La difficile situazione economica determina una brusca inversione di tendenza sul lago di Garda. A Desenzano resteranno chiusi sette esercizi su dieci

Natale magro per gli alberghi

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Di Luca Delpozzo
Lago di Garda

in famiglia: per la gente comune è una cara tradizione, ma per chi fa l’albergatore non è pro­prio il mas­si­mo. Sig­nifi­ca che i tur­isti non arriver­an­no, o che saran­no meno numerosi degli anni scor­si. E che, allo­ra, tan­to vale chi­ud­ere l’hotel, man­dare a casa il per­son­ale e man­gia­re un amaro panet­tone aspet­tan­do la Pasqua. Sta succe­den­do a Desen­zano, dove solo il 30 per cen­to degli alberghi resterà aper­to durante le fes­tiv­ità natal­izie: non ci sono preno­tazioni e non vale la pena di sper­are in qualche tur­ista di pas­sag­gio. Ma il dato è da guardare con atten­zione per­ché rap­p­re­sen­ta un record neg­a­ti­vo: di soli­to, gli anni scor­si, sot­to Natale qui resta­va aper­to il 60 per cen­to cir­ca delle strut­ture ricettive. Desen­zano è da sem­pre una for­tu­na­ta eccezione rispet­to ad altri cen­tri più pic­coli, dove il tur­is­mo ha una sta­gion­al­ità più mar­ca­ta. Ma il Natale 2002 par­la di crisi. «Non abbi­amo le mon­tagne, non abbi­amo le piste da sci, ma a Desen­zano un po’ di tur­is­mo c’è sem­pre sta­to anche d’inverno. Quest’anno non sarà così — dice Save­rio Zil­iani, tito­lare del Riv­iera e pres­i­dente dell’associazione Hotels Pro­mo­tion -. Preno­tazioni? Se dico che non ce n’è sta­ta nes­suna mi avvi­ci­no al dato reale, e allo­ra qua­si tut­ti chi­ud­er­e­mo per almeno per qualche giorno: molti alber­ga­tori riapri­ran­no per : per quell’occasione arriverà gente, ma resterà soltan­to due giorni e poi ripar­tirà las­cian­do gli alberghi vuoti fino a Pasqua». Vac­che magre, più magre del soli­to. E non è più l’effetto dell’11 set­tem­bre, ma il seg­nale di una crisi più pro­fon­da, più com­p­lessa. Non la pau­ra di atten­tati, ma la pau­ra di restare sen­za sol­di. «Ital­iani ed europei sono pre­oc­cu­pati per la situ­azione eco­nom­i­ca, meno dis­posti a spendere per le vacanze di Natale, e questo è un dato gen­erale che mi pare sia sot­to gli occhi di tut­ti», sostiene anco­ra il pres­i­dente degli alber­ga­tori desen­zane­si. Ma sarebbe trop­po facile, inutil­mente sbriga­ti­vo puntare il dito solo sul­la con­giun­tu­ra inter­nazionale. Ci sono anche cause locali, e Zil­iani non si sot­trae all’analisi. «Il Gar­da è un bel pos­to, ma bisogna dare qualche moti­vo in più alla gente per venire qui e per restare più dei soli­ti due o tre giorni: pen­so ad esem­pio al tur­is­mo con­gres­suale, che vede Desen­zano in forte ritar­do rispet­to ad altri comu­ni del lago. Pur essendo la cit­tad­i­na più grande di tut­to il Gar­da con i suoi 25 mila abi­tan­ti, non ha un vero palaz­zo dei con­gres­si e la sala del Tode­s­chi­ni, con i suoi 180 posti, non è in gra­do di atti­rare con­veg­ni impor­tan­ti». La pro­va? «La pro­va è nel fat­to che il con­gres­so nazionale di immunolo­gia ha scel­to Gar­done, e che la con­ven­tion del Club Alpino Ital­iano, pre­vista per feb­braio, ha scel­to Sirmione per­ché lì ha trova­to un pala­con­gres­si di dimen­sioni suf­fi­ci­en­ti, taglian­do fuori Desen­zano. Non sono lamentele di bot­te­ga: come si può pre­tendere di portare tur­is­mo, in inver­no, in una cit­tà sen­za pala­con­gres­si, sen­za palas­port, sen­za inizia­tive di richi­amo almeno dis­cre­to?» La rispos­ta è nel­la ser­a­ta natal­izia: chiusi sette alberghi su dieci.

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