Suggestiva crociera sul lago a bordo di vecchi bragozzi dalle vele colorate

Museo per antichi bragozzi?

03/07/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
cad.

Trasfor­mare por­to Cate­na, il sec­o­lare appro­do del­la cit­tà bena­cense, in un museo gal­leg­giante con all’ormeg­gio gli antichi bragozzi, che fino agli anni ’50 sol­ca­vano il Gar­da trasportan­do mer­ci d’og­ni genere. E fare in modo che le barche escano anche al largo per far riv­i­vere ai tur­isti la d’al­tri tem­pi. Ecco in sin­te­si la pro­pos­ta — un revival d’inizio sec­o­lo — di «Berto» Folet­ti, il popo­lare per­son­ag­gio del­l’am­bi­ente veli­co rivano, anco­ra lega­to al mon­do del­l’an­ti­ca nav­igazione per ragioni pro­fes­sion­ali: è l’u­ni­co super­stite garde­sano del­la glo­riosa stirpe dei «maestri d’ascia».«Le innu­merevoli foto d’e­poca, soprat­tut­to quelle otto­cen­tesche e dei pri­mi decen­ni di questo sec­o­lo, mostra­no por­to Cate­na con attrac­cati i bragozzi d’o­rig­ine veneziana con le carat­ter­is­tiche gran­di vele col­orate — spie­ga Folet­ti — L’aper­tu­ra delle due strade garde­sane ed i cam­bi­a­men­ti eco­nomi­ci e sociali del baci­no garde­sano han­no dec­re­ta­to il tra­mon­to del­la sec­o­lare epoca dei trasporti lacuali. I rivani dai capel­li bianchi, come il sot­to­scrit­to, ricor­dano che nel sec­on­do dopoguer­ra sul Gar­da nav­i­ga­vano gli ulti­mi scafi a vela da cari­co, poi abban­do­nati e demoli­ti. Alcune imbar­cazioni però han­no evi­ta­to l’in­glo­riosa fine, tra essi il bragoz­zo «Norge», che fu ormeg­gia­to a por­to S.Nicolò e poi trasfer­i­to in altre por­ti del lago. A suo tem­po furono rin­no­vate le strut­ture del­la bar­ca, che appartenne pri­ma al dot­tor Can­nob­bio e suc­ces­si­va­mente, per una quindic­i­na d’an­ni, a Guer­ri­no Delana. Il bragoz­zo si tro­va ora nel por­to di Bar­dolino ed è diven­ta­to un’ec­cezionale attrazione tur­is­ti­ca in quan­to, di tan­to in tan­to, è adibito ad escur­sioni sul lago». L’u­ti­liz­zo crocieris­ti­co è una delle pro­poste di «Berto» Folet­ti Egli è con­vin­to del­la rius­ci­ta del prog­et­to. In alcune local­ità del litorale adri­ati­co ed ulti­ma­mente a Gra­do — ricor­da Folet­ti — sono state allestite con suc­ces­so espo­sizioni di bragozzi. «Queste imbar­cazioni d’o­rig­ine veneziana con le carat­ter­is­tiche gran­di vele col­orate era­no di tre dimen­sioni — spie­ga il «mae­stro d’as­cia» — se sono introv­abili sul Gar­da, sono reperi­bili in buono sta­to nei por­ti del­l’Adri­ati­co. Per far­li ormeg­gia­re a por­to Cate­na non ser­vono spese esor­bi­tan­ti, quin­di sono sen­z’al­tro abbor­d­abili dal­l’ente pub­bli­co. A quest’ul­ti­mo toc­ca far­si cari­co del­l’ap­pronta­men­to del­l’inizia­ti­va per via del­l’enorme por­ta­ta tur­is­ti­ca e cul­tur­ale che esso com­por­ta. Sarà un’inizia­ti­va get­to­natis­si­ma, non solo per la marea dei tur­isti, far riv­i­vere por­to Cate­na come le foto d’e­poca, per giun­ta, con la pos­si­bil­ità di nav­i­gare nel gol­fo bena­cense con natan­ti del pas­sato. Per pas­sare dalle parole ai fat­ti, atten­do la disponi­bil­ità, spero rap­i­da, del­l’ente pub­bli­co, in par­ti­co­lare, dell’Apt».

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