Aperte da Regione, Provincia e Comunità di Baldo e Lessinia le manifestazioni per l’Anno internazionale voluto dall’Onu. Gli amministratori locali chiedono più autonomia e indennizzi a chi sceglie di restare in queste zone

Non c’è montagna senza montanari

25/04/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Monte Baldo

Regione, Provin­cia e Comu­nità mon­tane verone­si (Bal­do e Lessinia) han­no aper­to uffi­cial­mente il pro­gram­ma delle inizia­tive per l’An­no inter­nazionale delle mon­tagne alla Log­gia di Fra Gio­con­do, inter­ro­gan­dosi su cosa fare per resti­tuire al ter­ri­to­rio mon­tano i suoi dirit­ti. È un buon pun­to di parten­za, anche se la stra­da va in sali­ta, ver­so la mon­tagna, appun­to, impov­eri­ta da spopo­la­men­to, abban­dono e politiche poco accorte, al pun­to da costrin­gere l’assem­blea delle Nazioni Unite a dedi­car­le un anno come a un sogget­to mala­to, emar­gina­to, o quan­do va bene igno­ra­to. Lo denun­cia in con­clu­sione del suo dis­cor­so il pres­i­dente del­la Comu­nità mon­tana del­la Lessinia, Lucio Campedel­li, quan­do ricor­da che si sarebbe volu­to a Verona qual­cosa di diver­so da un con­veg­no di parole per la pro­lu­sione di quest’an­no, por­tan­do in cit­tà prodot­ti, fol­clore e relazioni fra le per­sone, «ma sem­bra che la mon­tagna goda più con­sid­er­azione dal­l’Onu che dal­la pro­pria cit­tà». Comunque bisogn­erà far buon viso per­ché si sa da sem­pre che «gli effet­ti dev­as­tan­ti di spopo­la­men­to e abban­dono», denun­ciati dal pres­i­dente Alear­do Mer­lin, han­no pri­ma declas­sato la scala di val­ori su cui si regge­va la vita di relazione in mon­tagna e poi prodot­to l’in­dif­feren­za. Che lassù gli ammin­is­tra­tori si fac­ciano in quat­tro per garan­tire alla popo­lazione servizi essen­ziali, a prezzi che alla fine sono sem­pre più salati, con ricadute notevoli sul­la com­pet­i­tiv­ità e sul­la creazione di nuovi posti di lavoro, è diven­ta­to solo un det­taglio insignif­i­cante di econo­mia glob­ale. «Eppure la mon­tagna è la sof­fit­ta di casa», ricor­da Lui­gi Castel­let­ti, pres­i­dente del­la Comu­nità mon­tana del Bal­do, «luo­go dove si con­ser­vano le tradizioni e si pos­sono leg­gere i seg­ni del nos­tro pas­sato». L’anal­isi delle dif­fi­coltà è con­corde, le soluzioni pos­si­bili intrav­iste. Mer­lin pro­pone il prin­ci­pio di sus­sidia­ri­età, trasfer­en­do mag­giori com­pe­ten­ze deci­sion­ali agli enti locali mon­tani che più conoscono il ter­ri­to­rio: «E poi serve una seria polit­i­ca di pro­gram­mi più che inter­ven­ti stra­or­di­nari», aggiunge. «Più autono­mia pro­gram­ma­to­ria e più equi­tà, che non sig­nifi­ca più priv­i­le­gi», ricor­da Campedel­li, per il quale è impor­tante inve­stire sul­la pre­ven­zione per rompere il cer­chio per­ver­so del­l’ab­ban­dono e del con­seguente degra­do. «Un tavo­lo di con­fron­to con­tin­uo dove cresca il dial­o­go con le isti­tuzioni, per­ché in mon­tagna abbi­amo con­ser­va­to la capac­ità di fare e di essere pro­tag­o­nisti», lo chiede anche Castel­let­ti. Mar­co Truz­zoli, asses­sore provin­ciale alle Politiche mon­tane, si aspet­ta da quest’an­no inter­nazionale «l’op­por­tu­nità di portare dei cor­ret­tivi alle cose che fino­ra non han­no fun­zion­a­to. Soprat­tut­to sono sta­ti tenu­ti sem­pre in sec­on­do piano i res­i­den­ti, invece andrebbe incen­ti­va­to e inden­niz­za­to chi sceglie di vivere in mon­tagna, per­ché così facen­do garan­tisce il benessere di tut­ti». Chi­ude con un aus­pi­cio che è anche slo­gan: «Non ci sarà futuro per la mon­tagna sen­za montanari».

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