Si conclude la spettacolare mostra per i trent’anni dell’azienda

Natura, idee e tecnologia la ricetta verde di Paghera

Di Luca Delpozzo
Lonato

Restano solo poche ore per vis­itare gli splen­di­di gia­r­di­ni e le real­iz­zazioni di «gar­den design» che si pos­sono ammi­rare da Paghera, soci­età leader del verde, nel­la sua sede stor­i­ca alle porte di Lona­to, lun­go la ex statale. Chi­ude infat­ti i bat­ten­ti stasera la sug­ges­ti­va mostra volu­ta forte­mente da Gian­fran­co Paghera non solo per cel­e­brare 30 anni di attiv­ità (in realtà l’azien­da è pre­sente da oltre mez­zo sec­o­lo), ma anche per brindare all’im­por­tante riconosci­men­to arriva­to dal­l’Is­ti­tu­to per il Com­mer­cio Estero, che ha scel­to pro­prio Paghera come «tes­ti­mo­ni­al» del­l’ar­chitet­tura pae­sag­gis­ti­ca e del­la cul­tura del verde nel mon­do. E non è fini­ta, per­chè il min­istro delle Attiv­ità Pro­dut­tive, Anto­nio Marzano, a propos­i­to dell’elegante pub­bli­cazione data alle stampe per questo even­to, ha usato parole di elo­gio fuori dal­la retor­i­ca, indi­can­dola come «un mes­sag­gio del­la nos­tra cul­tura alle altre nazioni». A vis­itare la mostra di Paghera è anche arriva­to il min­istro delle Politiche agri­cole, Gian­ni Ale­man­no, che si è intrat­tenu­to con il man­age­ment del­la soci­età. Cer­ta­mente, Gian­fran­co Paghera è uno dei pochi impre­sari del verde e architet­ti del pae­sag­gio che, oltre ad occu­par­si di real­iz­zazioni, investe le sue risorse e la sua sen­si­bil­ità nei pro­ces­si di riforestazione in vari Pae­si del mon­do, dis­in­quinan­do e ripopolan­do boschi, altri­men­ti con­dan­nati a scom­par­ire. In tut­ta ques­ta attiv­ità, a trat­ti fre­net­i­ca ma sem­pre piani­fi­ca­ta, Paghera si avvale di un esclu­si­vo team di pro­fes­sion­isti, di ricer­ca­tori, di tec­ni­ci spe­cial­iz­za­ti e di arti­giani. Ma il cuore del­l’azien­da res­ta il set­tore del­la prog­et­tazione, nel quale si esprime al meglio la filosofia verde di Paghera. L’amore e il rispet­to per la natu­ra, abbinati alla tec­nolo­gia, per­me­t­tono di svilup­pare soluzioni ambi­en­tali che sono allo stes­so tem­po avveniris­tiche e sub­li­mi. Le ricostruzioni vir­tu­ali ne sono un esem­pio: il cliente riesce ad emozionar­si solo veden­do le immag­i­ni dei prog­et­ti. Attra­ver­san­do gli spazi espos­i­tivi il vis­i­ta­tore che anco­ra non ha avu­to la pos­si­bil­ità di recar­si a Lona­to non può che rimanere incan­ta­to: oltre alle com­po­sizioni flo­re­ali, alle piante raris­sime, alle scenografie d’in­terni, la rasseg­na di Paghera pro­pone le prog­et­tazioni di gia­r­di­ni pen­sili, di gia­r­di­ni medi che imprezio­sis­cono l’abitazione, di gia­r­di­ni azien­dali inter­preti del­l’im­mag­ine di una soci­età, di golf resort, di rifu­gi dove rilas­sar­si con gli ami­ci, lon­tano dai rit­mi del­la cit­tà. Trasmis­sioni tele­vi­sive e stam­pa di tut­to il mon­do han­no iden­ti­fi­ca­to in Gian­fran­co Paghera il «green design­er che più ha con­tribuito ad accrescere la cul­tura del verde». Con lui, il capofi­la del­la soci­età, siedono ai posti di coman­do i suoi famigliari: Michele, vicepres­i­dente e respon­s­abile del­la direzione estero; la sorel­la Anna, alla direzione immag­ine ed even­ti fieris­ti­ci, Chiara, alla direzione prog­et­tazione; infine, Lara Abeni Paghera alla direzione clien­tela. La mostra è vis­itabile dalle ore 9 alle 19, l’ingresso è gra­tu­ito. Info: 030.9132561; inter­net. www.paghera.com.Dall’Adamello al Bena­co: i Paghera arrivarono nel ’500 Il cep­po orig­i­nario dei Paghera sarebbe arriva­to a Lona­to attorno al XVI sec­o­lo. Un nome che, scrive Gian­fran­co Paghera nel suo raf­fi­na­to libro-cat­a­l­o­go che accom­pa­gna la mostra, sicu­ra­mente trae orig­ine dal­la Val Paghera, nel cuore del­l’Adamel­lo, da dove i suoi avi par­tirono per arrivare sulle colline garde­sane. Sec­on­do una ricer­ca min­uziosa e stori­ca­mente attendibile, i Paghera si sono poi, nel sec­oli, divisi in più famiglie. Come quel­la di Cecil­ia Paghera, madre del­l’at­tuale sin­da­co di Lona­to. Un cer­to Pao­lo Paghera venne accolto come res­i­dente nel­la sedu­ta del Con­siglio comu­nale del 19 feb­braio 1644: lo tes­ti­mo­nia un ver­bale aut­en­ti­co rin­venu­to nel­l’archiv­io comu­nale. Questo Pao­lo, chiam­a­to ad esporre le ragioni del­la sua richi­es­ta di res­i­den­za, oltre a pagare un con­trib­u­to abbas­tan­za oneroso («cir­ca 500 plan­ete in pron­ti denari in ter­mine di ven­ti giorni», si legge nel doc­u­men­to del ‘600), disse «di trovar­si lì da parec­chi anni, e di pot­er dimostrare con certez­za che anche i suoi pre­de­ces­sori si era­no sta­bil­i­ti a Lona­to già da molto tem­po…». Il Paghera in ques­tione era scam­pa­to alla peste del 1630. La sedu­ta comu­nale di quel feb­braio 1644 accolse nove domande su tredi­ci; due anni dopo ne accolse altre otto. Sicu­ra­mente l’a­vo a cui fa rifer­i­men­to Paghera potrebbe essere arriva­to a Lona­to cir­ca un sec­o­lo pri­ma. Un’ul­ti­ma curiosità: Lona­to può van­tar­si di avere un sin­da­co lonatese da sette generazioni.