fon­dazione per la mia nom­i­na, vita nat­ur­al durante, a super­vi­sore e respon­s­abile del Museo”.La strut­tura avrà un ingres­so autonomo, e un bigli­et­to da orni­la lire, sep­a­ra­to da quel­lo ordi­nario per la visi­ta al Vit­to­ri­ale e/o alla Prio­r­ia. Potran­no entrare grup­pi da otto persone.Il museo è davvero inter­es­sante. Sul­la parete del­la scala la bandiera del Prin­ci­pa­to di Mon­tenevoso, lun­ga 12 metri. A fian­co, quel­la (anco­ra insan­guina­ta) che avvolse il cor­po del mag­giore Gio­van­ni Ran­dac­cio. Alcune sono di seta, rica­mate in oro. Su una c’è scrit­to: “Me ne strafotto”.“Molti gagliardet­ti, sfran­giati e slab­brati, han­no gar­ri­to a lun­go al ven­to”, osser­va la Andreoli. In un ango­lo ‘c’è un apparec­chio fono­grafi­co, con rul­li a cera, per reg­is­trare la voce. Al piano sopras­tante, il cap­pot­to gri­gio di D’An­nun­zio del volo su Vien­na, col cap­puc­cio, gli occhiali e il cas­co; la car­ta geografi­ca che gira­va su due pic­coli rul­li, tenu­ta sulle ginoc­chia; i volan­ti­ni get­tati sul­la cap­i­tale; i due seg­gi­oli­ni del­l’aereo Sva”.Ma le sor­p­rese non finis­cono qui. Cisono anco­ra una medagli­et­ta con l’im­mag­ine del­la Madon­na, dona­ta da Ita­lo Bal­bo, il trasvola­tore del­l’At­lanti­co; numerose uni­for­mi; i sac­chet­ti che con­tenevano i mes­sag­gi da lan­cia­re su Fiume; il cofano con lo sten­dar­do del­la nave Puglia; un reli­quario con le mostrine; due aquile di bron­zo di Rena­to Brezzi, orafo milanese.Spada descrive con un pizzi­co di emozione le sor­p­rese più ril­e­van­ti. Innanz­i­tut­to una scul­tura di Fil­ip­po Tom­ma­so Marinet­ti (“Non ne esistono altre”, ha con­fer­ma­to il criti­co d’arte Mau­r­izio Calvesi): un assem­blag­gio dei due volan­ti di gui­da del­l’aereo, imbul­lonati su un’asse metal­li­ca. E le medaglie: c’è ad esem­pio quel­la d’oro di Cabruna, in conio orig­i­nale del­la Regia Zec­ca: “In Italia ne esistono appe­na quat­tro o cinque — pie­ga il finanziere -. Per­ché chi li ave­va rice­vute al ter­mine del­la pri­ma guer­ra mon­di­ale le donò allo Sta­to ai tem­pi del­la guer­ra d’Africa, per fonder­le. Poi ce ne sono alcune in bron­zo del­lo stes­so D’An­nun­zio”. Su un mobile, i doc­u­men­ti del poeta: la patente, il pas­s­apor­to, la tessera fer­roviaria, quel­la del­l’Au­to­mo­bil club di Francia.“Non ho adot­ta­to tec­nolo­gie espos­i­tive mod­erne o per­cor­si didat­ti­ci — con­tin­ua Spa­da — Ho cer­ca­to di real­iz­zare invece un museo che rispec­chi­asse l’at­mos­fera del­la Prio­r­ia, e con­tin­u­asse lo spir­i­to del­la casa. Una scelta det­ta­ta dal­la volon­tà di val­oriz­zare il ric­co prezioso pat­ri­mo­nio lega­to all’es­pe­rien­za mil­itare di D’An­nun­zio. Attra­ver­so i diplo­mi, le fotografie e le centi­na­ia di ogget­ti che gli furono donati, è pos­si­bile riper­cor­rere i momen­ti più sig­ni­fica­tivi del­la nos­tra storia”.La Andreoli ha spie­ga­to che, nel­lo Schi­fa­mon­do, Gian­car­lo Maroni, l’ar­chitet­to del Vit­to­ri­ale, ha espres­so “il meglio del­la sua cre­ativ­ità. Per le ceramiche, chiese sug­ger­i­men­ti a Giò Pon­ti. Il nuo­vo museo, allesti­to all’in­ter­no, cos­ti­tu­isce un’ul­te­ri­ore offer­ta per i vis­i­ta­tori. Nel 2001 con­ti­amo di inau­gu­rare le vec­chie stanze del­la servitù. Si trat­ta di locali bel­lis­si­mi con stufe in maioli­ca. Ma D’An­nun­zio ave­va pre­vis­to di real­iz­zare delle bot­teghe arti­gianali, con arti­giani abili a lavo­rare il fer­ro bat­tuto, cesel­la­tori, intarsiatori”.La Andreoli esprime anche un aus­pi­cio: “Spero che, in futuro, ci sia la conc­re­ta pos­si­bile creare un museo delle arti dec­o­ra­tive. Un invi­to che riv­ol­go soprat­tut­to al sin­da­co di Gar­done Riv­iera, Alessan­dro Bazzani”.Intanto, pro­prio sta­mat­ti­na sarà inau­gu­ra­to il con­veg­no del­la Asso­ci­azione inter­nazionale per lo stu­dio del­la lin­gua e del­la let­ter­atu­ra ital­iana, pre­siedu­ta da Car­lo Osso­la, recen­te­mente chiam­a­to a inseg­nare al Col­lege de France, la più pres­ti­giosa isti­tuzione uni­ver­si­taria di Fran­cia. Due­cen­to stu­diosi di tut­to il mon­do par­ler­an­no, fino a lunedì, delle “Dimore del­la poe­sia”.

Sergio Zanca

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