Il monumento maggiormente rappresentativo della città festeggia il 450esimo anniversario. Un Comitato culturale al lavoro per il progetto di allestimento

Nasce il museo della Torre

26/01/2005 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Roberto Darra

Il 2005 sarà un anno impor­tante per uno dei più rap­p­re­sen­ta­tivi mon­u­men­ti del­la cit­tà di Lona­to, la torre civi­ca, per la quale, pro­prio quest’anno, ricorre il 450esimo anniver­sario dall’inizio del­la costruzione. E ora si vuole ideare al suo inter­no un stori­co che rac­col­ga ogget­ti e tes­ti­mo­ni­anze visive riprodotte su foto, dis­eg­ni e altro mate­ri­ale. È sta­to cre­ato un appos­i­to comi­ta­to cul­tur­ale con pres­i­dente ono­rario il sin­da­co Moran­do Peri­ni, pres­i­dente Pietro Malagni­ni (respon­s­abile del­la sezione Fan­ti), con­siglieri Ottavio Mar­coli, Oreste Fez­zar­di, l’imprenditore Andrea Pio­vanel­li, seg­re­taria Rosan­na Malagni­ni. È sta­to inoltre delim­i­ta­to provvi­so­ri­a­mente l’arco stori­co in cui si oper­erà: 1796, battaglia di Lona­to-Cas­tiglione, guerre risorg­i­men­tali, pri­ma e sec­on­da guerre mon­di­ali. Il comi­ta­to sta pren­den­do i pri­mi con­tat­ti per la rac­col­ta dei cimeli. Il Min­is­tero del­la dife­sa, per la parte mil­itare, ha asseg­na­to un pri­mo lot­to di armi storiche. Per ulte­ri­ori rar­ità di natu­ra socio-cul­tur­ale, c’è la disponi­bil­ità man­i­fes­ta­ta da alcu­ni pri­vati. La stesura del­lo statu­to muse­ale è in fase elab­o­ra­ti­va, men­tre il prog­et­to cre­ati­vo per l’allestimento del museo può con­tare su uno staff di vali­di architet­ti col­le­ga­to allo stu­dio Fez­zar­di. Si creerà uno spazio dove il vis­i­ta­tore ven­ga coin­volto tramite luci, suoni, immag­i­ni, a per­cor­rere tut­ti i piani del­la torre fino alle cam­pane, pun­to priv­i­le­gia­to di osser­vazione ver­so il ter­ri­to­rio lonatese. Sul­la base di notizie storiche esam­i­nate e dell’analisi delle carat­ter­is­tiche del man­u­fat­to, la pro­pos­ta di prog­et­to prevede di riportare l’accesso alla torre sul lato est dove, ad un’altezza di cir­ca 3 metri, rispet­to al piano stradale di via Ugo da Como, è chiara­mente vis­i­bile la pre­sen­za dell’antica por­ta di acces­so. Il prog­et­to prevede al pri­mo piano la sis­temazione dell’ingresso prin­ci­pale, com­p­rese la bigli­et­te­ria e la zona intro­dut­ti­va alla mostra; al pian­oter­ra si ripro­pone con un alles­ti­men­to l’originaria cel­la di deten­zione. Sebbene molto angus­ta, la strut­tura del­la scala di dis­tribuzione e di acces­so ai piani, di recente sis­temazione, rimar­rebbe sostanzial­mente invari­a­ta, men­tre per quan­to riguar­da i para­pet­ti in leg­no, attual­mente posti a pro­tezione del pavi­men­to irre­go­lare, se ne prevede la rimozione in favore dell’ampliamento del­la super­fi­cie disponi­bile per l’osservazione al pub­bli­co. Inizia­ta nel 1555 e ter­mi­na­ta nel 1589, la torre civi­ca lonatese venne dota­ta di tre cam­pane e di un orolo­gio mec­ca­ni­co. In orig­ine ter­mi­na­va con una cupo­let­ta in piom­bo, che però si riv­elò di dif­fi­cile e cos­tosa manuten­zione. Nel 1629 al pri­mo piano fu rica­va­ta una stan­za per il cam­pa­naro. La sua posizione giuridi­ca ai tem­pi del­la Repub­bli­ca di Venezia era tut­ta par­ti­co­lare. Infat­ti, sebbene fos­se stipen­di­a­to dal Comune, egli dipen­de­va esclu­si­va­mente dal provved­i­tore vene­to. Fino al 1797, anno in cui finì la dom­i­nazione vene­ta, nel­la torre era sit­u­a­to il carcere. Nel 1773 venne costru­ito il nuo­vo orolo­gio da Domeni­co Crespi di Cre­mona (il vec­chio orolo­gio, ope ra del bres­ciano Andrea Cal­le­gari, venne instal­la­to sul cam­panile del­la par­roc­chia). Nel 1880, insieme al altre opere, la parte ter­mi­nale del­la torre venne rifat­ta con la carat­ter­is­ti­ca mer­latu­ra attuale. Le cam­pane ven­nero fuse più volte. Nel 1943 ven­nero req­ui­site a scopo bel­li­co. Nuove cam­pane ven­nero fuse nel 1948 e issate sul­la torre nel 1949. Di grande pre­gio e impor­tan­za è il mec­ca­n­is­mo dell’orologio, cus­todi­to nel­la torre e recen­te­mente restau­ra­to. Per questo piano nel prog­et­to museo non si prevede alcun tipo di intervento.

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