Riva del Garda | Museo 10 aprile - 28 agosto 2016

Natura Luce Visioni di Attilio Forgioli sul paesaggio dell’Alto Garda

25/03/2016 in Mostre
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Di Redazione

 

Con la mostra Natu­ra Luce di Attilio For­gi­oli, il MAG pros­egue il per­cor­so di ricer­ca artis­ti­ca sul pae­sag­gio garde­sano attra­ver­so la sua inter­pre­tazione da parte di autori con­tem­po­ranei, inizia­ta nel 2014 con gli sguar­di di e segui­ta nel 2015 dalle visioni di Mario Rac­i­ti.

Ter­zo capi­to­lo di un per­cor­so che ha vis­to pro­tag­o­nista la natu­ra del Gar­da, la mostra di Attilio For­gi­oli regala un nuo­vo sguar­do sug­li ele­men­ti pae­sag­gis­ti­ci di questi luoghi, dan­do rilie­vo alle indagi­ni espe­rien­ziali del­l’artista che, esplo­ran­do e conoscen­do in prim­is e in pri­ma per­sona il ter­ri­to­rio, ha dato vita alle creazioni doc­u­men­tate.

Nel cor­so del 2015, dopo alcu­ni sopral­lu­oghi in loco, Attilio For­gi­oli si è appresta­to a inter­pretare diver­si aspet­ti del pae­sag­gio dell’Alto Gar­da real­iz­zan­do un ciclo di pastel­li su car­ta – una set­tan­ti­na le opere esposte – con sen­si­bile ade­sione a un’identità diver­sa, ma non lon­tana da quel­la esplo­rata nei suoi costan­ti sog­giorni garde­sani, in spe­cial modo a Salò, dove è nato e dove si è for­ma­to il suo sguar­do sul­la natu­ra.

«Nel­la visione di Attilio For­gi­oli la trasfig­u­razione del pae­sag­gio è una ten­sione per­sis­tente che si svilup­pa accan­to ad altri trami­ti icono­grafi­ci, nature morte, ogget­ti quo­tid­i­ani, architet­ture, ritrat­ti reali e immag­i­nari, forme e luoghi del vis­su­to come momen­ti di un divenire che segue i mutevoli equi­lib­ri del col­ore.

Dai pri­mi anni Ses­san­ta a oggi, l’evocazione del­la natu­ra è un impul­so inte­ri­ore che l’artista sente nec­es­sario alle ragioni del fare pit­tura, all’impegno esteti­co e morale di dialog­a­re con le radi­ci orig­i­nar­ie del pae­sag­gio, restituen­do alla sua immag­ine detur­pa­ta e con­t­a­m­i­na­ta l’incanto del­la luce e dei suoi lievi pal­pi­ti. […]

Nel­la con­cezione di For­gi­oli il pae­sag­gio è una pre­sen­za inter­minabile che cer­ca equi­lib­ri tra il con­trol­lo men­tale e l’emozione pura, sapen­do che questo cam­mi­no sen­za certezze non potrà mai essere mis­ura­bile e defini­bile com­pi­u­ta­mente, ma solo fis­sato nell’ondeggiare mutev­ole del­la luce. […]

Immer­so per alcu­ni mesi nel pen­siero dei luoghi dell’Alto Gar­da, osser­vati e inte­ri­or­iz­za­ti attra­ver­so un lento eser­cizio di trascrizione pit­tor­i­ca, l’artista ha trasfor­ma­to i ref­er­en­ti nat­u­ral­is­ti­ci in immag­i­ni dotate di nuo­va vis­i­bil­ità. Ne è sca­tu­ri­to un rac­con­to flu­ente e arioso, con­dot­to con la qual­ità del sapere pit­tori­co a cui For­gi­oli ci ha abit­u­a­to, il filo nar­ra­ti­vo dei titoli indi­ca il piacere di cam­minare tra i luoghi come fonti di sve­la­men­to di altre soglie, atmos­fere che s’incarnano nel­la vita del col­ore, tra le pieghe e le vene sottese del pae­sag­gio. Di fronte alle forme del vis­i­bile nat­u­rale, l’artista ama fan­tas­ti­care, vestire la natu­ra con i pro­pri col­ori, entrare e uscire dai mar­gi­ni di ver­ità che i luoghi offrono, sus­ci­tan­do umori sen­so­ri­ali che sor­pren­dono le attese del let­tore, sem­pre più atti­ra­to dalle mutazioni del suo volto, dalle trasfor­mazioni del­la luce in atto.»

Clau­dio Cer­ritel­li, 2016

«Stava­mo andan­do a Riva.

Dal cielo non cade­vano uccel­li nel lago, ma dal bat­tel­lo vidi nell’acqua un gab­biano che gal­leg­gia­va. Era un pal­li­do uccel­lo, qua­si un foglio di car­ta. Ave­va­mo a sin­is­tra la parete del­la mon­tagna con le case addos­sate alla riva.

C’era l’acqua e la parete e da sec­oli gli uomi­ni abita­vano questo pic­co­lo paese di Cam­pi­one. Forse fino ai pri­mi anni del sec­o­lo scor­so rag­giun­gi­bile solo dal lago.

Questo grup­po di case con la mon­tagna nera che la sovras­ta è un luo­go che amo dove però non potrei abitare. È trop­pa la ten­sione di ques­ta bellez­za per viver­ci.

Ques­ta mon­tagna, queste acque le conosco da quan­do ero bam­bi­no. Su questo lago sono nato e ci ritorno anche per ritrovar­mi.

Da Salò a Riva ci andai in bici­clet­ta che ave­vo quindi­ci anni e salii alla cas­ca­ta del Varone. Nell’agosto del­lo stes­so anno feci il pri­mo cam­po a Balli­no e conob­bi quel ven­to.

Dopo Natale, per anni, sali­va­mo da Limone fino al pas­so Nota, ai For­ti­ni e sul con­fine, in una caser­ma aus­tri­a­ca, aspet­tava­mo la neve e la fine dell’anno.

Fu dopo i vent’anni, tor­nan­do da dove face­vo l’Accademia di Brera, che capii men­tre usci­vo da una gal­le­ria del­la Garde­sana, e dopo aver­lo già let­to, che Kaf­ka ave­va vis­to quei luoghi. Li conosce­va, quel­la ten­sione era nei suoi rac­con­ti e a Riva ave­va vis­su­to due volte ai pri­mi del nove­cen­to, nel sana­to­rio in riva al lago. Poi scrisse un breve rac­con­to dove il cac­cia­tore Grac­co arrivò in bar­ca una sera nel por­to di Riva.»

Attilio For­gi­oli, dicem­bre 2015

Questo nuo­vo prog­et­to espos­i­ti­vo ded­i­ca­to all’i­cono­grafia del pae­sag­gio garde­sano va ad arric­chire di un prezioso tas­sel­lo il pat­ri­mo­nio cul­tur­ale del MAG, che sarà imple­men­ta­to dal­l’ac­qui­sizione di un grup­po di opere del­l’artista e dal­la pub­bli­cazione di un cat­a­l­o­go introdot­to da un sag­gio criti­co del cura­tore Clau­dio Cer­ritel­li, docente di Sto­ria dell’Arte Con­tem­po­ranea all’Accademia di Belle Arti di Brera, il quale curò anche i prece­den­ti prog­et­ti ded­i­cati agli sguar­di sul pae­sag­gio del­l’Al­to Gar­da di Tul­lio Peri­coli (, 2014) e Mario Rac­i­ti (Natu­ra Oltre, 2015).

 

Attilio For­gi­oli è nato a Salò (Bres­cia) nel 1933. Nel 1953 si trasferisce a Milano per fre­quentare l’Accademia di Brera con Achille Funi e Mau­ro Reg­giani. Nel dor­mi­to­rio di Via Burigoz­zo conosce i pit­tori Clau­dio Olivieri e Fran­co Par­di. Fre­quen­ta i pit­tori Bepi Romagnoni, Mino Ceretti e Pietro Ples­can. Nel 1956 espone i pri­mi dip­in­ti e dis­eg­ni alla gal­le­ria Alber­ti di Bres­cia.

Nel 1957 riceve uno dei pre­mi “Diomi­ra”.

Nel 1958, dopo il diplo­ma a Brera, inseg­na nel­la scuo­la media e lavo­ra nel­la pub­blic­ità. Si reca in Sicil­ia e a Men­fi si sof­fer­ma a lavo­rare con Dani­lo Dol­ci. Insieme a Fran­co Par­di, Gus­ta­vo Bono­ra, Lel­lo Castel­lan­e­ta, Attilio Rossi e Attilio Del Comune for­ma il grup­po “Soci­età Nuo­va”, con lo scopo di portare nelle fab­briche e coop­er­a­tive la poe­sia di Brecht e Majakovskij. Durante le recite si espon­gono dis­eg­ni che illus­tra­no le poe­sie.

Nel 1962 sog­gior­na a Pari­gi, dove real­iz­za i pastel­li La Sen­na, ispi­rati ai tragi­ci fat­ti del 17 otto­bre 1961, quan­do una paci­fi­ca man­i­fes­tazione del­la popo­lazione di orig­ine alge­ri­na fu sof­fo­ca­ta nel sangue dal­la polizia. Nel­lo stes­so anno inseg­na alla scuo­la Faruffi­ni di Ses­to San Gio­van­ni con Vit­to­rio Basaglia. Fa ami­cizia con il fotografo Tran­quil­lo Casir­aghi, men­tre la coop­er­a­ti­va di operai “La Toret­ta” gli for­nisce uno stu­dio a Ses­to San Gio­van­ni. Vici­no, si trovano i pit­tori Enri­co Castel­lani e Lino Marzul­li.

Nel­lo stes­so anno, dopo un sog­giorno a Berli­no ritor­na con immag­i­ni dure, dram­matiche e inizia la serie dei quadri Figu­ra nel pae­sag­gio, Cane sull’autostrada e Ani­male nel pae­sag­gio. Col­ori puri dove dom­i­na il gial­lo.

Nel 1963 riceve il pre­mio “Cit­tà di Milano” insieme a Lucio Fontana. Nel­lo stes­so anno lavo­ra alla serie Le Alle­gorie, in cui riecheg­giano le dram­matiche immag­i­ni del­la Guer­ra del Viet­nam: eli­cot­teri-uccel­lo nel vor­tice del cielo appog­giano le zampe sul­la ter­ra.

È pro­prio con questi lavori, esposti nel 1965 alla gal­le­ria Bergami­ni di Milano, che riceve un’affermazione tale da per­me­t­ter­gli di inserir­si nel mer­ca­to e di far­si apprez­zare dal­la crit­i­ca nazionale. Inizia con Bergami­ni una col­lab­o­razione che gli con­sente di las­cia­re l’insegnamento e di dedi­car­si solo alla pit­tura.

 

 

 

 

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