A Verona si è tenuta la prima riunione operativa tra sindaci, Provincia, Aipo e Autorità di bacino dell’Adige

Nasce una lobby per il Garda

Di Luca Delpozzo
Francesca Mazzola

L’aveva chi­es­ta Pietro Meschi, sin­da­co di Bar­dolino, scriven­do ad Elio Mose­le e ai col­leghi. E ieri pomerig­gio la pri­ma riu­nione oper­a­ti­va tra gli inter­es­sati alla salute e ai liv­el­li del Gar­da si è svol­ta, anche se per pochi inti­mi. A con­vo­care il tavo­lo la Provin­cia, sot­to la direzione dell’assessore all’ecologia Luca Colet­to, ma una pun­ta­ta in Sala Rossa l’ha fat­ta anche il pres­i­dente Mose­le, sen­si­bile alle richi­este di «democrazia», come ha sot­to­lin­eato, «dal momen­to che cre­do che il vero fed­er­al­is­mo sia quel­lo delle autonomie locali».Oltre ai padroni di casa, a Verona si sono pre­sen­tati i sin­daci di Bar­dolino Pietro Meschi e di Peschiera , l’assessore all’ecologia di Mal­ce­sine Car­lo Chin­car­i­ni. Pre­sen­ti e doc­u­men­tati i tec­ni­ci del­la ges­tione delle acque, ovvero l’ingegner Lui­gi Mille, diri­gente dell’Agenzia inter­re­gionale per il fiume Po (Aipo) da cui dipende il fun­zion­a­men­to del­la diga di Salionze, e per l’Autorità di baci­no dell’Adige il diri­gente Rena­to Angheben.Di sot­to­fon­do il decre­to volu­to dal com­mis­sario gov­er­na­ti­vo all’emergenza idri­ca Bernar­do de Bernar­di­nis e la fac­cen­da del­la Mori Tor­bole, schierati tut­ti per­ché la gal­le­ria non ven­ga mai aper­ta a parte Man­to­va, dove è notizia di ieri che Confa­gri ha già rac­colto set­temi­la firme per­ché invece si scarichi l’Adige nel lago e si pen­sa a un ricor­so con­tro i ricor­si del­la che vogliono can­cel­lare anche solo l’ipotesi di un effet­ti­vo uti­liz­zo del­la galleria.Ebbene, per ridi­men­sion­are qual­si­asi peri­co­lo è inter­venu­to l’ingegner Lui­gi Mille ricor­dan­do la legge: «La Mori Tor­bole si può aprire solo per scon­giu­rare che una piena dell’Adige som­mer­ga Verona». Colet­to ha chiosato: «Insom­ma, è un fal­so prob­le­ma. Per ipo­tiz­zare un uti­liz­zo ai fini irrigui bisognerebbe pri­ma cam­biare la legge». Inoltre il prob­le­ma per ora è remo­to. Anco­ra Mille: «Questo non è cer­to anno da emer­gen­ze idriche. L’acqua nel lago c’è e non avre­mo prob­le­mi. Purtrop­po la nor­ma­ti­va di set­tore risale agli anni ses­san­ta e andrebbe riv­is­i­ta­ta. Un pri­mo pun­to impor­tante è quel­lo di pen­sare a una pro­gram­mazione non più annuale, ma pluri­en­nale del­la ges­tione delle risorse idriche».In ques­ta direzione si sta già lavo­ran­do. «Giovedì», ha con­fer­ma­to il diri­gente dell’Autorità di baci­no dell’Adige Angheben, «su indi­cazione del com­mis­sario pre­sen­ter­e­mo una pri­ma ipote­si di sis­tema di immagazz­i­na­men­to dell’acqua, che las­cia fuori il Gar­da e prevede accu­muli da ver­sare allo scol­ma­tore Fos­se Poz­zo­lo sfrut­tan­do invasi già esisten­ti». Le com­pe­ten­ze tec­niche ci sono e, sec­on­do le inten­zioni già espresse dall’assessore regionale Gian­car­lo Con­ta, anche le risorse economiche.Contenti dell’esito dell’incontro i sin­daci, in quan­to la riu­nione si intende come base oper­a­ti­va del­la costruzione di una lob­by di isti­tuzioni che d’ora in poi lavor­eran­no unite per ottenere un gius­to equi­lib­rio nel­la ges­tione dell’acqua del Garda.Tra le richi­este che la Provin­cia porterà avan­ti, quel­la riv­ol­ta al Man­to­vano di rivedere i sis­te­mi irrigui, sos­tituen­doli con i meno onerosi meto­di a piog­gia o a goccia.