A Verona si è tenuta la prima riunione operativa tra sindaci, Provincia, Aipo e Autorità di bacino dell’Adige

Nasce una lobby per il Garda

Di Luca Delpozzo

L’aveva chiesta Pietro Meschi, sindaco di Bardolino, scrivendo ad Elio Mosele e ai colleghi. E ieri pomeriggio la prima riunione operativa tra gli interessati alla salute e ai livelli del Garda si è svolta, anche se per pochi intimi. A convocare il tavolo la Provincia, sotto la direzione dell’assessore all’ecologia Luca Coletto, ma una puntata in Sala Rossa l’ha fatta anche il presidente Mosele, sensibile alle richieste di «democrazia», come ha sottolineato, «dal momento che credo che il vero federalismo sia quello delle autonomie locali».Oltre ai padroni di casa, a Verona si sono presentati i sindaci di Bardolino Pietro Meschi e di Peschiera Umberto Chincarini, l’assessore all’ecologia di Malcesine Carlo Chincarini. Presenti e documentati i tecnici della gestione delle acque, ovvero l’ingegner Luigi Mille, dirigente dell’Agenzia interregionale per il fiume Po (Aipo) da cui dipende il funzionamento della diga di Salionze, e per l’Autorità di bacino dell’Adige il dirigente Renato Angheben.Di sottofondo il decreto voluto dal commissario governativo all’emergenza idrica Bernardo de Bernardinis e la faccenda della Mori Torbole, schierati tutti perché la galleria non venga mai aperta a parte Mantova, dove è notizia di ieri che Confagri ha già raccolto settemila firme perché invece si scarichi l’Adige nel lago e si pensa a un ricorso contro i ricorsi della Comunità del Garda che vogliono cancellare anche solo l’ipotesi di un effettivo utilizzo della galleria.Ebbene, per ridimensionare qualsiasi pericolo è intervenuto l’ingegner Luigi Mille ricordando la legge: «La Mori Torbole si può aprire solo per scongiurare che una piena dell’Adige sommerga Verona». Coletto ha chiosato: «Insomma, è un falso problema. Per ipotizzare un utilizzo ai fini irrigui bisognerebbe prima cambiare la legge». Inoltre il problema per ora è remoto. Ancora Mille: «Questo non è certo anno da emergenze idriche. L’acqua nel lago c’è e non avremo problemi. Purtroppo la normativa di settore risale agli anni sessanta e andrebbe rivisitata. Un primo punto importante è quello di pensare a una programmazione non più annuale, ma pluriennale della gestione delle risorse idriche».In questa direzione si sta già lavorando. «Giovedì», ha confermato il dirigente dell’Autorità di bacino dell’Adige Angheben, «su indicazione del commissario presenteremo una prima ipotesi di sistema di immagazzinamento dell’acqua, che lascia fuori il Garda e prevede accumuli da versare allo scolmatore Fosse Pozzolo sfruttando invasi già esistenti». Le competenze tecniche ci sono e, secondo le intenzioni già espresse dall’assessore regionale Giancarlo Conta, anche le risorse economiche.Contenti dell’esito dell’incontro i sindaci, in quanto la riunione si intende come base operativa della costruzione di una lobby di istituzioni che d’ora in poi lavoreranno unite per ottenere un giusto equilibrio nella gestione dell’acqua del Garda.Tra le richieste che la Provincia porterà avanti, quella rivolta al Mantovano di rivedere i sistemi irrigui, sostituendoli con i meno onerosi metodi a pioggia o a goccia.

Francesca Mazzola

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