L’uscita autostradale di Desenzano: quattromila veicoli e controlli quotidiani. Di giorno i turisti, la notte il popolo di discoteche e night. Ed anche i malviventi

«Noi, in un casello di frontiera»

Parole chiave: - - -
Di Luca Delpozzo

Pas­sag­gio di mal­viven­ti in fuga su auto rubate, sno­do del traf­fi­co del­la dro­ga, per­cor­so obbli­ga­to per i gio­vani che, spes­so un po’ «bevu­ti», tor­nano dal­la dis­cote­ca quan­do albeg­gia. E anco­ra, usci­ta priv­i­le­gia­ta per i pro­fes­sion­isti lom­bar­di a cac­cia di night ed «avven­ture» sul Gar­da, o sem­plice­mente luo­go di appun­ta­men­to o usci­ta per i tur­isti. In ogni caso, ovvi­a­mente, pun­to nevral­gi­co per i con­trol­li delle forze dell’ordine: dai casel­li autostradali bres­ciani pas­sa ogni genere di per­sona. Ed i casel­lan­ti sono lì, inos­sid­abili, ad osser­vare. Ma pos­sono, in caso di emer­gen­za, seg­nalare pas­sag­gi sospet­ti o comi­tive trop­po euforiche? «Bres­ciaog­gi» ha prova­to, per una notte, ad andare dal­l’al­tra parte del vetro. In un pun­to par­ti­co­lar­mente cal­do: l’uscita di Desen­zano. A fare da accom­pa­g­na­tore e da ange­lo cus­tode c’è One­lio Cor­di­oli, 50 anni, respon­s­abile di stazione. I turni sono tre, di otto ore cias­cuno. Anche le uscite del casel­lo sono tre. Un addet­to con­trol­la il telepass, un altro è a dis­po­sizione: l’or­gan­i­co varia in base al traf­fi­co. A volte lo si può prevedere, a volte invece si è tra­volti. Bas­ta una fiera a Verona, il , la a Bres­cia, un raduno degli nel rag­gio di un centi­naio di chilometri ed è emer­gen­za. L’ul­ti­ma vol­ta — spie­ga One­lio Cor­di­oli — è sta­to con le a Ghe­di. E poi un salto sul lago è nei pro­gram­mi di molti tur­isti e Desen­zano è la por­ta del lago. Dunque, per tornare a noi, in cer­ti momen­ti pen­sare che il casel­lante pos­sa fare anche da «osser­va­tore» e seg­nalataore è pura utopia. Ma è di notte il clou, quan­do aprono le dis­coteche. I ragazzi van­no al Fura, al Genux, all’Art, per il Mazoom escono invece a Sirmione. Si rac­con­ta che quan­do la polizia fa le retate è un fug­gi fug­gi e nel piaz­za­le del casel­lo ci sono pas­tic­che di ecsta­sy dap­per­tut­to, gli agen­ti ne riem­pi­ono con­teni­tori gran­di come scat­ole da scarpe. Ma dal­la postazione si può chia­mare la polizia se si nota qual­cosa di stra­no? Qui la pri­ma sor­pre­sa. Niente da fare, il tele­fono è inter­no, però col ponte radio si può comu­ni­care con la cen­trale. Ma se pas­sa una Mer­cedes che ha tutte le carat­ter­is­tiche dell’auto ruba­ta? Si può solo seg­nalarne il pas­sag­gio, nien­t’al­tro. «Ma la polizia — ci dicono — pat­tuglia di con­tin­uo l’au­tostra­da». E’ il loro lavoro. Un lavoro tutt’altro che facile, vis­to che sull’asse -Venezia, con­fusi con i tur­isti, gli agen­ti di com­mer­cio e i camion­isti, viag­giano crim­i­nali pic­coli e gran­di, dagli albane­si del­la famiger­a­ta ban­da delle auto di lus­so ai cor­ri­eri del­la dro­ga. E Desen­zano è spes­so uno sboc­co priv­i­le­gia­to. Ma è anco­ra tar­do pomerig­gio. Ed i prob­le­mi per ora sono altri. Arrivano degli stranieri, non han­no il bigli­et­to. Devono fer­mar­si al Cen­tro servizi e com­pi­lare un mod­u­lo con i dati loro e del­la vet­tura e spie­gare come mai viag­giano sen­za bigli­et­to. «Dovreb­bero pagare dal casel­lo più lon­tano, sulle 80 mila lire, ma non accadrà». Sono entrati a Berg­amo, sono ingle­si, entram­bi sui set­tan­t’an­ni, si scu­sano. Promet­tono che staran­no atten­ti, com­pi­lano il mod­u­lo e, alla fine, pagano il bigli­et­to da Bergamo.

Parole chiave: - - -