Nel novembre del 1960 a Lazise il Garda esondava in via Albarello

10/02/2014 in Attualità
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Di Luigi Del Pozzo

Era­no le dod­i­ci in pun­to, e la cam­pana del­la chiesa bat­te­va l’o­ra, quan­do l’ac­qua del lago ha inizia­to ad eson­dare e pren­dere” pos­ses­so” del lun­go­la­go Mar­coni. L’alza­ta improvvisa del­l’aria, pre­cisa­mente del­l’An­dro, il ven­to prove­niente da Desen­zano del Gar­da, ha inizia­to a smuo­vere vio­len­te­mente l’ac­qua del lago, ad alzare for­ti onde di col­ore bian­co ed a far impau­rire i pochi tur­isti domeni­cali che si era­no por­tati sul lun­go­la­go, nel­la zona del por­to vec­chio, ver­so la stor­ca chieset­ta di San Nicolò e la per gus­tar­si alcu­ni bel­lis­si­mi rag­gi di sole, dopo tan­ta piog­gia cadu­ta nel­la notte.

Molti han­no inizia­to a scattare le fotografie per immor­ta­lare l’even­to. Un momen­to irripetibile per loro, ma non cer­to per gli eser­centi ed i res­i­den­ti. In pochi minu­ti l’ac­qua del lago ha inizia­to ad invadere alcu­ni eser­cizi com­mer­ciali rica­den­ti sul lun­go­la­go, per for­tu­na tut­ti chiusi a causa del­la sta­gione inver­nale. Ha inva­so buona parte di Calle I^ e Calle II^, l’im­boc­co di via Arco e via Albarel­lo. In via Francesco Fontana, pro­prio sul por­to vec­chio, i pochi ris­tor­nati e bar aper­ti se la sono vista davvero brut­ta per­ché le onde lan­ci­a­vano l’ac­qua fin sul­la soglia del­l’e­ser­cizio. “Per for­tu­na — dichiara Sonci­ni tito­lare del bar di fronte al por­to — l’ac­qua si è fer­ma­ta sul­la soglia. Bas­ta­va un pochi­no di ven­to in più ed era fat­ta.”

Anche l’en­tra­ta del­la Dogana Vene­ta è rimasti lì lì per “imbar­care” acqua. Nei due val­li di fronte alle porte è entra­ta sola­mente una pic­co­la quan­tità d’ac­qua. Ci è man­ca­to davvero poco.

Cor­re­va l’an­no 1960, era novem­bre — ricor­da Livia Fer­ri — e il lago è esonda­to copiosa­mente lam­ben­do alcune case ed alberghi fino a Cor­so Ospedale. Han­no col­lo­ca­to le pas­sarelle , come a Venezia — con­tin­ua Fer­ri ‑ed in casa ave­va­mo l’ac­qua in cuci­na. Abbi­amo dovu­to soll­e­vare mobili, sup­pel­let­tili, tut­ta la mer­ce che ave­va­mo in negozio.”

Ricor­do con pre­ci­sione quei fat­ti — sog­giunge Gio­van­ni Olivet­ti — per­ché una notte mi sono trova­to l’ac­qua sot­to il let­to. Ero un ragazz­i­no ma quelle immag­i­ni non si dimen­ti­cano.”

Per i ragazz­i­ni era una fes­ta cor­rere sulle pas­sarelle, gio­care — ricor­da Dario Romag­no­li che risiede anco­ra in via Albarel­lo — ma per noi è sta­to un grosso dis­a­gio e i dan­ni non sono sta­ti pochi. Spe­ri­amo che non si ripeta più.”

Ser­gio Baz­er­la

 

 

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