Sorvegliati speciali dalle telcamere 24 ore su 24

Nati al Parco Natura Viva di Bussolengo 4 fratellini di cicogna nera

11/05/2020 in Attualità
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Di Redazione

Sono quat­tro e anche quan­do si stringono ala ad ala, è ormai impos­si­bile per i gen­i­tori far­li sparire sot­to di sé per scal­dar­li. Il più grandi­cel­lo rag­giunge qua­si i 250 gram­mi ma due set­ti­mane fa, alla nasci­ta, super­a­vano di poco il mez­zo etto di peso: i pic­coli fratel­li di cicogna nera stan­no bene e il con­trol­lo vet­eri­nario di questo fine set­ti­mana ha resti­tu­ito ottime sper­anze che pos­sano pros­eguire il prossi­mo mese sen­za intop­pi. Dalle tele­camere pun­tate su di loro 24 ore su 24 appaiono una mam­ma e un papà bravis­si­mi, uni­ca cop­pia d’Italia di cicogne nere, che si dan­no il cam­bio sul nido come fos­sero ben rodati ma che si trovano alla loro pri­ma espe­rien­za insieme.

Sono sta­ti molto bravi fin da subito — spie­ga Camil­lo San­dri, vet­eri­nario e diret­tore tec­ni­co del di Bus­solen­go — e di cinque uova deposte, ne han­no por­tate fino a questo pun­to ben quat­tro. A turno offrono da man­gia­re pesce e carne varia che rig­ur­gi­tano nel nido, ren­den­do il pas­to prezioso per­ché ric­co di enz­i­mi diges­tivi”. Due dei quat­tro fratel­li appaiono un pochi­no più gran­di degli altri ma è anche vero che le uova non si schi­udono con­tem­po­ranea­mente e che questi pic­coli sono nati nell’arco di 72 ore. “Rimar­ran­no nell’alto nido costru­ito con leg­netti, pic­cole ramaglie e foglie anco­ra un paio di mesi — con­clude San­dri — ma per diventare com­ple­ta­mente indipen­den­ti dai gen­i­tori ci vor­rà qualche set­ti­mana in più”. Per le cicogne nere l’allevamento del­la pro­le è una bel­la pro­va di con­di­vi­sione famil­iare: gen­eral­mente entram­bi i gen­i­tori si divi­dono la costruzione del nido anche se è il mas­chio a sceglierne posizione e mate­ri­ali da uti­liz­zare. Sarà poi la fem­mi­na ad assem­blar­lo con quan­to procu­ra­tole.

La cicogna nera è inseri­ta nel­la Lista Rossa delle specie a ris­chio estinzione dell’Unione Inter­nazionale per la Con­ser­vazione del­la Natu­ra ed è sogget­ta ad una minac­cia cres­cente per moltissime specie di uccel­li, migra­tri­ci in par­ti­co­lar modo: “L’impatto con­tro le linee elet­triche — spie­ga Cesare Avesani Zabor­ra, diret­tore sci­en­tifi­co del Par­co Natu­ra Viva — affol­lano soprat­tut­to i cieli delle zone antropiz­zate e spes­so, risul­tano fatali durante i lunghi viag­gi di migrazione. Questi uccel­li com­pi­ono migrazioni lunghe tra i 5mila e i 7mila chilometri e han­no bisog­no di volare sen­za incon­trare peri­coli posti dall’uomo, sostare e cibar­si sen­za rischiare di morire pri­ma di giun­gere alla meta”.
Ed è sta­ta pro­prio la “con­net­tiv­ità” il tema del­la Gior­na­ta Mon­di­ale degli Uccel­li Migra­tori che si è svol­ta ieri.

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