Il Tribunale amministrativo regionale invita i progettisti a valutare anche il terreno sottostante. Il Tar dà ragione alla Soprintendenza: quello scavo va verificato

Nuova darsena, primo stop

22/04/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Federica Papetti

Il cantiere non è anco­ra sta­to aper­to, ma il prog­et­to di «Boat Rent» per la real­iz­zazione di una nuo­va darse­na sul lun­go­la­go di Moni­ga incon­tra il pri­mo stop del Tri­bunale ammin­is­tra­ti­vo regionale di Bres­cia. I giu­di­ci del Tar di via Mal­ta han­no respin­to il ricor­so del­la soci­età alla quale era sta­ta annul­la­ta la con­ces­sione dema­niale da parte del­la Soprain­ten­den­za nel feb­braio scor­so. A parere dell’Ente, dep­u­ta­to al con­trol­lo del­la rego­lar­ità delle pro­ce­dure con le quali viene con­ces­sa l’autorizzazione pae­sag­gis­ti­ca, il nuo­vo por­tic­ci­o­lo non sod­dis­ferebbe alcune esi­gen­ze rel­a­tive all’impatto ambi­en­tale delle escav­azioni nec­es­sarie sul fon­dale del lago. «La prete­sa con­for­mazione non roc­ciosa non tro­va riscon­tro nelle fotografie prodotte — speci­fi­ca l’ordinanza del Tri­bunale ammin­is­tra­ti­vo regionale — dato ril­e­vante poichè uno sca­vo malac­cor­to in pro­fon­dità può deter­minare un’erosione o un anom­alo ampli­a­men­to del­la riva». Nonos­tante l’esito teori­co del con­tenzioso, l’avvocato Alessan­dro Asaro, rap­p­re­sen­tante del­la soci­età ricor­rente, si dichiara sod­dis­fat­to. «Con questo provved­i­men­to il Tar non ha boc­cia­to l’intero prog­et­to — osser­va Asaro — ma ha solo accolto alcu­ni rilievi espres­si dal­la Soprain­ten­den­za, in mer­i­to appun­to alla dis­tan­za bat­ti­met­ri­ca del­la darse­na, lo spazio cioè tra il man­u­fat­to e l’inizio del­la riva. Sarebbe suf­fi­ciente mod­i­fi­care leg­ger­mente il prog­et­to e l’ostacolo è subito scav­al­ca­to». Il legale, però, dovrà decidere nei prossi­mi giorni se ricor­rere in appel­lo al Con­siglio di Sta­to o rifor­mu­la­re, nei det­tagli con­tes­ta­ti, le planime­trie del por­tic­ci­o­lo. In altre parole le cen­sure del Tar non riguardereb­bero tutte le tav­ole pre­sen­tate, quin­di non inve­stireb­bero la costruzione del­la darse­na nel suo insieme, ma solo i par­ti­co­lari sot­to­lin­eati dall’ordinanza del Tri­bunale ammin­is­tra­ti­vo. Una vol­ta risolte tali ques­tioni giuridiche, accan­to al vec­chio por­to del Comune lacus­tre potrebbe sorg­ere un nuo­vo por­to, strut­tura­to su un passeg­gia­ta acces­si­bile al pub­bli­co che «riqual­i­fi­ca» parte del­la cos­ta fino al ricovero dei natan­ti, ove si svol­gerebbe l’attività di noleg­gio gesti­ta dal­la ricor­rente. Pier­pao­lo Bonet­ti legale rap­p­re­se­n­atante di «Boat Rent» è un po’ sor­pre­so dell’esito, vis­to che con suoi tec­ni­ci ha cura­to ogni det­taglio per riqual­i­fi­care l’area, avu­ta in con­ces­sione dal Comune per i prossi­mi ven­ticinque anni. «Abbi­amo volu­to rispettare la speci­ficità dell’ambiente — spie­ga Bonet­ti — curan­do persi­no la qual­ità delle essen­ze arboree da col­lo­care nel­la zona verde, elim­i­nan­do il cemen­to in favore di pietra e scogli, mate­ri­ali più cos­tosi ma esteti­ca­mente più bel­li». Il prog­et­to del nuo­vo por­tic­ci­o­lo con tan­to di passeg­gia­ta e riem­pi­men­to del­la vec­chia inse­n­atu­ra, dove adesso l’acqua ristagna cre­an­do notev­ole degra­do, investe una zona vin­co­la­ta da un decre­to del 1976. Il provved­i­men­to emes­so per tute­lare «la com­po­sizione mor­fo­log­i­ca del ter­ri­to­rio carat­ter­iz­za­to dall’alternanza di ric­chi uliveti e dalle lente ondu­lazioni che scen­dono dalle colline moreniche ad anfiteatro ver­so le sponde del lago» speci­fi­ca anche l’oggetto di tale sal­va­guardia. «Il pre­gio di tale pae­sag­gio — recita la legge — è cos­ti­tu­ito da panora­mi godi­bili da spon­da a sponda».Questo è il con­tenu­to pre­ciso del vin­co­lo che a parere del legale rap­p­re­sen­tante del­la soci­età ricor­rente è pien­amente rispet­ta­to dall’accortezza delle soluzioni adot­tate. Osser­vazione non smen­ti­ta dal Tar, che insiste però, in accogli­men­to di uno dei rilievi del­la Soprint­en­den­za, sul­la neces­sità di ulte­ri­ori stu­di tec­ni­ci sui fon­dali. Nel caso di even­tu­ali ced­i­men­ti a causa delle escav­azioni ne risen­tirebbe pro­prio il pae­sag­gio sopras­tante. Il legale del­la soci­età rib­adisce che in questo caso il «Tar ha inter­pre­ta­to il vin­co­lo tenen­do in cosider­azione il ter­rreno sot­to la super­f­cie del lago », moti­vo per il quale adesso si trat­ta di ver­i­fi­care i tem­pi di un even­tale ricor­so in appel­lo o la parziale ret­ti­fi­ca del progetto.