Basta una rapida indagine nei municipi gardesani per scoprire che Riva e Torbole, unici centri trentini del lago, sono in realtà i più preparati a fronteggiare il nuovo inquinamento contemporaneo: quello acustico.

Norme antirumore: come applicarle?

05/05/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Katia Toninelli

Bas­ta una rap­i­da indagine nei municipi garde­sani per sco­prire che Riva e Tor­bole, uni­ci cen­tri tren­ti­ni del lago, sono in realtà i più preparati a fron­teggia­re il nuo­vo inquina­men­to con­tem­po­ra­neo: quel­lo acus­ti­co. Ogni anno alber­ga­tori e gestori di pub e bir­rerie si scon­tra­no sul tur­is­mo “not­turno”. I pri­mi vor­reb­bero il silen­zio per il riposo dei pro­pri ospi­ti. I sec­on­di han­no fat­to del­la musi­ca uno stru­men­to dl lavoro, al quale diven­ta dif­fi­cile rin­un­cia­re anche in tar­da ser­a­ta. Rumori, musi­ca e dis­tur­bo, tre parole non sinon­ime, almeno non per tut­ti, e pro­prio per questo bisog­nose di una legge che ne spieghi il sig­ni­fi­ca­to. Battaglie tra pub­bli­co e pri­vate se ne sono viste diverse nel ’99. A Tor­bole le proteste sl ripetono ogni anno. A Mal­ce­sine i gio­vani del paese sono sce­si in piaz­za l’an­no scor­so per man­i­festare con­tro un’or­di­nan­za che dis­ci­plina­va l’u­so degli impianti musi­cali all’in­ter­no e all’ester­no degli eser­cizi pub­bli­ci. A , per gli stes­si motivi, alcu­ni eser­centi han­no vin­to il ricor­so fat­to al Tar con­tro l’am­min­is­trazione comu­nale. Riva, nonos­tante qualche dif­fi­cile con­viven­za in cen­tro stori­co, può anco­ra con­sid­er­ar­si fortunata.II prob­le­ma comunque si ripro­pone. Sono in pochi a conoscere (o com­pren­dere) vera­mente la legge 447/95 che det­ta le regole in tema d’in­quina­men­to acus­ti­co. I più dis­ci­plinati sono sicu­ra­mente i rivani. “La nor­ma­ti­va — spie­ga Zanel­li per la polizia munic­i­pale — e com­p­lessa e può essere mal inter­pre­ta­ta. II pri­mo lavoro da effet­tuare e quel­lo dei con­trol­li fono­metri­ci nei diver­si luoghi e peri­o­di. Non e cor­ret­to, infat­ti, par­lare di deci­bel e di inquina­men­to acus­ti­co, e non ten­er con­to dei rumori di fon­do. In realtà e dif­fi­cile adattare la nor­ma­ti­va vigente alle esi­gen­ze tur­is­tiche — con­tin­ua Zanel­li — la nos­tra econo­mia si basa sul tur­is­mo, pro­prio per questo abbi­amo un occhio di riguar­do per il prob­le­ma”. Una vol­ta accer­tati i para­metri ogni comune det­ta la pro­pria nor­ma­ti­va e fis­sa il numero di deci­bel lim­ite. Ciò che spet­ta poi agli eser­centi e pre­sentare una per­izia che cer­ti­fichi la rego­lar­ità delle emis­sioni sonore. In alcu­ni cen­tri del lago i gestori sono sta­ti incor­ag­giati a dotar­si di apparec­chia­ture cos­tose (un paio di mil­ioni) in gra­do di autolim­itare le emissioni.Un prob­le­ma uguale per tut‑ü, ma con soluzioni sem­pre dif­fer­en­ti. In Trenti­no, ad esem­pio, non viene fat­ta alcu­na dis­tinzione tra locale all’in­ter­no e plateati­co: la musi­ca, sal­vo deroghe, deve essere spen­ta alle 2. A Tor­ri e Mal­ce­sine il plateati­co va sgom­bra­to mez­z’o­ra o un’o­ra pri­ma del­la chiusura del locale. Altrove, infine, la nor­ma­ti­va e anco­ra tut­ta da inventare: a Peschiera, Lazise e Bar­dolino man­ca un’or­di­nan­za in materia.