Sabato l’inaugurazione del quartier generale costato 650 milioni di lire. Si corona un sogno: laboratorio per lavorare e trasformare il pesce

Nel vecchio macello la sede della Cooperativa pescatori

29/03/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Sono pas­sati più di sessant’anni da quan­do Flo­reste Malfer, il più grande fra gli stu­diosi che si sono occu­pati dell’ecosistema garde­sano, dep­re­ca­va il fat­to che sul lago non fos­se nata una strut­tura in gra­do di trasfor­mare il pesca­to. Un pre­sup­pos­to, quel­lo del­la lavo­razione, fon­da­men­tale per con­sen­tire di ren­dere la pesca pro­fes­sion­ale bena­cense una vera e pro­pria indus­tria, garan­ten­do la soprav­viven­za del­la tradizione e assi­cu­ran­do adegua­ta red­di­tiv­ità. Ora la Coop­er­a­ti­va fra pesca­tori di Gar­da è rius­ci­ta a dare con­cretez­za a quel­lo che sino a pochi anni orsono sem­bra­va anco­ra un mirag­gio: real­iz­zare un lab­o­ra­to­rio per lavo­rare e con­ser­vare il pesca­to. La nuo­va sede ver­rà inau­gu­ra­ta saba­to alle 11 con la benedi­zione dell’edificio, il taglio del nas­tro, il salu­to delle autorità e poi il rin­fres­co, ovvi­a­mente a base di pesce di lago. Il quarti­er gen­erale del­la Coop­er­a­ti­va è sta­to allesti­to nel­la palazz­i­na del vec­chio macel­lo di via San Bernar­do, cedu­to ai pesca­tori tre anni orsono dal Comune per la cifra di 165 mil­ioni (l’immobile risale agli anni Quar­an­ta: le linee architet­toniche sono quelle tipiche del peri­o­do). I lavori di ristrut­turazione com­mis­sion­ati dai pesca­tori con una spe­sa supe­ri­ore ai 650 mil­ioni han­no con­sen­ti­to di real­iz­zare all’esterno le celle refrig­er­ate, al pian ter­reno la sala per la lavo­razione, l’affumicatura e il sot­tovuo­to, e al piano di sopra gli uffi­ci e la salet­ta per le riu­nioni. Da qui e dal pun­to ven­di­ta di via Antiche Mura tran­siterà il pesca­to quo­tid­i­ano dei ven­tisette soci del­la Coop­er­a­ti­va: in media 170 ton­nel­late di pesce ogni anno, con punte mas­sime attorno alle 225 ton­nel­late e liv­el­li min­i­mi sulle 120 ton­nel­late. La Coop­er­a­ti­va fra pesca­tori di Gar­da, fon­da­ta nel 1942, si appres­ta dunque ora ad aprire un nuo­vo capi­to­lo del­la sto­ria del­la pesca pro­fes­sion­ale del lago. Per la pri­ma vol­ta sarà pos­si­bile piani­fi­care i liv­el­li di prez­zo del pesca­to, des­ti­nan­do alla trasfor­mazione even­tu­ali ecce­den­ze. La stes­sa ris­torazione garde­sana, che ha sin qui in parte snob­ba­to il pesce lacus­tre anche per l’eccessiva insta­bil­ità quan­ti­ta­ti­va del prodot­to, non ha ora più scu­san­ti: la cuci­na di lago potrà tornare ad essere vera pro­tag­o­nista. I pri­mi espri­men­ti ten­tati sul pesce affu­mi­ca­to (lavarel­lo, tin­ca, anguil­la, sardel­la) han­no dato esi­ti davvero inter­es­san­ti. Ma quel che più con­ta è che con l’apertura del­la nuo­va sede i soci del­la Coop­er­a­ti­va entra­no davvero, cor­ag­giosa­mente, nel­la log­i­ca del mer­ca­to e dell’imprenditorialità, gui­dati con pas­sione da Enri­co Mario Mon­ese, il pres­i­dente, e da Bep­pino Mon­ese, che gli fa da vice, ma anche da Ser­gio Ver­nesoni, infat­i­ca­bile diret­tore del­la realtà coop­er­a­ti­va garde­sana. Ver­nesoni, ex fun­zionario del comune di Bren­zone, è sta­to prob­a­bil­mente colui che più ha spin­to per giun­gere alla real­iz­zazione di una sede per la trasfor­mazione del pesce di lago. «La richi­es­ta di pesce c’è», con­tin­u­a­va a ripetere; «ma il con­suma­tore lo vuole già filet­ta­to e mag­a­ri sot­tovuo­to, pron­to per la cot­tura». Ora la sede c’è: il mon­do del­la pesca pro­fes­sion­ale garde­sana vol­ta pagina.