L'appello di Cordisco alle istituzioni

«Non archiviate l’idea del golf»

07/02/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo

«Non perdete il treno del golf!». Questo, in sin­te­si, il mes­sag­gio che Cesidio Cordis­co — gio­ca­tore di golf, ex diri­gente sporti­vo, ex mem­bro del Coni provin­ciale, ex pres­i­dente di club ed ex pres­i­dente del Comi­ta­to regionale del­la Fed­er­azione Ital­iana Golf — lan­cia a politi­ci, impren­di­tori e oper­a­tori tur­is­ti­ci del­l’Al­to Gar­da. «Sen­to da un po’ di tem­po un silen­zio “assor­dante” sul golf — scrive Cordis­co — eppure alcu­ni dicono che la nos­tra provin­cia ha una vocazione tur­is­ti­ca. Cer­tu­ni pen­sano che con inter­net si pos­sano risol­vere prob­le­mi di doman­da di tur­is­mo, ma inter­net non risolverà i nos­tri prob­le­mi di offer­ta: il nos­tro com­par­to tur­is­ti­co va aggior­na­to con urgen­za dato che la domana­da sarà sem­pre più var­ie­ga­ta e selet­ti­va. Non si può perdere un cam­po da golf che, con altre inizia­tive, com­pleterà un’of­fer­ta di mag­giore qual­ità. Il golf ora­mai è sem­pre più fenom­e­no di tur­is­mo con un tar­get medio-alto che è utile all’e­cono­mia del­la nos­tra provin­cia. Di tan­to in tan­to, qual­cuno s’in­ter­es­sa a questo mec­ca­n­is­mo, ma il più delle volte è gente sen­za un trascor­so, che pen­sa di improvvis­are delle strut­ture in luoghi non idonei e con capac­ità tec­niche insuf­fi­ci­en­ti per i nuovi aggior­nati det­ta­mi e para­metri. L’idea del golf è aggre­gante ed è col­lante anche per altre man­i­fes­tazioni: il golfista si muove giorni pri­ma delle man­i­fes­tazioni (con­gres­si, con­veg­ni, fiere, ecc.) e riparte dopo l’even­to; per­son­ag­gi impor­tan­ti grav­i­tano sem­pre più intorno al mon­do del golf e gli stes­si fan­no pub­blic­ità se il cam­po è di buona qual­ità e gio­ca­bil­ità. Già in pas­sato mi sono sof­fer­ma­to a par­lare dei flus­si tur­is­ti­ci di un cam­po a 18 buche, con valen­za provin­ciale ed euro­pea quale deve essere: 40mila pre­sen­za annue di gio­ca­tori, 20 posti di lavoro assi­cu­rati per l’in­tero anno, con un indot­to diret­to di altret­tante per­sone che saran­no a stret­to con­tat­to con il cam­po (gia­r­dinieri, agri­coltori); un accresci­men­to dei val­ori mobil­iari, immo­bil­iari ed eco­nomi­ci nel­la zona dei comu­ni lim­itrofi. Inutile fram­mentare le inizia­tive: Dro, Arco, Riva, Tor­bole devono essere un uni­co cantiere per inizia­tive comu­ni. Il polo fieris­ti­co e con­gres­suale non deve più atten­dere, il palazzet­to del­lo sport va fat­to, la fas­cia lago (por­to ecc.) deve far parte del­lo stes­so prog­et­to e incas­trar­si nelle altre realtà, in modo che ogni strut­tura inter­agis­ca con le altre. L’im­pat­to con il ter­ri­to­rio è min­i­mo, reversibile e l’in­quina­men­to non è supe­ri­ore ad altre attiv­ità. Le colate di cemen­to sono poche e sot­to con­trol­lo: oggi ne vedo in giro di peg­giori. Per tornare al prati­co, per fare il pun­to del­la situ­azione, ci vor­rebbe un Comi­ta­to pre­siedu­to da un per­son­ag­gio di spes­sore eco­nom­i­co e voglia di fare (con un pizzi­co di mece­natismo). Per­son­ag­gi con questi req­ui­si­ti ne abbi­amo più di uno. Io vedrei per­sone come Arcese, gli Azzoli­ni, i Maino, i Miorel­li, i Ped­er­zol­li, Laz­zara e altri. Impren­di­tori abit­uati a coni­u­gare il futuro, ren­den­do­lo pre­sente di uno svilup­po cui non pos­si­amo sot­trar­ci. Sarà il domani dei nos­tri figli».