A Novezzina si stanno ultimando le strutture per accogliere gli «occhi elettronici» che scruteranno il cielo Sarà aperto a esperti e studenti

Nasce l’osservatorio astronomico

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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Tem­po d’es­tate. Tem­po anche di stelle. Da guardare pure a occhio nudo, spe­cial­mente in mon­tagna, dove appaiono nitide e chiare, nel buio per­fet­to di not­ti non inquinate da luci arti­fi­ciali. Tra non molto anche nel Veronese sarà pos­si­bile vedere le stelle da vici­no. Pro­prio ai pie­di del , a Novezzi­na, sarà pos­si­bile osser­vare i cor­pi celesti da un vero osser­va­to­rio astro­nom­i­co. La strut­tura sta per essere com­ple­ta­ta. «Ci vor­ran­no quat­tro o cinque mesi per ulti­mare l’ed­i­fi­cio e due o tre mesi più tar­di arriver­an­no anche le attrez­za­ture», annun­cia l’asses­sore alla cul­tura Euge­nio Adamoli. Ieri pomerig­gio, in Comune, alcu­ni rap­prsen­tan­ti del­l’am­min­is­trazione han­no pre­sen­ta­to nei det­tagli il prog­et­to. «Final­mente adesso anche Verona, come Tren­to, Bres­cia, Vicen­za e in genere tut­to il Nord Est avrà il suo osser­va­to­rio astro­nom­i­co pub­bli­co», ha com­men­ta­to Adamoli . «Così si col­ma una lacu­na che è strana in una cit­tà come la nos­tra dove l’as­trono­mia è sta­ta una scien­za tut­t’al­tro che trascu­ra­ta». E snoc­ci­o­la esem­pi del pas­sato: “Giro­lamo Fra­cas­toro, nel ‘500, e Francesco Bian­chi­ni, un sec­o­lo e mez­zo più tar­di, era­no sta­ti acu­ti osser­va­tori del cielo. Poi intorno al 1740 il march­ese Sci­p­i­one Maf­fei fece riattare nel­la tor­ret­ta anco­ra vis­i­bile del suo Palaz­zo in stradone San Fer­mo una speco­la, che fun­zionò per cir­ca quindi­ci anni». Quar­an­ta­sei anni dopo il veronese Anto­nio Cagno­li, seg­re­tario di un ambas­ci­a­tore veneziano tornò da Pari­gi, dove ave­va stu­di­a­to astrono­mia, e istal­lò sul tet­to di casa, in via Quat­tro Spade, il suo tele­sco­pio. Anche oggi sono numerose le specole sparse per la provin­cia, ma sono tutte pri­vate. Ma ques­ta è sto­ria. Ora è il momen­to di guardare al futuro prossi­mo: la galat­ti­ca strut­tura è in costruzione e in dirit­tura d’arrivo. La tec­nolo­gia è avan­za­ta. «Gli stru­men­ti prin­ci­pali saran­no due tele­scopi del­la classe di 40 cen­timetri di diametro istal­lati, rispet­ti­va­mente, in una cupo­la soprael­e­va­ta e in una strut­tura al piano ter­ra con tet­to scor­rev­ole», spie­ga Adamoli. «Il pri­mo di questi sarà uti­liz­za­to per la ricer­ca, ad esem­pio per lo stu­dio dei cor­pi minori del sis­tema solare, delle stelle vari­abili e delle atmos­fere plan­e­tarie». Molto impor­tante è il legame stret­to che Fer­rara di Monte Bal­do ha instau­ra­to con il Cir­co­lo Astro­fili Verone­si. Da ven­ticinque anni il grup­po si ded­i­ca alla dif­fu­sione del­la cul­tura astro­nom­i­ca. Il sodal­izio con­ta 130 soci e si occu­perà del­la ges­tione dell’Osservatorio, pur restandone il Comune il pro­pri­etario. Gli uten­ti, però, non saran­no solo i soci del Cir­co­lo Astro­fili Verone­si: «Anche stu­den­ti o grup­pi di stu­den­ti che desider­a­no acquisire cred­i­ti o svol­gere ricerche in modo più atti­vo e sti­molante potran­no fruirne», pre­cisa Adamoli. Un meto­do di stu­dio all’insegna dell’innovazione, per­ché la cupo­la che dom­i­na la strut­tura è dota­ta di un sis­tema di automazione che sarà intera­mente gestibile via Inter­net». «Così», con­tin­ua Adamoli, «dopo aver val­u­ta­to lo sta­to del cielo con tele­camere, sarà pos­si­bile aprire la cupo­la da casa o da scuo­la, puntare a qual­sivoglia obi­et­ti­vo, fare riprese gra­zie ad uno spe­ciale occhio elet­tron­i­co e scari­car­le poi anche sul pro­prio com­put­er». Pare fan­ta­scien­za, ma non è fini­ta qui: «Un sen­sore di piog­gia coman­derà la chiusura auto­mat­i­ca del­lo stru­men­to in caso di mal­tem­po». Quin­di c’è il sec­on­do tele­sco­pio, altret­tan­to potente, ma ded­i­ca­to alla didat­ti­ca. «Sarà facil­mente acces­si­bile anche ai por­ta­tori di hand­i­cap». In quan­to al tet­to apri­bile non è un det­taglio: «Per­ché con­sente una visione molto ampia del­la vol­ta celeste e rende il sito ide­ale per avvic­inare all’astronomia stu­den­ti anche delle medie infe­ri­ori, tur­isti, vis­i­ta­tori occa­sion­ali». C’è quin­di la sala con­feren­ze, dove è pre­vista la proiezione in diret­ta delle immag­i­ni cap­tate dai tele­scopi: «Una real­iz­zazione impens­abile fino pochi anni fa», con­clude Adamoli, «e par­ti­co­lar­mente utile per mostrare gli ogget­ti astro­nomi­ci a grup­pi numerosi sen­za obbli­gar­li ad avvic­i­nar­si allo strumento».

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