C’è un progetto di recupero per la frazione ai piedi del Baldo

Nel Campo abbandonato si fa il villaggio della cultura

04/01/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

È sta­to pre­sen­ta­to al Cen­tro di spir­i­tu­al­ità e cul­tura Gar­da fam­i­ly house di Castel­let­to uno dei prog­et­ti per il recu­pero di Cam­po, il pic­co­lo bor­go ai pie­di del sopra il lago che, dopo essere sta­to per sec­oli cro­gi­o­lo di attiv­ità, è sta­to nel ’900 qua­si abban­do­na­to. Lo stu­dio «Prospet­tive di tutela e uso» è la tesi di spe­cial­iz­zazione in restau­ro di mon­u­men­ti di un grup­po del Politec­ni­co di che si con­cen­tra su tre nuclei e pun­ta anche a uti­liz­zare fonti di ener­gia puli­ta. Come vuole la , che sta per iscriver­si all’albo regionale come per­sona giuridi­ca, l’obiettivo è quel­lo di recu­per­are questo gioiel­lo. «Una tes­ti­mo­ni­an­za umana, cul­tur­ale, sociale che è esem­pio di una stra­or­di­nar­ia architet­tura povera, mem­o­re delle nos­tre radi­ci che non van­no per­dute, ma sal­vate e las­ci­ate anche ai nos­tri figli e nipoti», sot­to­lin­ea Elio Mose­le, pres­i­dente del­la Provin­cia, che con la Regione e la Comu­nità mon­tana del Bal­do, patroci­na l’iniziativa del­la fon­dazione. Quest’ultima è nata per richia­mare con­sen­si con­creti intorno alla volon­tà del Comune di far rinascere Cam­po trasfor­man­do­lo in vil­lag­gio di cul­tura e delle arti che catal­izzi l’attenzione anche tur­is­ti­ca sul ter­ri­to­rio bren­zonese e del Bal­do-Gar­da. L’iniziativa è sta­ta pre­sen­ta­ta con mostra fotografi­ca cura­ta dall’associazione capri­nese Bald­ofes­ti­val. Tema cen­trale è sta­ta l’illustrazione tec­ni­ca di come Cam­po ver­rebbe recu­per­a­to e reso fun­zionale, con tec­niche di inter­ven­to con­ser­v­a­tive al mas­si­mo. Gli architet­ti verone­si Fil­ip­po Leg­naghi e Gio­van­ni Cas­tiglioni e l’ingegnere milanese Mas­si­m­il­iano de Adamich han­no spie­ga­to il loro stu­dio che li ha por­tati a con­cen­trar­si su tre poli. Sono il castel­lo, cioè un insieme di edi­fi­ci con­siderati il nucleo più anti­co che potreb­bero divenire un delle tec­niche costrut­tive fruibile da tut­ti, la Casa del Tor­co­lo, dove c’è un’antica macchi­na per la fran­gi­tu­ra e che diver­rebbe in parte museo dell’olio e in parte abitazione, e l’isolato Verone­si, cos­ti­tu­ito da una casa-scat­o­la tipi­ca di Cam­po per­ché con­ser­va solo i muri perime­trali, un fie­nile e una casa che può tornare abit­abile. Si è poi par­la­to di reti infra­strut­turali. A Cam­po non c’è ora alcu­na rete tec­no­log­i­ca, eccet­to una lin­ea elet­tri­ca aerea. Il prog­et­to pun­ta a dare il servizio nec­es­sario garan­ten­do quel­li che min­i­mizzi­no l’impatto sull’esistente, sia per quan­to riguar­da l’intervento sia per quan­to con­cerne i mezzi che per­me­t­tereb­bero riforn­i­men­ti e manuten­zione. Per evitare ser­ba­toi, fos­se bio­logiche, antenne, si è scel­to di cen­tral­iz­zare la pro­duzione dei servizi. Dal­la frazione di Marni­ga (a quo­ta lago) si derivereb­bero le con­dut­ture men­tre nell’ottica di una pro­duzione cen­tral­iz­za­ta di ener­gia è pre­vis­to un sis­tema di teleriscal­da­men­to. La cen­trale ter­mi­ca sarebbe alle porte del bor­go e porterebbe l’acqua cal­da nelle case, ali­men­tan­do sia riscal­da­men­ti sia acqua pota­bile. Vista la neces­sità di real­iz­zare una cop­er­tu­ra di pro­tezione sul castel­lo si val­u­ta l’idea di sfrut­tar­la per pro­durre ener­gia ter­mi­ca medi­ante pan­nel­li solari. Nei mesi estivi non sarebbe con­ve­niente uti­liz­zare la cen­trale per pro­durre solo acqua cal­da san­i­taria per cui la si pro­dur­rebbe elet­tri­ca­mente. Per lo smal­ti­men­to l’idea è la fitodepu­razione che sfrut­ta il ter­reno, una risor­sa che a Cam­po non manca.

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