Ci vorrà del tempo prima che i coltivatori e produttori vitivinicoli della zona legata alla produzione del Lugana DOC riescano a suturare le ferite…

Non tutto è perduto

Di Luca Delpozzo

Ci vor­rà del tem­po pri­ma che i colti­va­tori e pro­dut­tori vitivini­coli del­la zona lega­ta alla pro­duzione del ries­cano a sutu­rare le ferite ripor­tate dalle loro colti­vazioni, e can­tine, a segui­to di quel inau­di­to for­tu­nale che ha por­ta­to dis­truzione in gran parte dei ter­ri­tori del bas­so Garda.Una situ­azione assai grave che potrebbe com­pro­met­tere anche il rac­colto del prossi­mo anno soprat­tut­to per le lesioni ripor­tate dai vit­ig­ni di Treb­biano di Lugana. Ma nel­la sfor­tu­na for­tu­nata­mente vi è anche una situ­azione di pos­i­tiv­ità soprat­tut­to per quan­to riguar­da la delle uve bianche del 2000. Se da una parte i vigneti han­no avu­to gravi dan­ni, dal­l’al­tra va det­to che l’ec­cezionale anda­men­to del­la sta­gione mete­o­ro­log­i­ca ha fat­to sì che le oper­azioni vendem­mi­ali di quest’an­no venis­sero antic­i­pate di una quindic­i­na di giorni rispet­to alle tradizion­ali date. E così, per stare al pas­so con il det­to “Dio vede, Dio provvede” in quel­la tremen­da ser­a­ta del 16 set­tem­bre sulle vigne rimanevano anco­ra ben pochi grap­poli da rac­cogliere in quan­to la mag­gior parte di uve, in par­ti­co­lare modo quelle a baca bian­ca, era­no già sta­ta rac­colte. Cer­to in alcune zone, quelle più col­pite e riferi­bili soprat­tut­to alla zona di Poz­zolen­go, un po’ il cuore del­la pro­duzione del Lugana DOC, i dan­ni riscon­trati sono sta­ti assai notevoli.Giustamente Francesco Arrigo­ni, esper­to enogas­tronomo, nel suo inter­ven­to a Poz­zolen­go, gius­to una set­ti­ma dopo il grave even­to ed in occa­sione del­l’in­con­tro imper­ni­a­to sul tema “Colline, vini e can­tine di Poz­zolen­go” — pre­sente anche fra i vari rela­tore il pres­i­dente del , avv. Francesco Ghi­ral­di -, ave­va esor­ta­to i pro­dut­tori a un una profi­cua e sol­i­dale coop­er­azione fra i più o meno col­pi­ti in modo che chi avesse una sovrap­pro­duzione pos­sa ced­erne una parte ai col­leghi sfor­tu­nati e, vicev­er­sa chi non avesse più disponi­bil­ità di Lugana DOC ind­i­rizzi l’ac­quirente ver­so quelle aziende con disponi­bil­ità com­mer­ciali. E tut­to questo con l’ob­bi­et­ti­vo comu­ni­tario di man­tenere alta l’im­mag­ine che il Lugana si è anda­to via via cre­an­do in questi ulti­mi anni rag­giun­gen­do i ver­ti­ci delle migliori, e pre­giate pro­duzioni nazion­ali ed internazionali.Già pri­ma del vio­len­to nubifra­gio gli stes­si pro­dut­tori, per ottimiz­zare ancor più la pro­duzione del Lugana Doc, tradizionale e “Supe­ri­ore”, ave­vano deciso di ridurre i quan­ti­ta­tivi di pro­duzione per ettaro con­sen­ti­ti e pre­visti dal­lo ste­so dis­ci­pli­nare por­tan­do la pro­duzione, con con­seguente dirada­men­to dei grap­poli, a 80 quin­tali per ettaro per le uve Treb­biane des­ti­nate alla pro­duzione del “Supe­ri­ore” e a 100 quin­tali per ettaro per quelle des­ti­na­ta al Lugana tradizionale.