Presentato all’oratorio parrocchiale il libro dello storico Giovanni Battista Perantoni Un accorato e puntiglioso racconto che dalle prime comunità palafitticole arriva fino agli inizi degli anni Ottanta

Nella «verde vallata» di Pacengo

04/02/2001 in Cultura
A Lazise
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Di Luca Delpozzo

La Sto­ria ha fat­to cen­tro. La pre­sen­tazione di «Ulti­mo lem­bo di ter­ra vene­ta», opera pos­tu­ma di Gio­van­ni Bat­tista Peran­toni, ha richiam­a­to a Pacen­go un folto pub­bli­co che a sten­to ha trova­to pos­to nell’oratorio par­roc­chiale. Una sod­dis­fazione non di poco con­to per Ser­gio Baz­er­la che ha cura­to, insieme alla moglie Mim­ma, la stam­pa del vol­ume scrit­to dal suo­cero anco­ra nel 1976. Peran­toni, mor­to nel 1990, ha las­ci­a­to in ered­ità alla pic­co­la comu­nità un mal­lop­po di cir­ca 170 pagine che apre uno spac­ca­to di sto­ria del ter­ri­to­rio locale. Peri­o­di sem­pli­ci, sen­za tan­ti arzi­gogoli, che descrivono le vicende, gli usi e i cos­tu­mi del­la pic­co­la frazione di Pacen­go. Una ricer­ca in super­fi­cie che rac­coglie notizie più o meno inter­es­san­ti per un let­tore ester­no alla comu­nità lacus­tre ma che riveste un carat­tere e un’importanza uni­ca per chi da sem­pre res­pi­ra la vita quo­tid­i­ana del­la pic­co­la frazione di Lazise. Per­fet­to, a nos­tro avvi­so, l’inquadramento del libro, «dis­eg­na­to» in pre­fazione da Ange­lo Peretti, gior­nal­ista e cul­tore delle tradizioni garde­sane. Con grazia e lievità di pen­na Peretti entra in pun­ta di pie­di nel­la «verde val­la­ta» del Peran­toni e sco­mo­da addirit­tura Voltaire e il suo «Can­dide, ou l’optimisme», roman­zo filosofi­co e di avven­ture scrit­to dal­lo stori­co parig­i­no all’età di ses­santac­inque anni con l’intento di negare l’ottimismo in genere e di Leib­niz in par­ti­co­lare. L’aggancio gius­to da con­trap­porre al migliore dei mon­di pos­si­bili che sec­on­do Peran­toni esiste ed è a Pacen­go. E i pre­gi di questo «Ulti­mo lem­bo di ter­ra Vene­ta» sono esaltati dall’ex imp­ie­ga­to comu­nale, entra­to in munici­pio come usciere e pen­sion­a­to come capo dell’ufficio tec­ni­co. Capi­toli non «sem­pre mod­el­li di sto­ri­ografia», pas­sag­gi a volte «suc­cu­len­ti, altri un po’ acer­bi, altri mag­a­ri già un po’ avvizzi­ti, ma non sem­pre per questo meno affet­tu­osa­mente all­e­vati». A pre­sentare «Ulti­mo lem­bo di ter­ra Vene­ta», davan­ti ad una fol­la atten­ta e partecipe con in tes­ta il sin­da­co Luca Sebas­tiano, è sta­to Giampao­lo Rizzet­to, redat­tore del gior­nale L’Are­na di Verona. Gio­co facile per il noto stu­dioso di preis­to­ria e pro­to­sto­ria veronese ricor­dare la ric­chez­za del ter­ri­to­rio garde­sano e tra le parole ind­i­riz­zare una tirati­na di orec­chie a quelle Ammin­is­trazioni lacus­tri che non san­no val­oriz­zare l’immenso tesoro arche­o­logi­co. È toc­ca­to invece ad Ange­lo Peretti, cucire tra loro i vari momen­ti del­la ser­a­ta alli­eta­ta dalle belle voci del coro Val Ran­d­i­na di Tor­ri .

Stefano Joppi
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