In mostra cimeli legati alla vita quotidiana e al fronte raccolti da Giuseppe Rama in quindici anni. Ricostruita una trincea e in esposizione una bandiera italiana fatta dalle donne di Fiume

Museo della Grande Guerra aperto al forte

Di Luca Delpozzo

Rivoli. Non soltanto proiettili, bombe a mano, fucili, baionette ed elmetti. Sono molti di più e molto più vari i cimeli bellici risalenti all’epoca della Prima guerra mondiale che da oggi sono esposti al pubblico nel Museo della Grande Guerra al forte di Rivoli. Tre locali, un tempo adibiti a deposito di munizioni, ospitano una mostra permanente unica su tutto il territorio veronese, con oggetti di ogni tipo, legati alla vita quotidiana in tempo di guerra e al fronte. Barattoli, forchette con i nomi del soldato che le possedeva, fischietti, qualche paia di occhiali, fibbie di pantaloni, fotografie in ceramica e penne sono tra i vari oggetti che sono stati raccolti sui campi di battaglia in montagna, nei boschi come sulle pietraie d’alta quota, da Giuseppe Rama, appassionato di storia nazionale e alte cime. In quasi 15 anni di escursioni, di impervi percorsi e ritrovamenti, Rama ha raccolto tutto il materiale che ora ha messo a disposizione di tutti nella mostra rivolese. «Ho trovato la maggior parte degli oggetti sul gruppo dell’Adamello e del Pasubio, cioè in quei luoghi che sono stati teatro di battaglie e di scontri», precisa Rama. Ognuno di questi oggetti, poi, nasconde dentro di sé una storia, e va immaginato nelle mani di un soldato italiano o austriaco. «Tutti i cimeli che vengono esposti nella mostra devono suscitare una profonda emozione, perché in ognuno di essi c’è il vissuto di tante persone che fecero fino in fondo il loro dovere, con umiltà e sacrificio. Persone che vissero momenti terribili di sofferenza e che meritano di essere ricordate indistintamente. L’intento del museo, infatti, non è di suscitare curiosità fine a se stessa, ma di essere un luogo di conoscenza, memoria e rispetto». «Devo anzitutto ringraziare il sindaco di Rivoli e l’amministrazione comunale», sottolinea Rama «che si sono resi disponibili a questo progetto e si sono adoperati molti mesi per renderlo possibile. Per l’allestimento del museo, inoltre, voglio ricordare il prezioso aiuto di Mauro Ciaghi, del Museo storico della guerra di Rovereto, un amico che ha condiviso con me tante giornate in montagna alla ricerca di testimonianze. Non da ultimo, grazie anche al prezioso lavoro degli “Amici del Forte”, che hanno sistemato le sale e che curano sempre la manutenzione di tutto il forte». All’interno del museo sono state anche ricostruite una trincea e una baracca da trincea, con lanterne, un lampadario realizzato con fili di ferro, persino qualche scatoletta di medicinali e di vaselina. Inoltre, affianca i cimeli raccolti da Giuseppe Rama una ricca documentazione dell’epoca, in parte proveniente dall’archivio privato di Cesare Maria De Vecchi, ufficiale durante la guerra. Infine, a creare la giusta atmosfera, nel forte sono stati posizionati alcuni cannoni, un calibro 105 del 1918, un 75 e una contraerea da 40 millimetri, e una bandiera italiana fatta dalle mani delle donne di Fiume nel 1919.

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