52 opere, con una predilezione per il ritratto e la pittura lombardo-veneta. Giuseppe Alessandra sceglie i musei Mazzucchelli come sede privilegiata per la sua collezione

Nasce un nuovo museo in Lombardia

14/11/2007 in Mostre
Di Luca Delpozzo

È con orgoglio ed entu­si­as­mo che Mas­si­m­il­iano Capel­la, diret­tore dei , annun­cia l’apertura, pre­vista per il prossi­mo 22 novem­bre, all’interno del­la Fon­dazione Gia­co­mi­ni Meo Fiorot, del­la Pina­cote­ca Giuseppe Alessan­dra. Una nuo­va, impor­tante realtà muse­ale, che vede il prezioso con­trib­u­to e patrocinio del­la , dell’International Muse­ums and Arts Foun­da­tion, oltre al patrocinio del­la Provin­cia di Bres­cia e del Comune di Mazzano.Si trat­ta dell’acquisizione in depos­i­to dal­la Collezione dell’architetto tre­vi­giano Giuseppe Alessan­dra di 52 opere — tra dip­in­ti, scul­ture e dis­eg­ni — data­bili a par­tire dal XIII sec­o­lo e ricon­ducibili ad alcu­ni dei più impor­tan­ti pit­tori rinasci­men­tali di area lom­bar­do vene­ta; tra questi, spic­cano i nomi di Vit­tore Carpac­cio, Paris Bor­don, Tin­toret­to e Tiziano, accan­to ad altri illus­tri maestri del­la pit­tura inter­nazionale del XVI e XVII sec­o­lo, come Van Dyck e Zur­baran. La sede stes­sa dei Musei — nell’ala occi­den­tale di , uni­ca evi­den­za architet­ton­i­ca neopal­la­di­ana in Lom­bar­dia — ben si pres­ta ad accogliere una collezione cos­ti­tui­ta preva­len­te­mente da opere di artisti che han­no lavo­ra­to per lo più in ter­ri­to­rio vene­to e lom­bar­do: una nat­u­rale fusione tra opere e ambi­en­ti, un per­cor­so che dal­la sec­on­da metà del Due­cen­to ci accom­pa­gna fino alla pri­ma metà del Novecento.La dis­po­sizione delle opere lun­go l’itinerario di visi­ta segue la natu­ra stes­sa del­la Collezione; un’esposizione che val­oriz­za il pro­fi­lo orig­i­nario del­la rac­col­ta, arti­co­la­to in quat­tro sezioni:- La collezione Giuseppe Alessan­dra, vuole ren­dere ragione del­la sto­ria del­la rac­col­ta e del suo carat­tere poliedri­co medi­ante l’esposizione di 26 opere — tra scul­ture, dis­eg­ni e dip­in­ti — accostate sec­on­do un cri­te­rio trasver­sale;- L’arte sacra, risponde, invece, ad un cri­te­rio tem­ati­co, aven­do per ogget­to i dip­in­ti e le scul­ture di tema reli­gioso, acco­sta­ti in sequen­za crono­log­i­ca;- Il ritrat­to, illus­tra il genere pre­pon­der­ante all’interno del­la collezione, con 16 dip­in­ti ordi­nati per tipolo­gia e sec­on­do un ordine crono­logi­co;- Indagi­ni tec­niche, pre­sen­ta, sec­on­do una con­cezione muse­ale inno­v­a­ti­va, i risul­tati delle indagi­ni tec­niche ese­gui­te su alcune opere del­la collezione.Una pas­sione, quel­la di Giuseppe Alessan­dra per il ritrat­to, che si rica­va anche dall’alta qual­ità dei pezzi, tra i quali spic­cano il Bus­to di ori­en­tale di Vit­tore Carpac­cio; il Ritrat­to di Sebas­tiano Venier di Jacopo Tin­toret­to; il Ritrat­to di don­na in rosso la Violante di Paris Bor­don; lo stra­or­di­nario Ritrat­to d’uomo con tes­chio di cav­al­lo di Pietro del­la Vec­chia, che con piacev­ole sor­pre­sa abbi­amo scop­er­to essere il Ritrat­to di Gior­gione; il Ritrat­to di gio­vane di San­ti di Tito, immag­ine con cui si è scel­to di comu­ni­care la Pina­cote­ca; fino al Ritrat­to di gen­tilu­o­mo dell’inizio del XIX sec­o­lo dip­in­to da Gian­nan­drea Rusteghel­lo, in depos­i­to — dal 1987 ad oggi — al Museo Civi­co Bai­lo di Treviso.Con quest’operazione, si intende riu­nire un nucleo con­sis­tente del­la Collezione Alessan­dra, che van­ta oltre 200 opere, in un con­testo coer­ente con l’idea che fin dal­la sua nasci­ta l’ha sostenu­ta. A par­tire dai pri­mi acquisti da parte dell’architetto nel 1957, su invi­to del­la madre appas­sion­a­ta d’arte; fino ad arrivare al nucleo più inter­es­sante, che risente del­la fre­quen­tazione a Venezia pri­ma di Pietro Zam­pet­ti, allo­ra diret­tore alle Belle Arti del­la cit­tà, poi dei gran­di stori­ci dell’arte vene­ta, da Fioc­co a Pal­luc­chi­ni, da Longhi a Val­canover, Pig­nat­ti, Car­li, che l’hanno guida­to nel­la conoscen­za del­la pit­tura veneziana rinasci­men­tale e del ritrat­to in particolare.Questa in sin­te­si, la sto­ria di Giuseppe Alessan­dra, alto rap­p­re­sen­tante di quel collezion­is­mo nuo­vo che si affac­cia nel Nove­cen­to, non nec­ces­sari­a­mente lega­to a una tradizione famil­iare, a fat­tori politi­ci o eco­nomi­ci come vuole la sto­ria, ma più sem­plice­mente moti­va­to dal­la pro­pria propen­sione e dal­la pos­si­bil­ità di viag­gia­re, inter­a­gire, conoscere, acquistare e scam­biare; una figu­ra con­sapev­ole, mod­er­na, che si è costru­i­ta attra­ver­so la pro­pria sen­si­bil­ità artis­ti­ca, lo stu­dio e la pos­si­bil­ità di dialog­a­re diret­ta­mente con le opere esposte nei musei e nelle gran­di mostre che a cav­al­lo tra gli anni ’40 e ’50 del Nove­cen­to pren­dono il via.A lui va la gra­di­tu­dine di Mas­si­m­il­iano Capel­la, diret­tore dei Musei Maz­zuc­chel­li, ma pri­ma anco­ra di Piero Gia­co­mi­ni (Conegliano Vene­to, 1935), indus­tri­ale biochim­i­co, e ideal­mente di Fran­ca Meo (Tre­vi­so, 1939 — Bres­cia, 1999), poet­es­sa e scrit­trice, ideatori del­la Fon­dazione che gestisce i Musei, arric­chi­ta dal 2006 dal lasc­i­to di Dino Fiorot (Tre­vi­so, 1919), pro­fes­sore emer­i­to di Filosofia Polit­i­ca dell’ di Pado­va, e di Car­men Meo (Tre­vi­so, 1925), psi­cope­d­a­goga e scrit­trice, esper­ta in cre­ativ­ità infan­tile, i quali vedono nell’ampliamento delle rac­colte muse­ali la nat­u­rale pros­e­cuzione del loro pensiero.Non solo, è dal 2005 che la direzione dei Musei — accan­to al nat­u­rale e quo­tid­i­ano lavoro di stu­dio, di riordi­no e di tutela delle collezioni per­ma­nen­ti — ha ded­i­ca­to par­ti­co­lare atten­zione al recu­pero e all’ampliamento degli spazi espos­i­tivi, così da acquisire due nuove gal­lerie per le mostre tem­po­ra­nee; uno spazio fun­zionale per l’attività didat­ti­ca e per il Cen­tro di Cre­ativ­ità Car­men Meo Fiorot; una sala per la Sezione dis­eg­ni, inci­sioni e stampe, che si è inau­gu­ra­ta ai pri­mi di otto­bre all’interno del Museo del e del Cavat­ap­pi; e, con som­mo orgoglio, un nuo­vo per­cor­so espos­i­ti­vo per­ma­nente: la Pina­cote­ca Giuseppe Alessan­dra. L’intenzione dei Musei Maz­zuc­chel­li* è ora quel­la di garan­tire la con­ser­vazione delle opere esposte e di appro­fondire il loro stu­dio e la con­tin­ua val­oriz­zazione, medi­ante inizia­tive diverse che van­no dal­la sche­datu­ra alla real­iz­zazione di pub­bli­cazioni, a mostre dossier.Un pri­mo lavoro di riordi­no è sta­to già con­dot­to dal grup­po di stu­diosi inter­venu­to atti­va­mente nel­la fase di sche­datu­ra delle opere esposte. Nel cat­a­l­o­go, a cura di Sil­vana Edi­to­ri­ale, ven­gono pre­sen­tati nuovi testi crit­i­ci aggior­nati sulle più recen­ti indagi­ni stilis­tiche e tec­niche, accan­to a due schede di cat­a­l­o­go già note, redat­te da Pietro Zam­pet­ti che per pri­mo ha stu­di­a­to gran parte del­la collezione Alessan­dra (Un’ipotesi per il gio­vane Raf­fael­lo in “Arte Doc­u­men­to”, 1998, pp. 453–456; Un ined­i­to “Cristo por­tacroce” e un nuo­vo prob­le­ma gior­gionesco, in Arte dal Goti­co al Nove­cen­to. Con­tribu­ti e schede, Tre­vi­so 2003, pp. 22–24), e che oggi ven­gono ripro­poste in atte­sa di nuovi sug­ger­i­men­ti e let­ture critiche.Siamo cer­ti che questo è solo il pri­mo pas­so di un per­cor­so che ci auguri­amo pos­sa essere di nuo­va conoscen­za ver­so una parte del nos­tro pat­ri­mo­nio artis­ti­co che, gra­zie all’atto gen­eroso di un pri­va­to, viene mes­so a dis­po­sizione di un pub­bli­co sem­pre più vas­to.