Marino accetta la sfida di portare i turisti in Rocca: un «nuovo corso» è possibile

Museo per pochi? Il problema è «bruciante»

21/04/2001 in Avvenimenti
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo

E’ bas­ta­to buttare un ceri­no (sot­to for­ma di visi­ta «dal vivo» alle mostre del nelle vacanze pasquali: visi­ta che ha mes­so in luce lo scar­sis­si­mo suc­ces­so di pub­bli­co del­la cul­tura nos­trana) e subito la ques­tione del­la insuf­fi­ciente «pro­dut­tiv­ità tur­is­ti­ca» del­la Roc­ca è divam­pa­ta come una santabar­bara. Era quel­lo che vol­e­va­mo, ovvi­a­mente. E dob­bi­amo pren­dere atto con piacere che da più par­ti c’è grande disponi­bil­ità a par­lare del­l’ar­go­men­to, a con­frontar­si, a cer­care una via d’us­ci­ta. Parte con quest’ot­ti­ca — costrut­ti­va — anche la repli­ca del­l’asses­sore comu­nale alla cul­tura Lui­gi Mari­no, che ospi­ti­amo volen­tieri pro­prio per­chè non è (ed è lui stes­so a dir­lo) una «dife­sa d’uf­fi­cio». Ecco le argo­men­tazioni dell’assessore:«A parte i dati sulle pre­sen­ze (non com­pleti) e alcune val­u­tazioni sogget­tive sul­la bel­la mostra «Sguar­di garde­sani», riconosco che il tema fon­da­men­tale del­l’ar­ti­co­lo è un tema assai cal­do sul quale l’Am­min­is­trazione e i «tec­ni­ci» stan­no riflet­ten­do e lavo­ran­do. Purtrop­po, e anche le indagi­ni sta­tis­tiche lo dicono abbas­tan­za chiara­mente, le attiv­ità cul­tur­ali non sono mai state l’at­trazione mag­giore dei tur­isti che vis­i­tano Riva. La frase «a Riva tira il futile» è forse esager­a­ta, ma come tito­lo di richi­amo sug­gerisce l’aper­tu­ra di un dibat­ti­to al quale l’am­min­is­trazione non intende sottrarsi.Però, pur ammet­ten­do la provo­cazione costrut­ti­va, non pos­so evitare di ril­e­vare che il «giaci­men­to cul­tur­ale» Riva, ric­co del­l’am­bi­ente nat­u­rale e del­la sto­ria che si è sed­i­men­ta­ta nei sec­oli sul­la spon­da nord del , non si può cer­to con­sid­er­are «futile». La mia potrebbe sem­brare una dife­sa d’uf­fi­cio ad oltran­za, ma cre­do che cam­mi­nan­do per le vie di Riva si usufruis­ca già del «giaci­men­to cul­tur­ale e ambi­en­tale» di cui sopra. E’ vero, dob­bi­amo spin­gere ad un altro pas­so, quel­lo che Ser­gio Moli­nari ha com­pi­u­to il giorno di . Invece di sof­fer­mar­si nel­l’an­drone del­la Roc­ca, Ser­gio Moli­nari decide: «Io, invece, entro». Ben­venu­to, gli diciamo.E’ pro­prio ques­ta la sfi­da che sti­amo affrontan­do: portare la gente ad entrare nei luoghi dove la cul­tura non si gode solo passeg­gian­do e lec­ca­n­do il gela­to. E’ pure mio dovere ricor­dare che l’u­til­ità e la capac­ità di incidere nel­la vita cul­tur­ale di un Museo non è soltan­to val­utabile dal numero di per­sone che lo fre­quen­tano diret­ta­mente, ma anche dall’ essere volano del­la ricer­ca, depos­i­to orga­niz­za­to, luo­go di infor­mazione e pro­mozione cul­tur­ale. E bas­ta pen­sare alle migli­a­ia di pagine web che si com­pon­gono attin­gen­do al lavoro dei musei per capire l’im­por­tan­za del­la ges­tione del pat­ri­mo­nio stori­co cul­tur­ale di un territorio!Nelle prossime set­ti­mane, dopo 22 anni di lavori, la Roc­ca nel­la sua interez­za sarà final­mente data alle sue fun­zioni di Museo civi­co. Tut­ti gli spazi, com­pre­so il par­co ester­no e il mas­tio potran­no gio­care la parte che loro com­pete nel lavoro che il Museo svolge: ricer­ca e richi­amo del­l’at­ten­zione sul­la ricerca.Stiamo avvian­do prog­et­ti di coin­vol­gi­men­to degli ospi­ti attra­ver­so gli alber­ga­tori, sti­amo prog­et­tan­do per­cor­si nel­la cit­tà e nel museo con guide che par­lano più lingue, ma soprat­tut­to, ammet­to e dichiaro che sì, ci sti­amo pen­san­do, abbi­amo a cuore il prob­le­ma, la ques­tione in ogget­to è aper­ta e bru­ciante. Tut­tavia non pos­si­amo dimen­ti­care che ques­ta ques­tione ha a che fare con la carat­ter­is­tiche del­la soci­età con­tem­po­ranea di mas­sa. Quin­di anziché rin­cor­rere chi con­cepisce l’es­pe­rien­za del viag­gio sec­on­do sche­mi con­sum­isti­ci «usa e get­ta» e osti­nar­si a credere che è suf­fi­ciente mod­i­fi­care l’of­fer­ta cul­tur­ale, sarebbe più profi­c­uo (come autorevoli esper­ti di set­tore sug­geriscono da tem­po), perseguire una polit­i­ca di riqual­i­fi­cazione del­l’of­fer­ta turistica.Chiedo altre poche righe per rispon­dere ad una doman­da e per ret­ti­fi­care alcu­ni dati ripor­tati. L’ul­ti­mo incon­tro con il pres­i­dente del­l’Apt è del 27 feb­braio scor­so. I dati cor­ret­ti dei pri­mi mesi del­l’at­tiv­ità del museo per quan­to riguar­da l’an­no 2001: numero 1289 uten­ti. Di questi 258 pagan­ti, 281 omag­gio, 350 dalle scuole cit­ta­dine, 400 vis­ite alla mostra del «Piano fas­cia lago». A causa dei lavori di sis­temazione degli intonaci dei vani scala il museo è rimas­to chiu­so dal 5 mar­zo al 6 aprile. Ulti­mo dato, saliente direi: 262 pre­sen­ze sono rel­a­tive solo ai pri­mi otto giorni di aper­tu­ra dopo l’8 aprile. Vogliamo leg­ger­lo come l’inizio di un nuo­vo cor­so, e vogliamo sper­are che alla visi­ta di Ser­gio Moli­nari ne seguano altre, che altri dicano: «Io, invece, entro». E’ chiaro che sono i benvenuti».

Parole chiave: