Domani sarà trascorso un mese dalla scossa sismica che il 24 novembre ha messo in ginocchio interi paesi e causato ingenti danni. L’appello della Provincia sotto forma di opuscolo distribuito alle istituzioni

«Nessuno si dimentichi di noi»

Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Un opus­co­lo per non dimen­ti­care il ter­re­mo­to, gli ingen­ti dan­ni che ha causato e le risorse nec­es­sarie per un sol­lecito ritorno ad una vita nor­male. Quel­la vita per molti scon­vol­ta dalle scosse del 24 novem­bre scor­so. L’opuscolo, dal tito­lo «Il ter­re­mo­to dei bres­ciani» è un promemo­ria di dod­i­ci pagine che ripor­ta gli episo­di più impor­tan­ti del sis­ma, dis­tribuito a par­la­men­tari, con­siglieri, rap­p­re­sen­tan­ti istiruzion­ali affinchè «il ter­re­mo­to — scrivono il pres­i­dente Alber­to Cav­al­li e l’assessore provin­ciale Ric­car­do Mini­ni — non sia un even­to da sot­to­va­l­utare, ma si è riv­e­la­to una calamità gravis­si­ma, tan­to da togliere la casa a duemi­la per­sone. Uno stru­men­to per ricor­dare — invi­tano Cav­al­li e Mini­ni — la neces­sità di rac­cogliere i fon­di e sti­mo­lo alle isti­tuzioni a ogni liv­el­lo e ai cit­ta­di­ni ital­iani affinchè a questo even­to con­tin­uino a dare l’attenzione che meri­ta, parte­ci­pan­do con tutte le risorse indis­pens­abili alla ricostruzione delle zone ferite dal sis­ma». Man­ca un min­u­to alla mez­zan­otte del 24 novem­bre quan­do la ter­ra com­in­cia a tremare. Ven­ti sec­on­di. Ter­ri­bili. Un boa­to. Il ter­rore. A Salò la gente fugge per stra­da. I cor­ni­cioni sfon­dano i parabrez­za delle vet­ture in sos­ta. L’asfalto è ricop­er­to di cal­ci­nac­ci. Le ambu­lanze cor­rono a sirene spie­gate. Gli auto­mo­bilisti sfrec­ciano sen­za una direzione pre­cisa; alcu­ni sem­bra­no impazz­i­ti. Una parte del cam­panile del­la chiesa di S. Bernardi­no è crol­la­to. Davan­ti al Palaz­zo comu­nale, tra il por­fi­do e le las­tre di mar­mo, una lun­ga fes­sura, larga alcu­ni cen­timetri. La crepa per­corre l’intero lun­go­la­go, e la base degli edi­fi­ci. Sulle pan­chine alcune donne, avvolte nelle cop­erte, la maschera di ossigeno sul volto, ven­gono assis­tite dagli infer­mieri. C’è chi, alle 2, un paio di ore dopo la ter­ri­bile scos­sa, rien­tra in casa. E chi, invece, decide di trascor­rere la notte in auto­mo­bile. Non fa trop­po fred­do: la tem­per­atu­ra si aggi­ra sug­li 8°. E scam­biare quat­tro chi­ac­chiere coi vici­ni aiu­ta. Al mat­ti­no, nel­l’ex cam­po sporti­vo Amadei viene allesti­ta la base logis­ti­ca. Decine i camion dei vig­ili del fuo­co giun­ti da ogni provin­cia del Nord: Pavia, Berg­amo, , Verona… E poi il 118, i , la che fa capo alla Ammin­is­trazione provin­ciale, i , gli uomi­ni del Genio civile, i volon­tari, gli , subito accor­si con i loro pen­toloni per riscal­dare il tè. Ma a impres­sion­are mag­gior­mente è la coda del­la gente, in paziente atte­sa. Ognuno las­cia indi­cazioni sem­pli­ci: nome, cog­nome, ind­i­riz­zo, numero di tele­fono. La Prefet­tura crea il Cen­tro oper­a­ti­vo mis­to (Com) all’interno dell’Istituto tec­ni­co Bat­tisti. Il pri­mo bilan­cio è ras­si­cu­rante: nes­sun mor­to, solo tan­ta pau­ra. È trascor­so un mese, da quelle ore ter­ri­bili. Gli sfol­lati (2.300 com­p­lessi­va­mente, tra Alto Gar­da e Valle Sab­bia) han­no ottenu­to ospi­tal­ità da par­en­ti e ami­ci; altri, invece, sono sis­temati negli alberghi o in strut­ture pub­bliche. Ogni giorno che pas­sa il numero diminuisce, ma la situ­azione rimane pre­oc­cu­pante. Morgna­ga di Gar­done, ad esem­pio, è diven­ta­to un paese fan­tas­ma. «E non pos­si­amo nem­meno per­cor­rere la stra­da cen­trale del­la frazione ? dice il sin­da­co di Gar­done Riv­iera Alessan­dro Baz­zani — per­chè esiste il ris­chio di crol­li. Abbi­amo bisog­no di rice­vere in fret­ta i con­tribu­ti statali. C’è chi sta­va anco­ra restituen­do il mutuo, e chi, a 57–58 anni, non sa a quale ban­ca riv­ol­ger­si per otten­er­lo. Pen­so che sis­te­mer­e­mo gli sfol­lati anco­ra negli alberghi dopo il 6 gen­naio, quan­do si ren­der­an­no disponi­bili alcune case delle vacanze. A un mese dal ter­re­mo­to, la situ­azione è gri­gia, e il 2005 inizia con il magone». Luigiana Ghi­rar­di, diret­trice didat­ti­ca: «Noi, a scuo­la, ci sti­amo impeg­nan­do per tornare alla nor­mal­ità. Il Comune di Salò ha garan­ti­to che i lavori di sis­temazione del­la Oliv­el­li, nell’ala vec­chia dan­neg­gia­ta, saran­no com­ple­tati entro il 17 gen­naio. Bisogna guardare al futuro con fiducia».