Un convegno mette a confronto amministratori e protagonisti della tutela della natura ma sull’istituzione di un vincolo restano tutte le divisioni

Non c’è un’intesasul parco del Baldo

25/07/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Il rischia spopo­la­men­to e abban­dono. Ma è uno scrig­no prezioso di bio­di­ver­sità, sto­ria e cul­tura, una mon­tagna da tute­lare e val­oriz­zare per evitare sia rap­ina­ta da uno svilup­po sven­ta­to e «non sosteni­bile». Così, su spin­ta del­la Comu­nità mon­tana del Bal­do, nasce una «com­mis­sione aper­ta» che proverà a val­utare come gestir­lo in modo effi­cace garan­ten­do anche prospet­tive di svilup­po a chi vi abi­ta. Il pool è per ora for­ma­to dai rela­tori nel­la sede del­la Comu­nità si sono con­frontati nel con­veg­no «Mon­tagna viva»: a breve inizier­an­no a lavo­rare conc­re­ta­mente. Tut­ti con­cor­dano sul binomio «svilup­po e sosteni­bil­ità ambi­en­tale», ma diverse sono le soluzioni proposte.Averardo Ama­dio del Wwf invi­ta con pas­sione a «non perdere l’ultimo treno per l’istituzione del », sostenu­to anche da Mau­r­izio Deli­bori, pres­i­dente del Ctg Verona, altri sono con­vin­ti con­vin­ti invece che ques­ta soluzione sia super­a­ta. Ma lui non mol­la: «Sosteni­bil­ità sig­nifi­ca par­co con le tante oppor­tu­nità che può offrire». E ne elen­ca alcune: «Con­ser­vazione di iden­tità cul­tur­ale e ambi­ente nat­u­rale, all­e­va­men­to, aree fau­nis­tiche, musei sci­en­tifi­ci ed etno­grafi­ci, cen­tri visi­ta, gemel­lag­gi con altri parchi, avvio di un tur­is­mo respon­s­abile con for­mazione di guide, orga­niz­zazione di sog­giorni, con­veg­ni e set­ti­mane sci­en­ti­fiche sul Bal­do, un mar­chio di qual­ità per prodot­ti e strut­ture: è lavoro, ma la gente deve cogliere tali oppor­tu­nità. Se sapre­mo muover­ci, isti­tu­ti pub­bli­ci e pri­vati lo supporteranno».Franco Prosoc­co, docente all’ di Pado­va, a lun­go seg­re­tario al ter­ri­to­rio in Regione, nota: «Ora sti­amo rive­den­do il Ptrc. S’è pos­to il prob­le­ma del­la mon­tagna come area d’esodo. Qui, ora, si inizia a dis­cutere sui modi di gestire il Bal­do e la mon­tagna, che è “dormiente”. Il par­co è “una” soluzione». Francesco Finot­to, urban­ista: «La Comu­nità pun­ta a pro­porre nuovi oriz­zon­ti a diri­gen­ti e ammin­is­tra­tori, ma non ci sono ricette o soluzioni, la ques­tione non è “par­co sì o par­co no”, ma capire come per­me­t­tere ai res­i­den­ti di restare in mon­tagna. E’ ora di par­lare di “cred­i­to ambi­en­tale” del­la mon­tagna nei con­fron­ti del­la pia­nu­ra, da cui devono arrivare risorse fis­cali, d’investimento e infrastrutture».Cipriano Castel­lani pres­i­dente comu­ni­tario: «Pun­to inter­es­sante: per evitare che la pia­nu­ra col­o­nizzi la mon­tagna bisogna ren­derne pos­si­bile soprav­vivervi cre­an­do strut­ture». Gio­van­ni Abra­mi, esper­to di prog­et­tazione ambi­en­tale: «Il par­co va even­tual­mente vis­to come nucleo di una rete non come un’amministrazione a sè che implicherebbe costi».Il sin­da­co Ste­fano San­dri: «Tut­ti han­no qui per­cor­so il tema del­lo svilup­po sosteni­bile, ce lo ha garan­ti­to nei sec­oli chi vive e lavo­ra in mon­tagna che, per soprav­vi­vere, ha sal­va­guarda­to natu­ra e ambi­ente trasmet­ten­do­celi in equi­lib­rio. La mon­tagna non può essere il par­co giochi di chi vive nelle cit­tà, il suo svilup­po va deciso da chi la abi­ta». Ma i tem­pi sono cam­biati. «Nel quadro nor­ma­ti­vo dovrà essere con­cepi­ta una nuo­va legge del­la mon­tagna, di cui da anni si par­la, per per­me­t­tere ai res­i­den­ti di real­iz­zarsi abbat­ten­do le dif­feren­ze a favore di chi vive in questo ambi­ente svan­tag­gia­to per vie di comu­ni­cazione e per l’asperità del territorio».Ottorino Peretti, sin­da­co San Zeno: «Un par­co non crea pre­sup­posti con­tro l’esodo». Inter­ven­ti come il vil­lag­gio Albaré a Fer­rara, giu­di­cati spes­so «nocivi», «non vi sareb­bero tollerati e si fughereb­bero i tim­o­ri di chi ammin­is­tra il Baldo».

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