Era successo mesi fa sempre nel rio Giordano, al Frassino, domenica il fenomeno è stato più grave

Nuova moria di pesci nell’oasi

Di Luca Delpozzo
Giuditta Bolognesi

Un’ impo­nente moria di pesci nel rio Gior­dano, il prin­ci­pale afflu­ente del laghet­to del Frassi­no, indi­vid­u­a­to dall’Unione Euro­pea come Sito di impor­tan­za comu­ni­taria IT3210003. Il fenom­e­no è sta­to ril­e­va­to domeni­ca scor­sa da Manuela For­men­ti, respon­s­abile del­la sezione veronese del Wwf, che lo ha imme­di­ata­mente seg­nala­to per iscrit­to a Comune, Provin­cia e Arpav.«Purtroppo non è la pri­ma vol­ta che reg­is­tri­amo un sim­i­le episo­dio. L’ultima moria si era ver­i­fi­ca­ta qualche mese fa, ma si era trat­ta­to di un’ entità decisa­mente infe­ri­ore a ques­ta», spie­ga l’ambientalista, che domeni­ca era al laghet­to per uno dei soli­ti con­trol­li sui siti verone­si inser­i­ti nel­la «Rete natu­ra 2000».«Passeggiando lun­go la riva del laghet­to abbi­amo vis­to i pesci mor­ti nel rio Gior­dano; dal pun­to in cui questo si immette nel Frassi­no siamo risal­i­ti a pie­di sino a dove il rivo è vis­i­bile e la moria, che ha riguarda­to soprat­tut­to scar­dole e qualche cavedano, era riscon­tra­bile lun­go tut­to questo per­cor­so». «Lunedì», pros­egue nel reso­con­to Manuela For­men­ti, «sono tor­na­ta a vedere la situ­azione: i pesci più pic­coli si era­no sed­i­men­tati sul fon­do e a gal­leg­gia­re era­no rimasti solo i più grossi. L’impressione che ho avu­to è che ci fos­se una sostan­za di tipo oleoso sul pelo dell’acqua, ma non pos­so esserne cer­ta». Il rio Gior­dano nasce a monte del­la local­ità Broglie di Peschiera. Scorre per un breve trat­to in Lom­bar­dia per rien­trare quin­di in Vene­to, poco sot­to la stes­sa frazione; anco­ra qualche trat­to all’aperto e quin­di viene intu­ba­to e così attra­ver­sa pri­ma la zona indus­tri­ale e poi l’autostrada.«Da sot­to l’autostrada», riprende la For­men­ti, «il Gior­dano tor­na a cielo aper­to e pros­egue attra­ver­so i campi sino al suo ingres­so nel laghet­to del Frassi­no. Ciò sig­nifi­ca che i pun­ti di crit­ic­ità sono molti e pro­prio per questo sarebbe nec­es­sario effet­tuare delle anal­isi per capire quale è sta­ta la ragione dell’inquinamento che ha causato la moria di pesci. Anche per­ché cre­do sia impor­tante e doveroso ver­so questo habi­tat così prezioso ver­i­fi­care se esistono dei pre­sup­posti che potreb­bero deter­minare il ripeter­si del fenomeno».La respon­s­abile del­la sezione Wwf di Verona ha chiesto di essere mes­sa a conoscen­za «dei risul­tati delle anal­isi e delle azioni che gli enti in ind­i­riz­zo inten­dono approntare».«Il nos­tro uni­co inter­esse è la sal­va­guardia di questo habi­tat; per questo abbi­amo infor­ma­to gli enti pre­posti alla tutela del sito, con i quali siamo pron­ti a col­lab­o­rare al meglio di come pos­si­amo. Per­ché l’obiettivo che, cre­do, ci acco­mu­na tut­ti», con­clude Manuela For­men­ti, «è sal­va­guardare l’oasi del Frassino».