Valle delle cartiere: lavori al via in primavera. Ma il sindaco si arrabbia: strada impercorribile

Museo della carta, avanti

Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Il pri­mo prog­et­to del­la di Toscolano Mader­no, tut­ta di pro­pri­età comu­nale, riguar­da la creazione del , da alle­stire nel­la portine­r­ia del­l’ex sta­bil­i­men­to di Maina Infe­ri­ore. «Un edi­fi­cio sano dal pun­to di vista dei muri perime­trali — ha spie­ga­to il geome­tra Ugo Colo­sio, che ha esam­i­na­to nei det­tagli l’in­ter­ven­to -. Dob­bi­amo solo rifare il tet­to in leg­no, pulire le ster­paglie, met­tere la pavi­men­tazione, real­iz­zare gli impianti elet­tri­ci e i servizi igien­i­ci. Potrem­mo sis­temare le quat­tro stanze in questo modo: nel­la pri­ma, dove c’è il camino, col­lo­care un sorveg­liante coi depli­ant e il mate­ri­ale illus­tra­ti­vo; nel­la sec­on­da, le vetrinette, con vari ogget­ti. Al piano sopras­tante, il locale coi fil­mati Tv e la ven­di­ta di cas­sette o lib­ri, e quel­lo per le fil­igrane, con una par­ti­co­lare illu­mi­nazione». «I lavori inizier­an­no fra 2–3 mesi — ha spie­ga­to il sin­da­co Pao­lo Ele­na, nel cor­so di una con­feren­za stam­pa -. Sti­amo proce­den­do con le incomben­ze buro­cratiche, in base alla legge Mer­loni. L’Am­min­is­trazione provin­ciale ha stanzi­a­to 200 mil­ioni, parte dei quali servi­ran­no per il museo. Il prog­et­to, già approva­to e (appun­to) finanzi­a­to, rien­tra in un dis­cor­so più ampio di recu­pero del­l’in­tera valle. Esiste, infat­ti, uno stu­dio com­p­lessi­vo redat­to da Car­lo Simoni e Luciano Lus­sig­no­li per con­to del­la Comu­nità mon­tana par­co Alto Gar­da, sud­di­vi­so in 13 ambiti. Per sta­bilire alcu­ni pun­ti fer­mi, d’ac­cor­do con la Regione, il Min­is­tero e le due Soprint­en­den­ze (Ambi­en­tale e Arche­o­log­i­ca), abbi­amo deciso di tenere un con­veg­no ad alto liv­el­lo». Così il 3 mar­zo, nel­l’au­di­to­ri­um delle scuole medie, dopo i salu­ti del sin­da­co e di Sylvia Righ­i­ni Pon­ti­cel­li, Soprint­en­dente di Bres­cia, par­ler­an­no Simoni («L’am­bi­ente nat­u­rale del­la valle»), Michele Con­ti («Carat­teri geo­logi­ci: indi­vid­u­azione delle prob­lem­atiche e pre­vi­sioni di inter­ven­to»), Gian­pietro Bro­gi­o­lo («La ricer­ca arche­o­log­i­ca e la let­tura dei luoghi»), Luca Gnali («Ipote­si di riu­ti­liz­zo e politiche di finanzi­a­men­to»), Luisa Pedrazz­i­ni e Mar­ile­na Bag­gio («Ruo­lo del­la Regione per una nuo­va pro­gram­mazione sul ter­ri­to­rio»), Pao­lo Nas­ta­sio («Gli inter­ven­ti del­la Comu­nità mon­tana-par­co»), un esper­to del min­is­tero per i Beni cul­tur­ali («Il nos­tro impeg­no per il restau­ro ambi­en­tale del­la valle») e uno del­la Provin­cia («I musei di lavoro»). Il pomerig­gio, nel­la sala con­feren­ze del­la cartiera, toc­cherà a Lui­gi Manci­ni, pres­i­dente del­l’A­gen­zia par­co minerario del­l’Al­ta Val Trompia, Pier Pao­lo Pog­gio, diret­tore sci­en­tifi­co del­la Fon­dazione Michelet­ti, Giampao­lo Trec­ca­ni («per un tutela dei luoghi non cel­e­brati del lago di Gar­da»), Giro­lamo Marchi, ammin­is­tra­tore del­e­ga­to del­la fab­bri­ca. Dopo il Grup­po lavo­ra­tori anziani e le asso­ci­azioni («Ceci­na Pro­mo­tion», «Ami­ci di Luseti»), chi­ud­erà Alber­to Cav­al­li, pres­i­dente del­la Provin­cia. Ma il sin­da­co ha un diavo­lo per capel­lo. «Avrem­mo dovu­to effet­tuare una sec­on­da gior­na­ta, con nel­la valle — dice Ele­na -. Invece siamo in sub­buglio, a causa dei lavori iniziati dal­la Comu­nità mon­tana e fer­mi da diver­si mesi. Una dit­ta dove­va coibentare le tre gal­lerie. Vis­to che la betoniera non ci pas­sa­va, ha sca­v­a­to 40–50 cen­timetri, abbas­san­do il liv­el­lo del­la stra­da. Poi, in segui­to alle piogge, ha smes­so. «Io sto tele­fo­nan­do da un sac­co di tem­po alla sede del­la Comu­nità, invi­tan­do a ripren­dere le opere. Ma là sem­bra che non sap­pi­ano nul­la. La stra­da è imper­cor­ri­bile, e adesso anche le Poste si rifi­u­tano di con­seg­nare le let­tere alle famiglie (poche, in ver­ità) che abi­tano all’in­ter­no del­la valle. Una situ­azione insosteni­bile. Ora abbi­amo dato l’ul­ti­ma­tum. Siamo inten­zionati a pros­eguire noi. La cosa non finisce qui».