L'inquinamento chimico responsabile degli arrossamenti non spiega la presenza di colibatteri fecali nel torrente. Riva chiede alla provincia una mappatura esatta del corso d'acqua

Non soltanto di coloranti muore il Varone

05/11/2002 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Riva del Garda

La ric­ca col­orazione fuc­sia esi­bi­ta il giorno dei Mor­ti dal tor­rente Varone, se da una parte è servi­ta a rilan­cia­re vig­orosa­mente il tema del­l’in­quina­men­to del tor­rente, dal­l’al­tra non cos­ti­tu­isce l’u­ni­co dei prob­le­mi da affrontare e pos­si­bil­mente risol­vere. L’han­no fat­to notare i rap­p­re­sen­tan­ti rivani all’in­con­tro con la dot­tores­sa Maton­ti, incar­i­ca­ta di coor­dinare gli interventi.L’incontro, di natu­ra squisi­ta­mente tec­ni­ca, ser­vi­va a radunare intorno ad un tavo­lo tut­ti i sogget­ti in qualche modo inter­es­sati al prob­le­ma acque in maniera da ver­i­fi­care com­pe­ten­ze e dirit­ti di cias­cuno e pro­gram­mare quin­di il tipo di con­trib­u­to che ognuno è chiam­a­to ad offrire. La sede era quel­la gius­ta per offrire da rivani una con­sid­er­azione ovvia, con la sper­an­za che ven­ga accol­ta. L’in­quina­men­to da col­oran­ti, chi­unque ne sia respon­s­abile, non è cer­ta­mente fonte del­l’inequiv­o­ca­bile odore di mar­ci­ume che aleg­gia lun­go il trat­to urbano del tor­rente ed affligge par­ti­co­lar­mente l’Al­berel­lo. Nè la pre­sen­za di col­i­bat­teri fecali, denun­ci­a­ta dal rap­por­to provin­ciale sul­la qual­ità delle acque, può essere impu­ta­to ad un inquina­men­to di natu­ra chim­i­ca. Dunque la cen­trali­na di mon­i­tor­ag­gio instal­la­ta a cura del­la provin­cia subito a valle del ponte del­la Pasi­na, serve purtrop­po a poco. Il comune di Riva chiede due ulte­ri­ori inter­ven­ti: l’in­stal­lazione di una cen­trali­na all’in­gres­so del ter­ri­to­rio comu­nale, nel trat­to pianeg­giante sot­to l’ex Peloso, per ver­i­fi­care in che con­dizioni l’ac­qua entra nel ter­ri­to­rio comu­nale rivano; e poi una serie di anal­isi delle acque effet­tua­ta in cor­rispon­den­za di tut­ti gli scarichi esisten­ti nel tor­rente, in maniera da accertare da dove ven­ga scar­i­ca­to il liquame nero respon­s­abile degli odori e di lì risalire poi alla fonte del­l’in­quina­men­to. Risul­ta dif­fi­cile all’am­min­is­trazione ammet­tere che qual­cosa non fun­zioni nel sis­tema fog­nario rivano: oltre­tut­to in con­sid­er­azione del fat­to che nel trat­to in cor­rispon­den­za del nucleo più den­sa­mente abi­ta­to, il let­to del tor­rente è più alto del piano di cam­pagna e quin­di degli scarichi delle abitazioni. Nè può essere impu­ta­to il Varon­cel­lo, che, sem­mai dovesse rac­cogliere qualche scari­co fuori legge, si immette però nel rio Galan­zana dopo aver attra­ver­sato la piana del­la Pasi­na. Chiaro che a nes­suno inter­es­sa attiz­zare una cac­cia alla streghe. Altret­tan­to chiaro che sen­za una map­pa defin­i­ti­va, ver­rebbe da dire metro per metro, delle con­dizioni del tor­rente non sarà mai pos­si­bile elim­inare quel­lo che ormai è con­sid­er­a­to un dan­no ambi­en­tale. Di qui la sol­lecitazione alla provin­cia per­chè dispon­ga ques­ta map­patu­ra. I col­oran­ti rap­p­re­sen­tano un prob­le­ma dif­fer­ente, anche per­chè è dif­fi­cile pen­sare a qual­cuno che, a sca­den­ze abbas­tan­za ravvi­c­i­nate, rip­ulis­ca un po’ di barat­toli. Anche in quel caso comunque la soluzione esce dal­l’in­di­vid­u­azione del­lo scarico.