È iniziato il convegno sulla Repubblica sociale italiana e le ultime ore del Duce sul lago di Como. Nuovi sprazzi di verità sulla fine, fra atti giudiziari e inchieste giornalistiche

Mussolini, luce sul mistero

21/05/2005 in Attualità
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

«Da Salò a Don­go, il dram­ma e l’enigma». Il con­veg­no, inizia­to ieri pomerig­gio nel salone del­la Domus, a fian­co del Duo­mo di Salò, ann­o­da i fili tra due local­ità entrate nel­la sto­ria: una sul Gar­da, con la Repub­bli­ca sociale ital­iana di Ben­i­to Mus­soli­ni; l’altra sul lago di Como, dove il Duce ha trascor­so le sue ultime ore. Fabio Andri­o­la, gior­nal­ista e autore tele­vi­si­vo ha spie­ga­to come gli ulti­mi giorni del­la Rsi abbiano avu­to un trat­ta­men­to stra­bi­co e, a volte, un po’ snob. Al cen­tro dell’attenzione soprat­tut­to gli avven­i­men­ti riguardan­ti la morte di Mus­soli­ni («che non vol­e­va andare in Svizzera, ciononos­tante si è con­tin­u­a­to a par­lare di tale pos­si­bil­ità»), i fat­ti di Don­go, la sparizione di impor­tan­ti somme e di doc­u­men­ti, la bru­tale fine di numerosi per­son­ag­gi di pri­mo piano. «Purtrop­po molti doc­u­men­ti sono andati dis­trut­ti, o mai prodot­ti – ricor­da Andri­o­la -. Inoltre talune deci­sioni non veni­vano for­mal­iz­zate. Il reso­con­to di ciò che accade nell’Arcivescovado di , ad esem­pio, è dovu­to ad alcune tes­ti­mo­ni­anze orali». Il gior­nal­ista ha affer­ma­to che a dis­tan­za di 60 anni man­ca anco­ra una ver­sione uffi­ciale, anche se impor­tan­ti tas­sel­li di ver­ità sono emer­si gra­zie a pro­ced­i­men­ti giudiziari (uno, nel ’54, ha vis­to pro­tag­o­nista Gio­van­ni­no Guareschi; un altro, nel ’57, è fini­to nel nul­la), a inchi­este accu­rate, a qualche rara scop­er­ta di doc­u­men­ti e alle mem­o­rie, spes­so intem­pes­tive. Aldo G. Ric­ci, sovrin­ten­dente dell’Archivio cen­trale del­lo Sta­to (tra i suoi ulti­mi lavori: «La Repub­bli­ca» per Il Muli­no e i dieci volu­mi sui ver­bali del Con­siglio dei min­istri dal ’43 al ’48, nel­la col­lana del Min­is­tero dei beni cul­tur­ali), ha sostenu­to che gli uomi­ni del­la Rsi han­no oper­a­to come Giano bifronte: impo­ten­ti o qua­si sul piano politi­co-mil­itare, poichè in ostag­gio ai tedeschi; attivi ed effi­ci­en­ti a liv­el­lo ammin­is­tra­ti­vo. Dopo avere por­ta­to avan­ti la rifor­ma sul­la statal­iz­zazione delle imp­rese dei set­tori vitali, e la social­iz­zazione di quelle con un cap­i­tale di almeno un mil­ione o con più di cen­to dipen­den­ti, colpisce (in par­ti­co­lare) la sedu­ta del 16 aprile ’45, in cui si dis­cute non solo del trasfer­i­men­to a Milano dei famil­iari dei min­istri, ma si pren­dono anche altre deci­sioni: lo sciogli­men­to delle comu­nità israelitiche e la con­fis­ca dei loro beni, il prosciogli­men­to del giu­ra­men­to di fedeltà al re, le norme dis­ci­pli­nari per gli uffi­ciali, ecc. Oreste Fop­pi­ani, dot­toran­do di ricer­ca pres­so l’Iuhei di Ginevra, assis­tente nell’Ateneo di Pavia, sta scriven­do una tesi sulle percezioni anglo-amer­i­cane del­la Rsi, durante l’occupazione allea­ta. Fop­pi­ani sta spul­cian­do gli archivi di Lon­dra e negli Sta­ti Uni­ti, sfoglian­do le rac­colte dei gior­nali, ecc. Si è sof­fer­ma­to, ad esem­pio, sulle dif­fi­coltà trovate (la frase di Dwight Eisen­how­er, pres­i­dente amer­i­cano, che parla­va di «sporco affare», com­pare in un libro e viene tagli­a­ta in un altro), sulle dis­crepanze nei rap­por­ti, sug­li scon­tri con­tinui. «La parte mil­itare è la più dif­fi­coltosa – aggiunge -. Non è facile avere i doc­u­men­ti. Nei prossi­mi mesi, però, si pro­ced­erà all’apertura di molti fal­doni. Sono con­vin­to ver­ran­no fuori anche i nomi di quan­ti, nel ’43, han­no cam­bi­a­to cam­po. Dalle carte pri­vate di Win­ston Churchill, lo sta­tista bri­tan­ni­co, sem­bra che gli ingle­si fos­sero favorevoli a un proces­so a Mus­soli­ni: una pic­co­la Norim­ber­ga ital­iana. Ma non ci fu comu­ni­cazione con gli amer­i­cani». E i tedeschi indi­carono ai par­ti­giani il camion su cui, nel­la zona di Don­go, si trova­va il Duce. Il con­veg­no si con­clud­erà oggi. Dalle 10 a mez­zo­giorno le relazioni di Gian­ni S. Rossi («I rap­por­ti ita­lo-tedeschi nei diari di Ser­afi­no Maz­zoli­ni»), Gugliel­mo Salot­ti («La crisi finale dei rap­por­ti con la Ger­ma­nia»), Mari­no Viganò («Il par­ti­to fascista e le ipote­si per la resa») e Aldo A Mola («Le varie ani­me del­la Resisten­za»). Dalle 15.30 in poi inter­ver­ran­no Glo­ria Gabriel­li («I pon­ti all’ultimo momen­to»), Lui­gi Ganap­i­ni («La forza del­la scon­fit­ta»), Giuseppe Par­la­to («La fine, pen­san­do al dopo») e Rober­to Chiari­ni («La con­te­sa del­la memo­ria»). Il 17 e 18 giug­no il con­veg­no si svol­gerà a Dongo.

Parole chiave: