Museo Casa del Podestà di Lonato del Garda: i restauri della Galleria e la scoperta di Romanino

14/06/2021 in Attualità
Di Redazione

Sono di Giro­lamo , il più orig­i­nale pit­tore del­la Scuo­la Bres­ciana del Cinque­cen­to, i tre mon­u­men­tali strap­pi da affres­co raf­fig­u­ran­ti Cap­i­tani di ven­tu­ra che campeg­giano sulle pareti del­la Gal­le­ria del­la Casa del Podestà di Lona­to del Gar­da (Bs), riconosci­u­to da . Acquis­ta­ti da Ugo Da Como negli anni Ven­ti del Nove­cen­to, era­no attribu­ti al pit­tore bres­ciano Flo­ri­ano Fer­ramo­la: ora si con­fer­mano opere gio­vanili di Giro­lamo Romani­no (Bres­cia, 1484 cir­ca – 1566 circa).

I restau­ri real­iz­za­ti gra­zie a Green Up, fra le aziende mece­nati del Club del­la Rocca 

L’attribuzione, che con­fer­ma ciò che gli stu­diosi di Sto­ria del­l’arte ritenevano da molto tem­po, è sta­ta resa pos­si­bile dai lavori di restau­ro del­la Gal­le­ria e di quanto in essa con­tenu­to, recen­te­mente con­clusi, i più impor­tan­ti operati fino­ra all’interno del­la casa museo. I lavori con­ser­v­a­tivi sono sta­ti real­iz­za­ti gra­zie alla spon­soriz­zazione del­la Soci­età Green Up, che li ha intera­mente finanziati. Azien­da leader nel­la ges­tione inte­gra­ta dei servizi ambi­en­tali, GreenUp è uno dei mem­bri del Club del­la Roc­ca, un grup­po di mece­nati chia­mati a rac­col­ta dal­la (Ente no prof­it di carat­tere cul­tur­ale isti­tu­ito nel 1942, a capo del Com­p­lesso mon­u­men­tale com­pren­dente la Roc­ca vis­con­teo-vene­ta, la Casa Museo e la del Sen­a­tore Da Como, il par­co, i gia­r­di­ni) al fine di provvedere ai numerosi inter­ven­ti con­ser­v­a­tivi che gli immo­bili stori­ci e le vastis­sime rac­colte artis­tiche, archivis­tiche e librarie neces­si­tano. Del Club del­la Roc­ca fan­no attual­mente parte: Fer­alpi Group, leader nel set­tore dell’acciaio; Epson, multi­nazionale glob­ale del­la tec­nolo­gia; Car­rozze­ria Pez­zaioli, rifer­i­men­to a liv­el­lo inter­nazionale per i sis­te­mi di trasporto di ani­mali; Fon­dazione UNA Uomo Natu­ra Ambi­ente; Fab­bri­ca d’Armi Pietro Beretta, una delle più note aziende del bres­ciano; Vivaio dei Moli­ni, azien­da fon­da­ta già nel 1940 e da sem­pre atti­va al nos­tro fian­co per i lavori di man­ten­i­men­to del verde; Vip’s Motel, una splen­di­da strut­tura ricetti­va imm­er­sa nel­la natu­ra e a due pas­si dal .

Desidero esprimere le mie più sin­cere con­grat­u­lazioni alla Fon­dazione Ugo Da Como, in par­ti­co­lare al col­le­ga pro­fes­sor Anto­nio Por­teri e alla dot­tores­sa Gio­van­na Nociv­el­li, per un restau­ro che rende anco­ra più sug­ges­ti­va ed emozio­nante il “Museo Casa del Podestà”, com­men­ta l’Asses­sore all’Autonomia e Cul­tura di Regione Lom­bar­dia, prof. .  Questo ambi­ente, mag­nifi­ca­mente dec­o­ra­to e arreda­to con gus­to, è di fat­to il bigli­et­to da visi­ta, la taci­ta promes­sa riv­ol­ta al vis­i­ta­tore di quali mer­av­iglie – com­pen­dio di cul­tura, sto­ria e bellez­za – egli potrà ammi­rare nel suo viag­gio all’interno del­la casa-museo di Ugo Da Como, per­son­ag­gio assai impor­tante del­la cul­tura polit­i­ca bres­ciana e ital­iana tra il sec­o­lo dec­i­monono e il ven­tes­i­mo sec­o­lo. Si trat­ta di un inter­ven­to che va pro­prio nel­la direzione da me aus­pi­ca­ta e sostenu­ta con forza da tem­po. Sono infat­ti con­vin­to che la crisi del set­tore muse­ale, innesca­ta dall’emergenza pan­dem­i­ca, potrà essere super­a­ta solo accrescen­do l’attrattività dei luoghi di cul­tura. E ciò si tra­duce, in pri­ma bat­tuta, nel­la val­oriz­zazione del pro­prio pat­ri­mo­nio, non solo per preser­varne il liv­el­lo, ma per incen­ti­vare nuove vis­ite attra­ver­so un raf­forza­men­to del­la qual­ità. Si trat­ta di un aspet­to deci­si­vo per la riparten­za. Per molto tem­po anco­ra, i fre­quen­ta­tori dei siti muse­ali lom­bar­di saran­no in larga parte espres­sione del­la doman­da inter­na, vis­i­ta­tori di prossim­ità nei quali deve essere ridesta­ta la curiosità e il deside­rio di risco­prire i tesori cul­tur­ali che carat­ter­iz­zano l’offerta del­la nos­tra grande regione”.

La pri­ma vol­ta che sono entra­to nel­la Casa del Podestà – com­men­ta il Dr. Flavio Rai­mon­do, Ammin­is­tra­tore Uni­co di Green Up – sono rimas­to sen­za fia­to, la cul­tura, il sen­so delle isti­tuzioni e il fas­ci­no del­la sto­ria han­no rapi­to i miei sen­si; non pote­va­mo, essendo una Soci­età vic­i­na ai ter­ri­tori non cogliere l’opportunità che la Fon­dazione ci ha pro­pos­to, che la mer­av­iglia pos­sa tornare ad essere meravigliosa”.

La Gal­le­ria

La Gal­le­ria è il grande vesti­bo­lo d’ac­ces­so (e uno degli ambi­en­ti più rap­p­re­sen­ta­tivi) del­la cosid­det­ta “Casa del Podestà”, dimo­ra del Sen­a­tore Ugo Da Como, oggi Casa Museo riconosci­u­ta dal­la Regione Lom­bar­dia e aper­ta al pub­bli­co. La visi­ta gui­da­ta con­sente di ammi­rare oltre 20 stanze intera­mente arredate, sec­on­do i det­ta­mi del gus­to dell’alta borgh­e­sia tra Otto­cen­to e Nove­cen­to, di ques­ta che è una vera e pro­pria casa-bib­liote­ca. Anche la Gal­le­ria con­ser­va, all’interno dei mobili antichi che ne cos­ti­tu­is­cono l’arredo, 850 volu­mi a stam­pa, parte di quell’insieme incred­i­bile — 50.000 titoli — che ren­dono la Bib­liote­ca del­la Fon­dazione Ugo Da Como una delle più impor­tan­ti, pri­vate, in Italia settentrionale.

La Gal­le­ria è la pri­ma sala che i vis­i­ta­tori incon­tra­no. Sulle pareti spic­cano oltre set­tan­ta stem­mi delle più impor­tan­ti casate bres­ciane che diedero un Podestà a Lona­to tra il XV e il tut­to il XVI sec­o­lo. Pri­ma di essere la casa del Sen­a­tore Ugo Da Como, questo edi­fi­cio fu la sede del rap­p­re­sen­tante del­la Repub­bli­ca di Venezia su questi ter­ri­tori di terraferma.

La Podeste­ria di Lona­to ebbe un ruo­lo stori­ca­mente molto impor­tante e Ugo Da Como, risanan­do l’an­ti­co edi­fi­cio all’inizio del Nove­cen­to, volle ricor­darne la sto­ria non solo facen­do restau­rare gli antichi stem­mi pre­sen­ti nel­la Gal­le­ria, ma anche com­mis­sio­n­an­done molti altri, al fine di com­pletare la serie araldica che rap­p­re­sen­ta­va i Podestà lonate­si sino al Cinquecento.

Le tre mon­u­men­tali opere gio­vanili del Romanino

Ele­men­to di grande inter­esse all’in­ter­no di questo grande cantiere di restau­ro è sta­to il recu­pero con­ser­v­a­ti­vo di tre gran­di strap­pi da affres­co acquis­ta­ti da Ugo Da Como negli anni Ven­ti del Nove­cen­to con l’at­tribuzione al pit­tore bres­ciano Flo­ri­ano Fer­ramo­la: ora riconosciu­ti come i pri­mi data­bili con certez­za all’in­ter­no del cat­a­l­o­go di Romani­no, risal­go­no al 1508–1509 e apparten­gono a un ciclo molto noto nel­la Sto­ria del­l’Arte bres­ciana, quel­lo ese­gui­to per il Castel­lo degli Orsi­ni di Ghe­di (Bs). Gli ele­men­ti che appartenevano a questo ciclo dec­o­ra­ti­vo ven­nero intera­mente strap­pati dalle pareti orig­i­nar­ie nel XIX sec­o­lo, ven­du­ti sul mer­ca­to anti­quario e sono oggi divisi tra i Musei di Budapest, la Pina­cote­ca Civi­ca Tosio Mar­ti­nen­go di Bres­cia e la Casa di Ugo Da Como, per l’appunto.

I lavori di restauro

Gli affres­chi fan­no ora bel­la mostra di sé nel­la Gal­le­ria dopo l’at­ten­to inter­ven­to di restau­ro affida­to a Luisa Mar­che­t­ti; le dec­o­razioni delle pareti del­la Gal­le­ria sono state invece restau­rate da Car­la Valzel­li e Annal­isa Bel­loni. Anche i lib­ri del­la Gal­le­ria sono sta­ti restau­rati e affi­dati alle cure del­lo Stu­dio Car­ta di Lau­ra Chig­no­li. Ai restau­ri pit­tori­ci si sono aggiun­ti quel­li degli infis­si e di tut­ti gli arre­di lignei (Scuo­la di restau­ro Ban­dera di Bar­bara­no di Salò), un nuo­vo impianto di illu­mi­nazione (Alber­to Zec­chi­ni, Bres­cia), la pulizia con­ser­v­a­ti­va del pavi­men­to in cot­to del­la stan­za (Alessan­dro Belot­ti). Una nuo­va cam­pagna fotografi­ca è sta­ta affi­da­ta al Foto­stu­dio Rapuzzi di Bres­cia. Tutte le oper­azioni di restau­ro e manuten­zione sono state segui­te dal­la Soprint­en­den­za Arche­olo­gia, Belle Arti e Pae­sag­gio per le Province di Berg­amo e Brescia.

Il restau­ro ha rap­p­re­sen­ta­to anche un momen­to impor­tan­tis­si­mo per sot­to­porre a nuovi stu­di la figu­ra di Ugo Da Como collezion­ista e ver­i­fi­care l’esatta natu­ra di quan­to la Gal­le­ria cus­todisce, come uno scrig­no prezioso e raf­fi­na­to. Gli esi­ti delle ricerche con­fluiran­no in una pub­bli­cazione di carat­tere mono­grafi­co all’interno del­la col­lana I Quaderni del­la Fon­dazione. Peri­od­i­co dell’Associazione Ami­ci del­la Fon­dazione Ugo Da Como.