Claudio Verza (Sat) spiega ai biker perchè certi sentieri vanno chiusi

«Nello zaino mettetevi anche il rispetto»

23/10/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo

Clau­dio Verza, vicepres­i­dente del­la Sat di Arco, è sta­to, in zona, uno dei pri­mi appas­sion­ati di moun­tain bike ed ha con­tribuito alla sua espan­sione, non immag­i­nan­do però che il fenom­e­no avrebbe poi assun­to entità numeriche così ecla­tan­ti. «Attual­mente — scrive in una lun­ga nota — ne seguo gli svilup­pi, anche se non diret­ta­mente coin­volto in man­i­fes­tazioni, ma atti­van­do­mi affinché vi sia un gius­to equi­lib­rio tra col­oro che fre­quen­tano le nos­tre zone con la mtb e col­oro che le per­cor­rono a piedi».E’ in queste vesti che, d’ac­cor­do con l’af­fer­mazione che la nos­tra Busa ha subito negli ulti­mi anni (e sta anco­ra suben­do) rad­i­cali trasfor­mazioni con il con­tin­uo costru­ire… Verza si stupisce invece per i con­cetti di «lesa lib­ertà» espres­si da Rober­to Pran­di in dife­sa del­l’u­ti­liz­zo dei rampi­chi­ni su tut­ti i sen­tieri e con­tro ogni divieto.«Altro che insin­da­ca­bile lib­ertà per­son­ale — sbot­ta Verza — mi viene da dire, sen­za pau­ra di smen­tite, che il nos­tro ter­ri­to­rio è ter­ra di con­quista dove «tut­ti fan­no tut­to»… dove centi­na­ia di bik­ers sco­raz­zano in lun­go ed in largo nei posti più impen­sati… sul­la cima del­lo Sti­vo, dove non si fa moun­tain bike ma si fa «por­ta bike» (per­ché sfi­do chi­unque a ped­alare sal­en­do sul­la stra­da che por­ta alla mal­ga e ancor più sul sen­tiero che por­ta al rifu­gio) per poi lan­cia­r­si in disce­sa, a volte nel pra­to, incu­ran­ti degli escur­sion­isti che sal­go­no o scen­dono… oppure sul sen­tiero che dal rifu­gio Per­ni­ci porat ver­so boc­ca Saval e boc­ca Dro­mae per poi scen­dere ver­so Mez­zo­la­go… mag­a­ri dopo esser­si fat­ti portare in quo­ta in pul­mi­no… o in funi­via… Per tutte, la funi­via che da Mal­ce­sine por­ta i bik­ers in quo­ta per poi ved­er­li scen­dere da ogni dove e, spes­so, sen­za il nec­es­sario abbiglia­men­to e la nec­es­saria preparazione con la mtb noleg­gia­ta in mat­ti­na­ta. Chi per­cor­re­va anni addi­etro il sen­tiero che, da sopra Pianau­ra, por­ta­va alle cave Meneguzzi, le attra­ver­sa­va ed arriva­va in fon­do alla con­fluen­za con la vec­chia stra­da sopra la Poli­cro­muro, ben si ricor­da il man­to erboso ed il sot­to­bosco che lo carat­ter­iz­za­va. Col pas­sag­gio poi di migli­a­ia di bik­ers e con l’aiu­to del­l’ac­qua tale sen­tiero, ora ripristi­na­to, era diven­ta­to un fos­so. Ed esem­pi se ne pos­sono fare anco­ra… Da altre par­ti ed all’es­tero sono molto più sev­eri di noi ed i per­cor­si sono obbli­ga­tori… guai ad uscire dal tracciato…In Trenti­no e nel­la nos­tra zona abbi­amo km e km di strade fore­stali che per­me­t­tono di salire e discese di tut­to rispet­to appa­gan­do in pieno le aspet­ta­tive dei bik­ers anche con par­ti di sen­tieri, che col­legano tali strade, che si pos­sono percorrere.Se un’Am­min­is­trazione Comu­nale, in col­lab­o­razione con la Sat che, per doverosa e pub­bli­ca for­mazione, ha a pro­prio cari­co, la manuten­zione dei suoi sen­tieri con soci che volon­tari­a­mente occu­pano gior­nate per ten­er­li in ordine, decide di chi­ud­erne alcu­ni, ben ven­ga. Per­sonal­mente non mi sen­to leso nel­la mia lib­ertà per­son­ale: anzi sono orgoglioso di spie­gare a col­oro che a volte accom­pa­g­no o a col­oro i quali dò infor­mazioni sui tan­ti per­cor­si, che dalle nos­tre par­ti esiste ques­ta sen­si­bil­ità e che cer­ti posti si devono vis­itare a pie­di per conoscerne la sto­ria e la cultura.Tali inter­ven­ti sono aus­pi­ca­bili in tut­to il Trenti­no e, se in spal­la a chi usa la mtb, come mez­zo di diver­ti­men­to, di for­ma fisi­ca e non di con­quista, oltre allo zaino c’è una cul­tura di rispet­to del­l’am­bi­ente e degli altri fruitori del­lo stes­so, cre­do che nes­suno abbia a ridire o si sen­ta leso nel­la sua lib­ertà se un trat­to di sen­tiero è chiu­so al tran­si­to: se il dis­as­tro ambi­en­tale si sta com­pi­en­do in valle, almeno qualche metro più in alto, com­in­cian­do dalle pic­cole cose, man­te­ni­amo quelle carat­ter­is­tiche che han­no fat­to del­la nos­tra ama­ta mon­tagna un oasi di pace, di relax e di rispet­to reciproco».