Il sindaco capofila della protesta contro la legge regionale insiste: «Parleremo a Gava e riformuleremo anche il quesito». Respinto il ricorso a Bruxelles

No ai negozi aperti di domenica

21/10/2006 in Attualità
A Affi
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Di Luca Delpozzo
Annamaria Schiano

Doc­cia fred­da, anzi gela­ta, per il Comune di Affi, che ha rice­vu­to rispos­ta neg­a­ti­va dal­la Com­mis­sione del­la Corte euro­pea, alla quale si era appel­la­ta insieme ai Comu­ni di Cavaion, Pas­tren­go, Coster­mano e Riv­o­li attra­ver­so il difen­sore civi­co regionale Vit­to­rio Bot­toli, per ottenere il riconosci­men­to di «paese turistico».Causa per­sa soprat­tut­to per i cen­tri com­mer­ciali di Affi, che sper­a­vano in Bruxelles,per riot­tenere la ria­per­tu­ra domeni­cale degli eser­cizi. La Com­mis­sione euro­pea ha scrit­to: «L’esame degli ele­men­ti rice­vu­ti non per­me­tte di iden­ti­fi­care le con­dizioni per un inter­ven­to del­la Com­mis­sione. In par­ti­co­lare non ril­e­va ele­men­ti che potreb­bero gius­ti­fi­care una sua inizia­ti­va ai sen­si del­la pro­ce­du­ra pre­vista all’articolo 226 del trat­ta­to Cee, nel caso in cui uno Sta­to mem­bro, anche una Regione, abbia man­ca­to ad uno degli obb­lighi imposti dal dirit­to comu­ni­tario. Non si riconoscono ele­men­ti tali da indi­care che il fat­to di non riconoscere un Comune come local­ità ad econo­mia tur­is­ti­ca sarebbe incom­pat­i­bile con il trat­ta­to, quin­di la ques­tione è di carat­tere preva­len­te­mente nazionale».La ques­tione nasce da lon­tano, infat­ti i cen­tri com­mer­ciali di Affi fino a questo gen­naio apri­vano rego­lar­mente i negozi alla domeni­ca in virtù del decre­to del pres­i­dente del­la Giun­ta regionale 677 del 1983 che dichiar­a­va Affi Comune ad econo­mia tur­is­ti­ca, per­me­t­ten­dogli di ben­e­fi­cia­re dell’apertura domeni­cale e fes­ti­va delle attiv­ità com­mer­ciali dal 15 mar­zo al 4 novem­bre. La Regione, però, il 28 dicem­bre 1999 ha emes­so la legge 62 che ha tolto il tito­lo di pae­si tur­is­ti­ci ai comu­ni del­la dor­sale inter­na al . È scat­ta­to così il divi­eto di aper­tu­ra domeni­cale per le attiv­ità. La legge, in vig­ore dal 2000, non è sta­ta appli­ca­ta fino a quest’anno gra­zie a una serie di ricor­si con­tro la Regione fat­ti dai Comu­ni, dap­pri­ma al Tar che lo ha riget­ta­to e poi alla Corte Cos­ti­tuzionale, che alla fine del 2005 lo ha dichiara­to inammissibile.Da qui l’idea dei sin­daci di ricor­rere anche alla Corte euro­pea. Anche l’Europa però non ha accolto il ricor­so e così sem­bra­no andate perse le sper­anze di un riconosci­men­to tur­is­ti­co alla cap­i­tale com­mer­ciale del -Garda.Il sin­da­co di Affi, Rober­to Bonomet­ti, non si fa demor­al­iz­zare e spie­ga: «Non è anco­ra det­ta l’ultima paro­la. Poiché sem­bra non sia sta­to accolto il ricor­so in quan­to for­mu­la­to male nel­la doman­da, abbi­amo anco­ra due pos­si­bil­ità: val­utare se rifor­mu­la­re il ricor­so e ripresen­tar­lo, oppure incon­trare l’assessore regionale Gava, che ci ha già dato la disponi­bil­ità per novem­bre, per vedere se è pos­si­bile mod­i­fi­care il rego­la­men­to regionale. Con questo l’amministrazione non intende fare una cam­pagna domeniche aperte o domeniche chiuse, non è questo il pun­to. Il pun­to è il riconosci­men­to tur­is­ti­co del nos­tro paese, le aper­ture domeni­cali sono una con­seguen­za. È incon­cepi­bile che un paese come il nos­tro, a servizio del lago di Gar­da per , com­mer­cio, indus­tria e arti­giana­to, non abbia pari dig­nità. La Regione deve riconoscere l’entroterra garde­sano come zona tur­is­ti­ca, così tut­ti i pae­si rien­tr­eran­no nel titolo».«La nos­tra», con­tin­ua il sin­da­co, «non è una battaglia con­tro con­f­com­mer­cio o con­fe­ser­centi, vogliamo ven­ga riconosci­u­ta una cosa che è doverosa. Alle cat­e­gorie dico: fac­ciamo un incon­tro tra com­mer­cianti, sin­daci e Regione e met­ti­amo­ci d’accordo per trovare una soluzione che vada bene a tut­ti, sono con­vin­to ce ne siano gli estre­mi. Così ci per­donole aziende, i posti di lavoro».I dati li for­nisce Fran­co Vil­la, diret­tore del Grand’Affi ed ammin­is­tra­tore del Con­sorzio oper­a­tori Grand’Affi. Sono nero su bian­co sui man­i­festi esposti in questi giorni dagli impren­di­tori nei loro negozi. Si legge: «La legge regionale sta provo­can­do un dan­no ril­e­vante all’economia locale, al tur­is­mo e alla val­oriz­zazione del ter­ri­to­rio, a 170 imp­rese com­mer­ciali e arti­gianali di Affi, all’occupazione: nell’estate 2006 sono sta­ti per­si 250 posti di lavoro. Inoltre nel ter­ri­to­rio di Affi c’è l’uscita Affi-lago di Gar­da Sud dell’autostrada del Bren­nero, dal­la quale tran­si­tano cir­ca otto mil­ioni di veicoli l’anno. Affi è a tre kilo­metri dal lago e fa parte del com­pren­so­rio tur­is­ti­co del­la Riv­iera degli Ulivi».Villa aggiunge: «Già la legge regionale è sta­ta una deci­sione assur­da, ora ci arri­va ques­ta doc­cia fred­da dal­la Com­mis­sione euro­pea. La Regione ha fat­to la legge per­ché pen­sa che la fior­it­u­ra dei cen­tri com­mer­ciali dan­neg­gi il com­mer­cio dei cen­tri stori­ci. Questo è vero, ma non vale per Affi che è iso­latis­si­mo. Se la Regione vol­e­va inter­venire in questo sen­so, dove­va impedire la costruzione dei cen­tri com­mer­ciali, che invece ha approva­to, non far­li costru­ire per poi penal­iz­zarli nel lavoro. Quest’anno con le solo otto domeniche di aper­tu­ra con­cesse dal­la legge, anziché le 34–35 di pri­ma, solo il Grand’Affi ha per­so 600 mila pre­sen­ze in sette mesi e 250 posti di lavoro tra addet­ti non assun­ti e licen­ziati. Il Grand’Affi è com­pos­to da Iper­af­fi, l’ipermercato inter­no, e da 39 negozi. Poi ci sono altri due nuclei com­mer­ciali: Affi 1 e Affi 2, con altre 80 attiv­ità, più altri due nuclei nuovi più pic­coli. In questi anni abbi­amo spe­so decine e decine di migli­a­ia di euro per ricor­si legali e inter­ven­ti di sensibilizzazione».«Molte attiv­ità e molti inves­ti­men­ti», con­tin­ua il diret­tore, «sono sta­ti fat­ti per­ché c’erano le aper­ture domeni­cali, ora molti sono in dif­fi­coltà. La Regione ha fat­to una legge di cui non ben­e­fi­cia nes­suno, anzi, ne ben­e­fi­cia il Trenti­no, dato che molti nos­tri cli­en­ti veni­vano da quell’area. Nell’ultimo anno in Trenti­no han­no con­ces­so l’apertura domeni­cale, guar­da caso, pro­prio alle aree a più alta con­cen­trazione com­mer­ciale. Sec­on­do noi andrebbe sem­pre val­u­ta­ta la vocazione di un ter­ri­to­rio e se la sua econo­mia è tur­is­ti­ca, dovrebbe esser­ci autodeterminazione».

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