Da martedì notte al neurochirurgico di Verona è tenuto in vita dalle macchine

Nessuna speranza per il sindaco Malossini

09/01/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Paolo Tagliente

Cesare Mal­ossi­ni è clini­ca­mente mor­to. Il respon­so dei medici del neu­rochirur­gi­co di Verona non las­cia spazio alla sper­an­za: l’e­mor­ra­gia cere­brale che mart­edì sera, in con­siglio comu­nale, ha col­pi­to il sin­da­co di Riva è sta­ta dev­as­tante. Inutile l’im­me­di­a­to soc­cor­so del dot­tor Pietro Bertol­di che lo ha rian­i­ma­to (il cuore s’era fer­ma­to) e inutile la cor­sa pri­ma all’ospedale di Rovere­to, poi al neu­rochirur­gi­co di Verona, dove i medici han­no rin­un­ci­a­to perfi­no ad inter­venire chirurgicamente.Occhi increduli, occhi dis­perati, occhi pieni di pianto. Più che le parole, ieri a Palaz­zo Pre­to­rio, era­no gli sguar­di a rac­con­tare lo sgo­men­to e il dolore dei dipen­den­ti comu­nali, degli asses­sori e di tut­ti i con­siglieri. Per tut­ta la gior­na­ta, nel cor­ri­doio che por­ta all’uf­fi­cio del­la seg­rete­ria, è con­tin­u­a­to il silen­zioso viavai di per­sone che chiede­vano notizie sulle con­dizioni di salute di Malossini.Seduti sulle antiche poltroncine del­l’an­ti­cam­era, sen­za più parole, sono rimasti a lun­go con­siglieri e asses­sori. Uno di fronte all’al­tro, si muove­vano in un’at­mos­fera irreale e ad ogni rumore di pas­so si volta­vano ver­so la por­ta d’en­tra­ta, qua­si a vol­er scorg­ere la figu­ra del sin­da­co che, come ogni giorno, arriva­va nel suo grande uffi­cio affac­cia­to su piaz­za Tre Novembre.Ieri, però, el Cesare, non è arriva­to. Sta­va com­bat­ten­do la sua battaglia più dif­fi­cile, quel­la per la vita, nel Repar­to di rian­i­mazione del­l’ospedale di Verona. Una lot­ta inizia­ta alle 20 del­la sera pri­ma, nel­la sala con­sigliare del­la Roc­ca, quan­do durante la let­tura del­la sua relazione al bilan­cio, Mal­ossi­ni s’è pri­ma inter­rot­to e poi è cadu­to a ter­ra sot­to lo gli sguar­di estere­fat­ti dei con­siglieri. In aula, è sta­to subito il pan­i­co. Pri­mo a soc­cor­rerlo, il dot­tor Pietro Bertol­di che ha capi­to l’estrema grav­ità del­la situ­azione e s’è prodi­ga­to nel ten­ta­ti­vo di ripristinare le fun­zioni vitali. Poi, il trasporto al Pron­to Soc­cor­so del­l’Ospedale di Riva con l’am­bu­lan­za del 118, quin­di il trasfer­i­men­to a quel­lo di Rovere­to e, infine, a notte fon­da, la cor­sa ver­so il neu­rochirur­gi­co di Verona. Accan­to a lui, fin da subito, la moglie Rosari­ta Cau­rla e i figli Bar­bara e Mas­si­mo e poi, i fratel­li Ben­i­to, Luciano e Bruno (tut­ti più anziani di lui), i fratel­li del­la moglie, Anna­maria e Remo, i nipoti, i famigliari. Scen­dono nel capolu­o­go vene­to carichi di sper­an­za, ma la situ­azione è dis­per­a­ta, tan­to che i medici verone­si deci­dono non oper­are e, ai par­en­ti, dicono subito la ver­ità. Una ver­ità crudele che spaz­za via ogni illu­sione: il mar­i­to, il papà, il sin­da­co usci­to dal­la sua casa di viale dei Tigli qualche ora pri­ma per andare in con­siglio, non tornerà più. Dif­fi­cile cred­er­ci, dif­fi­cile rasseg­nar­si ad una sim­i­le sen­ten­za, ma purtrop­po le apparec­chia­ture elet­tron­iche dan­no ragione ai san­i­tari: l’ ence­falo­gram­ma è piat­to, Cesare Mal­ossi­ni è clini­ca­mente mor­to. La notizia, ieri mat­ti­na ver­so le 8, è arriva­ta a palaz­zo Pre­to­rio insieme ai dipen­den­ti e in un bat­tibaleno ha fat­to il giro degli uffi­ci. Arrivano il vicesin­da­co Pietro Mat­teot­ti, gli asses­sori , Rena­to Andreozzi, Lui­gi Mari­no, Mar­co Tanas, Ste­fano Lot­ti, tut­ti i con­siglieri e anche il sin­da­co di Tor­bole, Giuseppe Paro­lari. Sono ter­rei, si scam­biano sguar­di carichi di stu­pore, non vogliono rilas­cia­re alcu­na dichiarazione. Sal­vador Valan­dro, gio­vane con­sigliere, è stra­volto. È ami­co di Mas­si­mo Mal­ossi­ni, ma non se la sente di chia­mar­lo. «Un mio com­pag­no di liceo — rac­con­ta Valan­dro — è sta­to stron­ca­to dal­lo stes­so mal­ore qualche anno fa, sot­to i miei occhi, quan­do ave­va­mo 17 anni. Sto riv­iven­do quel­l’in­cubo». La seg­re­taria del sin­da­co, Enri­ca Man­del­li, non sta fer­ma un atti­mo, cam­mi­na e si muove ner­vosa­mente. Deve lavo­rare ma si vede bene che non le è facile e trat­tiene a fat­i­ca le lacrime. Non riesce a con­trol­lar­si, invece, Luciano Nar­di­ni, ex asses­sore e figu­ra stor­i­ca del­la polit­i­ca rivana (è sta­to in con­siglio per oltre tren­t’an­ni) che all’in­do­mani del­la vit­to­ria al bal­lot­tag­gio di Cesare Mal­ossi­ni era sta­to tra i pri­mi a con­grat­u­lar­si con il neosin­da­co. Lo ave­va atte­so in piaz­za Tre Novem­bre e, quan­do Mal­ossi­ni s’era affac­cia­to da via Gaz­zo­let­ti, sot­to la torre Apponale, lo ave­va rag­giun­to per stringer­gli la mano e bacia­r­lo. Un abbrac­cio frater­no e sin­cero sot­to i cal­di rag­gi di un sole pri­maver­ile. Ieri, Nar­di­ni s’è fer­ma­to nel­l’a­trio, vici­no alla macchi­na del caf­fè, ha par­la­to a lun­go con gli ex col­leghi e le lacrime han­no riga­to il suo viso. Alle 17, in comune, è arriva­to anche il sin­da­co di Arco, Rena­to Verone­si, e s’è intrat­tenu­to con i mem­bri del­la Giun­ta, poco pri­ma che questi si riu­nis­sero con i capi­grup­po per decidere il da far­si nel­la sedu­ta del con­siglio comu­nale delle 18.30.

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