L’Associazione nazionale degustatori rilancia il distillato bresciano di qualità. A Lonato e Brescia due collezioni da Guinness

Nella terra delle grappe

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Di Luca Delpozzo
Claudio Andrizzi

E’ la pri­ma asso­ci­azione nazionale di degus­ta­tori di grappe e dis­til­lati: un organ­is­mo nato non casual­mente a Bres­cia, una delle ultime roc­cafor­ti per la pro­duzione di grap­pa arti­gianale di alta qual­ità. Pre­sen­ta­ta uffi­cial­mente a vil­la Bar­boglio, alla pre­sen­za dell’assessore provin­ciale all’Agricoltura Giampao­lo Man­tel­li, l’Adid ha com­in­ci­a­to a pren­der for­ma lo scor­so mese di mag­gio. Col tem­po i soci sono diven­tati un centi­naio, abbas­tan­za per uscire dal­la nic­chia e tentare la car­ta dell’avventura nazionale. «Abbi­amo già numerosi con­tat­ti per l’apertura di del­egazioni in tut­ta Italia — ha annun­ci­a­to Mari­no Damon­ti, pres­i­dente nazionale del neona­to organ­is­mo che avrà sede a Lona­to -. E par­ti­amo con un parterre di soci che com­prende l’intero diret­ti­vo dei som­me­li­er bres­ciani dell’Ais, uno dei più gran­di pro­dut­tori vini­coli del­la Fran­ci­a­cor­ta, la più impor­tante som­me­li­er don­na d’Italia, la bres­ciana Katia Soar­di…». Nonchè, va aggiun­to, i due più impor­tan­ti collezion­isti di grappe del mon­do, man­co a dir­lo anche loro bres­ciani purosangue: uno è lo stes­so pres­i­dente Damon­ti, l’altro è Gio­van­ni Romano, impren­di­tore, fra i soci del Vec­chio Bot­ti­ci­no, la cui collezione pri­va­ta con­ta qual­cosa come 2365 bot­tiglie. Bres­cia e grap­pa, quin­di: binomio a quan­to sem­bra inscindibile, che affon­da le radi­ci in una tradizione anco­ra viva anche dal pun­to di vista eco­nom­i­co. Nel­la nos­tra provin­cia sono attive tre gran­di dis­til­lerie (Pirotel­li a Rez­za­to, Per­oni e Fras­sine a Gus­sa­go) che pro­ducono annual­mente oltre 300 mila bot­tiglie di vera grap­pa bres­ciana sud­di­vise fra oltre 100 etichette, che l’Adid vuole cat­a­log­a­re e pre­sentare in antepri­ma alla prossi­ma edi­zione di «Ali­ment». Da questi numeri sono escluse le bot­tiglie com­mer­cial­iz­zate dalle gran­di aziende bres­ciane pro­dut­tri­ci di liquori che però non dis­til­lano: il tut­to in un quadro nazionale che con­ta oltre 10 mila etichette, e che dall’inizio del sec­o­lo ha assis­ti­to a una vera e pro­pria fal­cidia dei dis­til­la­tori, che da 2500 sono pas­sati agli attuali 140. Anche qui, insom­ma, come nel set­tore del vino, sem­bra esser­si mes­so in moto quel proces­so che sta por­tan­do alla riduzione delle quan­tità e all’aumento del­la qual­ità: una ten­den­za nel­la quale l’Adid intende inserir­si con un’attività di pro­mozione del­la cul­tura del dis­til­la­to. «La nos­tra pri­ma inizia­ti­va sarà l’istituzione di tre cor­si didat­ti­ci — spie­ga il pres­i­dente regionale Rena­to Pai­ni -. L’obiettivo è squisi­ta­mente cul­tur­ale: pro­muovi­amo la conoscen­za e l’approfondimento del­la cul­tura del dis­til­la­to, non cer­to il con­sumo smoda­to. «E vogliamo bat­ter­ci per la qual­ità a nome del con­suma­tore, per esem­pio pro­muoven­do un’etichettatura dei dis­til­lati davvero traspar­ente: le etichette ital­iane di oggi non dicono nul­la su chi dis­til­la, su chi imbot­tiglia, sul­la data di pro­duzione, sul­la quan­tità prodot­ta, sul tipo di alam­bic­co uti­liz­za­to. Insom­ma, vogliamo cer­care di col­mare quelle lacune che nel mon­do del e dell’olio si è già com­in­ci­a­to a super­are». La cos­ti­tuzione dell’Adid, che aderisce all’Accademia Bres­cia a Tavola, rap­p­re­sen­ta sec­on­do Man­tel­li «un ulte­ri­ore seg­nale di vivac­ità da parte di un mon­do nel quale pro­dut­tori e con­suma­tori sono in sin­to­nia nel­la ricer­ca del­la qual­ità. La nos­tra realtà agroal­i­menta­re ha ormai com­pre­so che la stra­da non è più quel­la delle gran­di quan­tità a bas­so prez­zo: e sta incon­tran­do sem­pre più i favori di un con­suma­tore dis­pos­to a pagare la qual­ità, e desideroso di appro­fondirla e conoscer­la al meglio. «Lo tes­ti­mo­ni­ano i risul­tati stra­or­di­nari del­la carne cer­ti­fi­ca­ta, del nos­tro vino: e cre­do che anche per le nos­tre grappe bres­ciane arti­gianali di alta qual­ità — con­clude Man­tel­li — il futuro sarà fat­to soprat­tut­to da un con­suma­tore che sa scegliere».

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