«Espressioni infelici ma puramente provocatorie che null'altro avrebbero voluto dire se non che "certi" comportamenti non avrebbero dovuto essere attuati in una struttura pubblica»

Nessun Tentativo di estorsione

28/02/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Paolo Lissere

«Espres­sioni infe­li­ci ma pura­mente provo­ca­to­rie che nul­l’al­tro avreb­bero volu­to dire se non che “cer­ti” com­por­ta­men­ti non avreb­bero dovu­to essere attuati in una strut­tura pub­bli­ca e che l’im­pu­ta­to non vi si sarebbe presta­to se non in una strut­tura pri­va­ta di per­ti­nen­za del medico e dietro cor­re­spon­sione di un com­pen­so». Ma in sostan­za non è riscon­tra­bile l’in­ten­zione di estorcere denaro.E’ questo uno dei pas­sag­gi fon­da­men­tali nel­la moti­vazione del­la sen­ten­za con la quale la Corte d’Ap­pel­lo di Tren­to ha ‘assolto l’in­fer­miere rivano Gior­gio Cristo­fo­let­ti dal­la pesante accusa di «ten­ta­ta estor­sione» ai dan­ni di un medico del Pron­to Soc­cor­so del­l’ospedale di Riva del Gar­da, il dot­tor Anto­nios Vas­sil­iadis, ora in servizio pres­so il repar­to di chirur­gia del­l’ospedale di Rovere­to. Un caso che fece molto dis­cutere a suo tem­po, soprat­tut­to dopo la con­dan­na di pri­mo gra­do com­mi­na­ta dal Tri­bunale di Rovere­to a cari­co del­l’in­fer­miere, ora com­ple­ta­mente prosci­olto dai giu­di­ci del­la Corte d’Ap­pel­lo. L’as­sun­to difen­si­vo iniziale (illus­tra­to in udien­za dal difen­sore del­l’im­pu­ta­to, l’avvo­ca­to Mario Mur­go) è sec­on­do i giu­di­ci di sec­on­do gra­do «non del tut­to pere­gri­no ed anzi sem­bra trovare un min­i­mo di riscon­tro nel testo scrit­to del­la con­ver­sazione reg­is­tra­ta lad­dove Cristo­fo­let­ti sem­bra pre­oc­cu­pa­to di apparire «un infer­miere neg­li­gente che non ha voglia di lavo­rare quan­do non è vero» e infas­tid­i­to da «per­sone che approf­ittano del­la loro pro­fes­sione per fare inter­es­si pri­vati» aggiun­gen­do poi che l’in­ter­locu­tore (il dot­tor Vas­sil­iadis) non avrebbe avu­to nul­la da temere se si fos­se «com­por­ta­to bene» e avesse «rispet­ta­to le per­sone». A questi aspet­ti, tut­t’al­tro che sec­on­dari, van­no aggiun­ti sec­on­do la corte due ulte­ri­ori «pro­fili di dub­bio ogget­ti­vo» rimasti insu­perati anche dal­l’in­te­grazione istrut­to­ria: vale a dire l’e­sisten­za di numerosi even­ti anom­ali nel­la reg­is­trazione effet­tua­ta dal dot­tor Vas­sil­iadis (sul­la cui aut­en­tic­ità han­no espres­so dub­bi sia il per­i­to di parte che soprat­tut­to quel­lo nom­i­na­to dal­la Corte, il pro­fes­sor Giampiero Benedet­ti) e il «dub­bio per con­trad­dit­to­ri­età» sul­la depo­sizione del dot­tor Manzi. Il quale in udien­za ave­va affer­ma­to di aver ascolta­to parte del­la reg­is­trazione dopo il suo spon­ta­neo e pre­oc­cu­pa­to ritorno in ospedale intorno alla mez­zan­otte men­tre il dot­tor Vas­sil­iadis ave­va prece­den­te­mente dichiara­to di aver con­seg­na­to la cas­set­ta alla pro­pri­a­con­sorte già intorno alle 21.30. Il tut­to sen­za dimen­ti­care che Cristo­fo­let­ti ave­va denun­ci­a­to il fat­to sca­tenante alla direzione san­i­taria, ovvero quel­la pras­si di effet­tuare in pron­to soc­cor­so inter­ven­ti ambu­la­to­ri­ali. I fat­ti risal­go­no alla fine di giug­no del ’94 allorquan­do, dopo un inter­ven­to in Ps, il dot­tor Vas­sil­iadis denun­ciò alla direzione san­i­taria (che poi avvisò e Procu­ra) che Gior­gio Cristo­fo­let­ti gli avrebbe inti­ma­to di con­seg­narli un mil­ione al mese per 12 mesi per tenere la boc­ca chiusa. L’in­fer­miere rivano fu rin­vi­a­to a giudizio e con­dan­na­to in pri­mo gra­do ad un anno e 2 mesi di reclu­sione con la con­dizionale e la non men­zione. Ma non si arrese. E in appel­lo, dopo le per­izie toniche sul­la cas­set­ta che in pri­mi gra­do non ven­nero mai effet­tuate, è sta­to assolto «per­ché il fat­to non cos­ti­tu­isce reato».

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