Il pioniere dell’automobilismo che rilanciò la corsa Caprino-Spiazzi

Nonno Ferrari, 95 a tutto gas

31/10/2006 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Non­no Fer­rari, come tut­ti chia­ma­vano Sil­vio Fer­ri, desider­a­va che la sua casa alle Acque divenisse un ded­i­ca­to alle “rosse” e al suo ado­ra­to Enzo Fer­rari. Nel paese del­la cor­sa Capri­no-Spazzi, la sua rac­col­ta di foto con Niki Lau­da, Nigel Mansell, Ivan Capel­li, Schu­mach­er, l’amato Ayr­ton Sen­na e appun­to Enzo Fer­rari, sarebe una mar­cia in più. Invece quan­do il 24 mag­gio 2004, a 95 anni, Fer­ri morì las­cian­do la sua caset­ta a San­dro Pola­to, fonda­tore del Fer­rari club Capri­no Veronese «Sil­vio Fer­ri», la vil­let­ta fu ven­du­ta. Nel frat­tem­po anche San­dro Pola­to è venu­to a man­care e tutte quelle foto sono finite in tan­ti scat­oloni. A ricor­do di Non­no Fer­rari res­ta solo un’iscrizione.L’ultima fes­ta per il com­plean­no di Fer­ri, orga­niz­za­ta dal Comune il 15 novem­bre 2002, ave­va richiam­a­to accan­to a Sil­vio Fer­ri il gran mon­do di Maranel­lo. Al tavo­lo del­la sala con­sil­iare, arrivati per far­gli gli auguri, c’erano piloti, tec­ni­ci e l’amico Pietro Cor­ra­di­ni, mec­ca­ni­co in pista per la squadra corse Fer­rari dal 1970 al 1988, a cui Sil­vio Fer­ri ave­va dona­to la mit­i­ca Fiat 500 Bar­che­t­ta con cui nel 1947 ave­va parte­ci­pa­to alle . Per l’occasione quel reper­to stori­co fu por­ta­to in Piaz­za Stringa, espos­to a fian­co del­la Fer­rari di Albore­to, e non­no Fer­ri ci salì su un’ultima vol­ta. Era una mat­ti­na uggiosa, face­va fred­do e Vir­ginia Cristi­ni, che era cresci­u­ta accan­to a lui e lo ha poi accu­d­i­to nel­la vec­chi­a­ia, lo riac­com­pa­g­nò subito a casa, dove gli ave­va prepara­to una tavola imban­di­ta con la tovaglia, ovvi­a­mente, rossa. «Rac­cogliere le sue foto e mostrar­le a Capri­no sarebbe rie­vo­care un pezzet­to di sto­ria», dice Cristi­ni. «Sil­vio Fer­ri fu tra col­oro che più si bat­té per la ripresa del­la Capri­no-Spi­azzi, inter­rot­ta alla fine degli anni Set­tan­ta. Sul­la provin­ciale che por­ta a Spi­azzi, c’è una cur­va con una madon­ni­na. Sta dietro un can­cel­let­to rosso che Sil­vio mise quan­do suo fratel­lo morì investi­to da un camion e schi­ac­cia­to da un macig­no di mar­mo che ora è divenu­to il cip­po dell’edicola».Silvio Fer­ri, figlio di Gia­co­mo, di cui anda­va molto fiero «per­ché ave­va con­tribuito a costru­ire il forte San Mar­co nel 1885», ave­va inizia­to a lavo­rare come operaio da De Mas­sari a Coster­mano. Poi la pas­sione per i motori, dagli anni Ven­ti, lo fece diventare tas­sista. «Rac­con­ta­va dei per­son­ag­gi illus­tri che ave­va accom­pa­g­na­to ovunque e scat­tò foto di per­son­al­ità in gita sul », mostra Cristi­ni. Sposatosi «con la più bel­la del paese», Carmela Gia­co­mazzi, com­prò casa e andò a lavo­rare alla con­ces­sion­ar­ia Fiat di Domegliara.Una vita a tut­to gas. «Conob­bi Sil­vio Fer­ri ai gran pre­mi», ricor­da­va Pietro Cor­ra­di­ni, «quan­do disc­re­ta­mente si avvicinò ai box, a noi mec­ca­ni­ci e ai piloti. Poi incon­trò Enzo Fer­rari che divenne il suo mito». Rimar­cò Non­no Fer­rari pri­ma di morire: «Per me il grande Enzo ave­va un debole. Mi tene­va sem­pre accan­to durante le gare».Nonno Fer­rari girò mez­zo mon­do. «Ho vis­to 17 Sta­ti», disse un giorno a Capri­no «Sono sta­to anche in Amer­i­ca. Bel­la, ma niente a con­fron­to con il : non c’è nul­la che lo superi». Era il giorno del novantac­inques­i­mo com­plean­no e lui non era del suo umore. «Vedo davan­ti a me gli inferi», disse in un atti­mo di sco­ra­men­to. «Però mi piac­erebbe che ques­ta casa, questo cor­ri­doio con tutte le foto dei miei piloti restassero dove sono». Non potrà più essere così per­ché la sua casa è ora abi­ta­ta da qual­cun altro, ma alle­stire una mostra con quelle immag­i­ni sarebbe un bel ricor­do per tutti.

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