I responsabili escludono che l’inquinamento di Punta Grò sia dipeso dal cattivo funzionamento dell’impianto. Per i tecnici il fenomeno è legato ai canneti che stanno marcendo

«Nessuna perdita dal collettore»

Di Luca Delpozzo
a.j.

Restano le pre­oc­cu­pazioni, anche se il fenom­e­no è sta­to cir­co­scrit­to, del­la chi­az­za male­odor­ante che ha inquina­to le acque del Gar­da nel bas­so lago. Avvis­ta­ta nel pomerig­gio di mart­edì nelle vic­i­nanze di Pun­ta Grò, al con­fine con il ter­ri­to­rio del­la provin­cia di Bres­cia, la sostan­za inquinante sospin­ta dal ven­to si è este­sa par­al­le­la­mente alla riva del lago per un lun­go trat­to in direzione di Sirmione. Sul pos­to, scat­ta­to l’allarme anco­ra l’altra sera, oltre ai vig­ili urbani di Sirmione e ai anche i tec­ni­ci dell’Asl del dis­tret­to di Salò, dell’Arpav vene­ta e del Con­sorzio in quan­to i pri­mi sospet­ti del grave inquina­men­to si sono river­sa­ti sul col­let­tore che inter­cetta gli scarichi fog­nari delle cit­ta­dine riv­ierasche sia bres­ciane che verone­si trasfer­en­doli al depu­ra­tore di Peschiera. Gli accer­ta­men­ti effet­tuati anche nel­la mat­ti­na­ta di ieri da parte dei tec­ni­ci sia dell’Azienda spe­ciale che dall’ di Peschiera escludono che si trat­ti di inquina­men­to provo­ca­to dal man­ca­to fun­zion­a­men­to dell’impianto di soll­e­va­men­to liqua­mi di local­ità Maraschi­na l’unico esistente in zona. «Abbi­amo con­trol­la­to tut­ta la zona inter­es­sa­ta dall’inquinamento» dice al tele­fono Mario Gia­comel­li, «ma non è sta­ta riscon­tra­ta alcu­na trac­cia di perdite. Per con­tro­pro­va è sta­to pos­to in pres­sione il trat­to del col­let­tore che in pas­sato ave­va reg­is­tra­to qualche prob­le­ma, ma non si è ver­i­fi­ca­to alcun calo di pres­sione». Un sis­tema di col­let­ta­men­to fog­nario, quel­lo real­iz­za­to a tutela eco­log­i­ca dell’intero lago di Gar­da, che si basa su due sot­to­sis­te­mi con col­let­tori che per­cor­rono le due sponde, per con­verg­ere alla fine all’impianto con­sor­tile di in local­ità Par­adiso a Peschiera. In tut­to 134 chilometri di col­let­tore, di cui 19 sub­lacuali, servi­ti da 53 impianti di soll­e­va­men­to dis­posti lun­go il per­cor­so con lo scopo di far guadagnare quo­ta ai liqua­mi e con­sen­tire loro lunghi trat­ti di scor­ri­men­to nat­u­rale in pen­den­za: vis­to di pro­fi­lo, un anda­men­to a den­ti di sega. Accer­ta­to che il grave episo­dio di inquina­men­to non è da imputare al col­let­tore, è opin­ione dei tec­ni­ci che si trat­ti di putre­fazione algale. La mac­chia infat­ti è già in fase di dis­solvi­men­to e per col­ore e odore sem­bra essere col­le­ga­bile a fat­ti del genere man­i­fes­ta­tisi anche in pas­sato legati al fenom­e­no algale. In questi ulti­mi giorni il liv­el­lo delle acque del lago è cala­to sen­si­bil­mente a segui­to dell’emungimento per l’irrigazione e questo potrebbe aver cre­ato mar­cis­cen­ze in prossim­ità dei can­neti. Bisogn­erà comunque atten­dere le anal­isi da parte dell’Asl di Salò e dell’Arpav di Verona per avere certezze sul­la natu­ra dell’inquinamento. Ai e ai Vig­ili del fuo­co che stan­no inda­gan­do sul fenom­e­no sono state messe a dis­po­sizione le planime­trie dei trac­ciati del collettore. (.)

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