Gli speleologi Cuccato e De Angelis lanciano un appello: «Ci serve aiuto per portare avanti la ricerca». Scoperto un collegamento subacqueo che parte dall’Abisso San Zeno

Nuova «via» tra lago e Baldo

03/01/2007 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Barbara Bertasi

Scop­er­to un per­cor­so speleo-sub­ac­queo che col­legherebbe il Monte al , un luo­go incan­ta­to qua­si sospe­so tra sto­ria e mito: si tro­va nell’Abisso San Zeno, che si apre nel­la mon­tagna a 125 metri d’altezza sopra all’eccezionale venu­ta alla luce nel 2004 amplian­do il cimitero di Castel­let­to, dietro la chiesa di San Zeno de l’Oselet. Quan­do piove molto dall’anfratto sca­tur­isce un tor­rente da cui i romani dove­vano attin­gere acqua pota­bile, un dono prezioso che gli antichi vol­e­vano fos­se cus­todi­to e ani­ma­to da ninfe, dee minori che popola­vano i boschi, i mon­ti e le acque che qui, appun­to, si ricongiungono.Scoperto negli anni ’80 dal Club alpino ital­iano (Cai) Verona, l’Abisso S. Zeno svela ora nuovi seg­reti. L’ultima esplo­razione di tre volon­tari del Grup­po attiv­ità spele­o­log­i­ca veronese (Gasv) ha evi­den­zi­a­to che, oltre il pri­mo cuni­co­lo già aper­to, se ne apre un altro e poi un altro anco­ra oltre al quale si schi­ude uno stu­pen­do laghet­to che si con­quista solo immer­gen­dosi con bom­bole d’aria, muta e pinne e le cui acque celano altre vie per­lus­tra­bili. È un mon­do a parte, che gli spele­olo­gi han­no puli­to e reso sicuro augu­ran­dosi di ren­der­lo acces­si­bile ad altri appassionati.«Da sem­pre nel­la spele­olo­gia veronese si è cer­ca­to un col­lega­men­to per­cor­ri­bile che col­le­gasse il lago di Gar­da con il Monte Bal­do, per­ché l’acqua pio­vana, pas­san­do attra­ver­so cuni­coli car­si­ci sot­ter­ranei ali­men­ta le falde del lago», esor­disce la spele­olo­ga Alfon­si­na Cuc­ca­to che, con Andrea De Ange­lis di Bus­solen­go e un altro esper­to, ha lavo­ra­to alla grot­ta. Con­tin­ua: «Sul ver­sante ovest del Bal­do ci sono vari esem­pi di grotte d’assorbimento ad alta quo­ta come il “Bus delle tac­cole” (a 1900 metri di quo­ta sot­to il rifu­gio Telegrafo), il “Poz­zo delle buse” (sul ver­sante sin­istro di Val Trovai), la Cervi (vici­no alla chieset­ta di San Bar­tolomeo ver­so Pra­da)», spie­ga Cuc­ca­to. «La “Tanel­la” a Bren­zone e il fiume Aril, il più cor­to d’Italia, sono invece esem­pi di fuo­rius­cite». «Pro­prio l’Aril», con­tin­ua l’esperta, «con la sua notev­ole por­ta­ta di acqua ha sug­ger­i­to l’idea di un pos­si­bile con­dot­to per­cor­ri­bile dall’uomo, che col­leghi il lago alla mon­tagna. Ma l’Aril non ha ques­ta carat­ter­is­ti­ca, dato che l’acqua fil­tra attra­ver­so il detri­to e non ci sono pareti che la con­tengano. Ques­ta nuo­va esplo­razione ha invece ria­per­to le nos­tre sper­anze», pre­cisa De Ange­lis, «la grot­ta ha un poz­zo ver­ti­cale e dall’ingresso parte il let­to del tor­rente che pas­sa a fian­co del cimitero. Quan­do cade piog­gia abbon­dante, il liv­el­lo dell’acqua nel­la grot­ta sale fino a tra­boc­care nel suo alveo per scen­dere a valle e get­tar­si nel lago».Il cuni­co­lo legherebbe dunque il Bal­do al lago per­ché, sec­on­do gli spele­olo­gi, la grot­ta potrebbe pros­eguire nel­la mon­tagna ben oltre la sezione da loro esplo­rata. «Il Cai Verona superò un pri­mo pic­co­lo sifone a 15 metri di pro­fon­dità, ma poi la grot­ta fu abban­do­na­ta», ricor­dano. Fu persi­no usa­ta per get­tarvi rifiu­ti dal­la stra­da sovras­tante fino a che, nel 2005, tre spele­olo­gi han­no inizia­to a pulir­la. Entran­do si sono resi con­to del­la neces­sità di met­tere in sicurez­za il per­cor­so con­sol­i­dan­do i detri­ti e sono par­ti­ti con la nuo­va campagna.Superato il pri­mo sifone di cir­ca 6 metri, dove c’è un camino con colate di cal­cite (sta­lat­ti­ti e sta­lag­mi­ti) il cui stil­li­cidio costante ha cre­ato una poz­za, lo speleo­sub si immerge. «Si riemerge in un laghet­to di cir­ca ven­ti metri qua­drati dove l’acqua traspar­ente ha fan­tas­ti­ci rif­lessi tur­chi­ni», rac­con­ta De Ange­lis. Dato che il liv­el­lo del lago è man­tenu­to costante dal defluire delle acque attra­ver­so una fes­sura lat­erale, gli spele­olo­gi han­no deciso di per­cor­rerla in sub­ac­quea per qualche metro, facen­do così la loro scoperta.«Risalendo la stret­toia ci tro­vi­amo, incred­i­bil­mente, in una nuo­va sala aerea, un spazio ampio che si apre ver­so l’alto e la cui super­fi­cie è addirit­tura di una cinquan­ti­na di metri qua­drati», dice De Ange­lis, «le pareti sono ver­ti­cali per cui, non poten­do uscire dall’acqua, ci immer­giamo anco­ra e pros­eguiamo. A 15 metri tro­vi­amo un’altra stret­toia attra­ver­so cui il con­dot­to pros­egue anco­ra: pro­prio questo ci ha sug­ger­i­to l’idea che la grot­ta con­tinui nel Baldo».E Cuc­ca­to pre­cisa: «Ora vor­rem­mo fare tut­ti gli accer­ta­men­ti del caso, anzi, è nec­es­sario far­li, per­chè siamo cer­ti di essere sul­la buona stra­da. Questo è l’unico caso di attra­ver­sa­men­to di un sifone con risali­ta in una sala aerea esistente sul lago di Gar­da, meri­ta tut­ta l’attenzione che si può dare». E incalza: «Pros­eguire richiede però attrez­zatu­ra adegua­ta, molte immer­sioni, staff d’aiuto per gli speleo sub. Spe­ri­amo così che il Comune ci aiu­ti, davvero, riconoscen­do il val­ore di questo gioiel­lo raro che vor­rem­mo ren­dere vis­i­bile ad altri». E chi­ude: «Questo è anche un luo­go preg­no di sto­ria: pen­si­amo al ruo­lo avu­to in pas­sato da ques­ta grot­ta e dal tor­rente. I romani attingevano acqua dalle sor­gen­ti e ques­ta dove­va essere la fonte anche per chi abita­va la vil­la trova­ta sot­to il cimitero. Non è il caso di pros­eguire le ricerche?».

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